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Oltre Kavkaz-2020: qual è lo stato delle forze armate della Russia?

Come ogni anno, anche in questo 2020 la Russia ha condotto la propria tradizionale esercitazione militare di livello strategico. L’evento, denominato Kavkaz-2020, ha avuto luogo tra 21 e 26 settembre nel Distretto Militare Sud, il quale si estende sul territorio del Caucaso meridionale fino ad includere Crimea e parte di Mar Nero e Mar Caspio. Complice il fatto che non abbia coinvolto la mobilitazione di truppe a ridosso dei membri (centro)orientali della NATO, quest’esercitazione non ha suscitato grande interesse da parte di esperti e commentatori (italiani) — i quali d’altronde non mancano di argomenti di conversazione in questa caotica annata

. Infine, quanto notato in queste sezioni servirà a trarre alcune conclusioni circa lo stato, le capacità, e gli utilizzi possibili delle FA russe.

Kavkaz-2020: aspetti militari e politici

. Nella prima fase, il personale di comando ha pianificato le operazioni da condurre nello scenario fittizio proposto per l’esercitazione. Lo scopo era quello di ideare un piano capace di portare al successo militare sull’avversario nel modo più efficace ed efficiente, limitando l’escalation (verticale ed orizzontale) del conflitto e dunque ristabilendo il controllo su quelle porzioni di territorio russo oggetto di ipotetica contesa. Nella seconda fase, quanto pianificato è stato messo in pratica — testando le capacità di comando degli ufficiali, la preparazione dei soldati e lo stato dell’hardware militare tramite manovre ed azioni di fuoco del tutto simili a quelle di un conflitto reale. Rapidità decisionale, efficacia esecutiva, coordinazione inter-forze e interoperabilità con gli alleati sono stati i principali oggetti di valutazione di Kavkaz-2020. Secondo dati ufficiali 80.000 individui avrebbero preso parte all’esercitazione; di questi, solo 12.900 sarebbero personale armato. Tuttavia, è altamente probabile che, come nelle annate precedenti, report di intelligence e analisi successive provino una partecipazione più estesa, intorno alle 100.000 unità.

. Nuova Delhi conduce frequenti esercitazioni militari al fianco della Russia e degli altri membri della Shanghai Cooperation Organisation (SCO) e quest’anno avrebbe dovuto contribuire a Kavkaz con circa 200 unità. Al termine di agosto, tuttavia, il Ministero della Difesa indiano ha annunciato il proprio ritiro, adducendo a giustificazione le difficoltà logistiche ed i rischi per la salute dovuti alla pandemia di COVID-19. Il reale motivo non dichiarato però è credibilmente riconducibile alle dispute territoriali con Pechino che sono (ri)esplose durante l’estate. Per quanto concerne la Russia, l’assenza indiana non segnala dunque un raffreddamento delle relazioni bilaterali, quanto piuttosto un’ulteriore inconveniente delle attività sul tavolo multilaterale della SCO — già segnato dall’atavica disputa tra India e Pakistan. Tale contesto offrirà a Mosca l’opportunità di testare ancora una volta le proprie capacità di mediazione internazionale. 

La serie storica delle esercitazioni Kavkaz

 Quella di quest’anno è la quarta edizione di Kavkaz nel periodo di riferimento — con precedenti nel 2009, 2012 e 2016. Le quattro edizioni sono innanzitutto accomunate dalla pratica di uno scenario che prende suggerimento dalle esperienze russe in Cecenia (1994-1996 e 1999-2000) e Georgia (2008). In termini di Difesa, quest’area presenta a Mosca tre problemi principali: primo, la presenza di forti istanze separatiste, motivate da rivendicazioni etno-nazionaliste e religiose (islamiste); secondo, la adiacenza geografica al Medio Oriente, che espone i (porosi) confini meridionali della Russia all’instabilità di quella regione; e terzo, lo spettro dell’avanzamento occidentale nella propria ‘area di interessi privilegiati’, via Georgia e Ucraina. Lo scenario fittizio tipico di Kavkaz riflette tali preoccupazioni; tutte le edizioni, infatti, hanno simulato conflitti che, partendo dalla conduzione di operazioni di anti-terrorismo in un contesto locale, si ampliavano a livello regionale con l’intervento più o meno diretto di potenze esterne.

