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Russia: il complicato anniversario della fine della guerra

In Russia, il passato si fa strumento politico per plasmare il futuro. Si tratta di un processo comune a quei paesi dove la definizione dell’identità nazionale è ancora in fieri e, spesso, contesa. E così la posticipazione della monumentale parata militare per celebrare

Eventi celebrativi e parate per la fine di quella che i russi chiamano “Grande guerra patriottica” avvengono di solito in tutto il paese e in molti paesi dell’ex Unione Sovietica. La famosa “parata della vittoria”, nella Piazza Rossa di Mosca, ha sempre rivestito un’importanza significativa: migliaia e migliaia di persone sfilano lungo il centralissimo viale Tverskaya nella cosiddetta

, istituita nel 2012, dove i partecipanti espongono le foto di un parente che ha combattuto contro le truppe naziste. Anche il presidente russo Vladimir Putin ha spesso preso parte alla sfilata con un ritratto di suo padre.

(anch’esso posticipato, causa pandemia) sugli emendamenti costituzionali che, tra le altre cose, permetterebbero a Putin di “azzerare” i suoi mandati precedenti e, potenzialmente, restare al potere fino al 2036. Insieme alla sferzata di patriottismo che il Cremlino contava di ispirare nei cittadini, sempre più alle prese con un’economia stagnante, la parata avrebbe dovuto anche lanciare un messaggio forte sulladella Russia dopo l’annessione della Crimea nel 2014 e l'introduzione delle sanzioni occidentali tuttora in vigore. Infatti, i capi di 17 stati – tra cui India, Cuba e Venezuela – avevano dichiarato che avrebbero partecipato quest'anno, ma l’ospite d’onore sarebbe sicuramente stato il presidente della Repubblica francese Emmanuel Macron, che aveva garantito la sua partecipazione, tra i

D’altronde, l’interpretazione di avvenimenti storici quali la Seconda guerra mondiale, ma anche il crollo dell’Unione Sovietica o il giudizio sull’eredità di quest’ultima, è sia un tema controverso nel dibattimento politico intimo, ma anche

. A livello intimo, negli anni la presidenza di Putin ha fatto sempre maggior ricorso alla "politica della memoria" esercitando sempre più controllo sui dibattiti storici, sia accademici che mediatici. Ne è modello l’istituzionalizzazione da parte dell’allora presidente Dmitri Medvedev della Commissione presidenziale per contrastare la falsificazione della storia a danno della Russia, e che tra il 2009 e il 2012 fu guidata dall'ex ufficiale del KGB, Sergey Naryshkin. Il compito della Commissione era didi alcuni momenti chiave della storia russa, attraverso il monitoraggio di pubblicazioni sia russe che straniere. Inoltre, la Commissione svolgeva attività di vera e propria censura verso quegli storici russi considerati “revisionisti”, così come di mera propaganda. La Commissione ha cessato le proprie attività, ma il tentativo governativo di definire e diffondere narrative storiche ufficiali continua.

Una valutazione equilibrata del passato sovietico è frutto anche della narrativa ufficiale che contrappone dicotomicamente l'ordine che gli anni di governo di Putin hanno effettivamente rappresentato, rispetto al caos che ha segnato il periodo attorno alla rivoluzione russa, così come gli anni Novanta, quelli della transizione di Eltsin. Questo ha determinato, tra le altre cose, celebrazioni per il centenario della rivoluzione del 1917 piuttosto “sottotono” rispetto alla portata epocale dell’evento e accuse a Putin dinel nome del patriottismo e del culto della stabilità.

Interpretazioni della storia discordanti e usi politici della stessa hanno determinato non poche controversie tra Mosca e molti paesi dell’ex URSS o che rientravano nel blocco sovietico, come la Polonia. Il 2012, l'anno di inizio del terzo mandato presidenziale di Putin, è stato dichiarato “anno della storia”, introducendo feste nazionali per la ricorrenza dicome il 1612 – quando vennero espulsi i polacchi dal Cremlino –, e ha segnato l’aumento di tensioni con i paesi vicini su alcune vicende storiche. A seguito di quello che Mosca considera “colpo di stato” in Ucraina – che Kiev chiama invece “rivoluzione della dignità” – nel 2013-14, molti media russi hanno iniziato a

(ancora oggi celebrati da settori estremisti della società ucraina), rei di aver collaborato con Hitler e di aver commesso atrocità contro russi, ebrei e polacchi. Lo scorso gennaio, invece, hanno fatto scalpore le dichiarazioni provenienti dalla Polonia contro la Russia, accusata di essere responsabile dello schianto della Seconda guerra mondiale e di aver commesso crimini di guerra contro il popolo polacco durante e dopo il conflitto. Si tratta di accuse che hanno generato

. Anche i leader dei tre stati baltici hanno chiesto, in una dichiarazione congiunta, "verità e giustizia" per i crimini dell'era comunista e per le “responsabilità di Mosca” per lo schianto della guerra.

. Queste accuse sono percepite quindi come attacchi politici diretti non solo all’URSS di ieri, ma anche e soprattutto alla Russia di oggi, e sono pertanto destinate a pesare sul presente e futuro delle relazioni di Mosca con molti dei suoi paesi vicini.