. Le esercitazioni mostrano pure che l’accento russo sulla componente terrestre si basa su di un utilizzo offensivo e dinamico di mezzi corazzati in scontri ravvicinati durante i quali si ricerca il vantaggio numerico sull’avversario — secondo uno stile bellico reminiscente del secolo passato, piuttosto che di quello a venire. Il carattere inter-ministeriale delle operazioni russe merita altrettanta attenzione, dimostrando l’intenzione di dispiegare in missioni belliche (offensive) non soltanto le FA in senso proprio, ma anche le forze di sicurezza interna. Si noti però che esse non sarebbero assegnate alla linea di fronte ma al controllo delle retrovie e dei territori conquistati, combattendo eventuali sacche di resistenza irregolare. Tale pare un compito particolarmente rilevante nel contesto caucasico.

Le quattro edizioni di Kavkaz presentano anche alcune discontinuità. Lungi dall’essere elemento negativo, esse dimostrano un miglioramento generale delle capacità militari russe. Un primo elemento riguarda l’ampiezza dei contingenti impiegati. Le esercitazioni del 2009 e 2012 videro la partecipazione di un contingente relativamente esiguo composto da 8.000-9.000 unità. Sebbene questi numeri fossero sufficienti a riprodurre in scala un’operazione di respiro strategico e dunque assolvere alla missione dell’esercitazione, di fatto ciò che testimoniarono fu piuttosto la ridotta capacità russa di mobilitare e concentrare forze in un singolo distretto. Kavkaz-2016 ha presentato una fotografia diversa. Fonti ufficiali comunicarono il dispiegamento di 12.500 soldati russi ma, stando ad alcuni analisti, il conto reale si sarebbe attestato intorno alle 120.000 unità. Ciò significa che la Russia da sola è capace di mobilitare nel giro di poche settimane un contingente parziale pari allo sforzo massimo di alcuni membri dell’Alleanza Atlantica. Condizione necessaria per il raggiungimento di tale scopo è l’esecuzione di ponti logistici di lungo raggio — capacità della quale le FA russe hanno dato prova durante Kavkaz-2016, convogliando nel Caucaso uomini e mezzi appartenenti ad altri distretti militari. Per quanto la vastità del territorio della Federazione continuerà a costringere la libertà di manovra delle FA russe (nei distretti centrale ed orientale, in particolare), oggi Mosca dimostra di avere assimilato una capacità logistica senza dubbio maggiore rispetto al decennio precedente.

Esercitazioni strategiche e capacità militari russe

. Inoltre, altri tre dati emergono con chiarezza.

Primo, l’aumento costante sia della complessità del Command and Control (C2) esercitato, sia del potenziale militare delle FA russe. Ciò è segnalato da una serie di fattori quali: l’innalzamento del rango delle esercitazioni da operativo-strategico a strategico (2011); il crescente numero di truppe coinvolte, secondo la stessa tendenza di Kavkaz; la maggior varietà di truppe coinvolte, toccando tutti i domini della guerra; l’estensione dell’area geografica toccata dalle manovre militari; in generale, l’incremento della complessità delle operazioni condotte.

Ciò conduce ad una terza, ultima osservazione. Sia le tempistiche delle esercitazioni strategiche, sia il crescente numero di ‘ispezioni’ — esercitazioni lampo, condotte con brevissimo preavviso — lasciano intendere un’elevata attenzione da parte di Mosca alla cosiddetta combat readiness, ossia alla capacità delle FA di passare dallo stato di pace allo stato di guerra in modo rapido ed efficiente. Tipicamente questo desiderio si spiega con la volontà di fare propri i vantaggi dell’iniziativa e della sorpresa — formidabili moltiplicatori di forza per chi, come la Russia, si troverebbe a dover combattere contro avversari qualitativamente (Occidente) o quantitativamente (Cina) avvantaggiati.

Conclusione

Quanto contenuto in questa pubblicazione è frutto della ricerca privata ed particolare dell’autore e non riflette necessariamente la posizione ufficiale di SHAPE, della NATO e dei membri dell’Alleanza.

[1] Tale non fu il caso di Zapad-2017. Si veda: Fasola, N. Zapad 2017: How should the West respond? European Security Spotlight, no. 3/2017. Institute of International Relations. 22 maggio 2017.

[2] Bartles, C. K. (2018). Preparation and Conduct of Military Actions in Local Wars and Armed Conflicts [book review]. Russian Studies Series, no. 3 (2018). NATO Defense College, p. 5.

[3] Dopo il crollo dell’Unione Sovietica, Mosca reintrodusse la pratica delle esercitazioni militari di livello strategico-operativo nel 2000, come parte del primo pacchetto di rilancio delle proprie FA. Ai fini di questo articolo, tuttavia, si considereranno soltanto le esercitazioni compiute dal 2008 in avanti. Le riforme degli anni 2000-2007, infatti, ebbero risultati contrastanti e le esercitazioni militari di allora riflettono le contraddizioni del tempo, più che un piano di Difesa coerente; la loro utilità per comprendere la Russia contemporanea è limitata. Diversa sarà invece la condizione a parte dall’anno 2008, quando, con il lancio delle cosiddette ‘riforme di Seryukov’, le FA russe si incammineranno lungo il processo di riforma che le porterà ad essere ciò che oggi sono. Pertanto, guardare alle esercitazioni militari condotte durante questo periodo aiuta a cogliere alcune caratteristiche fondamentali del dispositivo militare del quale la Russia s’è voluta dotare. Sul tema della riforma militare russa, si vedano: Renz, B. & Thornton, R. Russian Military Modernisation. Problems of Post-Communism, vol. 59, no. 1 (2012), pp. 44-54; Zysk, K. “Russia”, in: Meijer, H. & Wyss, M. (ed.) (2018). The Handbook of European Defence Policies and Armed Forces. Oxford University Press, pp. 87-106.

[4] Per note ufficiali circa Kavkaz-2020 si veda la pagina dedicata sul sito del Ministero della Difesa russo.

[5] Si vedano, ad modello, i seguenti comunicati rilasciati dalla TASS: Russian S-400, Pantsir-S systems repel air and missile strike at Kavkaz-2020 drills. 22 settembre 2020; Flamethrower teams destroy 50 armored targets during Kavkaz-2020 exercise. 23 settembre 2020); Msta-S self-propelled guns hit targets at distance of 15 km during Kavkaz exercise. 23 settembre 2020; Bal system copes with cash of sinking enemy ship in Caspian Sea during Kavkaz exercise. 23 settembre 2020.

[6] TASS. Swarm of drones used in Kavkaz-2020 exercise first time against enemy forces. 24 settembre 2020.

[7] Bendett, S. Major Trends in Russian Military Unmanned Systems Development for the Next Decade. Mad Scientist Laboratory. 23 gennaio 2020.

[8] TASS. India withdraws from Kavkaz-2020 international drills in Russia. 30 agosto 2020.

[9] Kjellén, J. & Dahlqvist, N. “Russia’s Armed Forces in 2019”, in: Westerlund, F. & Oxenstierna, S. (ed.) (2019). Russian Military Capability in a Ten-Year Perspective — 2019. Swedish Defence Research Agency, pp. 23-58.

[10] Norberg, J. Training for War — Russia’s Strategic-level Military Exercises 2009-2017. Swedish Defence Research Agency (2018); Ruiz Palmer, D.A. Theatre Operations, High Commands and Large-scale Exercises in Soviet and Russian Military Practice: Insights and Implications. Fellowship Monograph, no. 12 (2018). NATO Defense College.

[11] Durante le esercitazioni nel Distretto Militare Occidentale (Zapad) la Marina gioca un ruolo che va ben oltre il semplice supporto alle forze di terra. Oltre a a portare a termine tutto lo spettro di operazioni marittime convenzionali, le forze navali (nello specifico, la Flotta del Nord) conducono anche operazioni di deterrenza nucleare. In questa sede è bene non aprire la questione delle intenzioni d’uso delle armi nucleari da parte di Mosca — tema che merita invece una trattazione separata. A riguardo, si vedano tra gli altri: Adamsky, D. Nuclear Incoherence: Deterrence Theory and Non-Strategic Nuclear Weapons in Russia. Journal of Strategic Studies, vol. 37, no. 1 (2014), pp. 91-134; Tertrais, B. Russia’s Nuclear Policy: Worrying for the Wrong Reasons. Survival, vol. 60, no. 2 (2018), pp. 33-44; Kofman, M. & Fink, A.L. Escalation Management and Nuclear Employment in Russian Military Strategy. War on the Rocks. 23 giugno 2020.

[12] Dominioni, S. & Tafuro Ambrosetti, E. (ed.). Framing Russian Hybrid Warfare. Istituto per gli Studi di Politica Internazionale. 4 luglio 2020.

[13] Norberg, J. & Goliath, M. “The fighting power of Russia’s Armed Forces in 2019”, in: Westerlund & Oxenstierna (2019), op. cit., pp. 59-74.

[14] TASS. Slavic Brotherhood-2020 drills to be held on September 14-25 in Belarus. 13 settembre 2020; Russia, Belarus train to repel military aggression against Union State. 26 settembre 2020.

[15] Tafuro Ambrosetti, E. (ed.). Elections in Belarus: How Different This Time? Istituto per gli Studi di Politica Internazionale. 5 agosto 2020.