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Coronavirus in Russia: guerra al contagio o all'informazione?

Un virus fatale emerse all’improvviso in una regione, propagandosi rapidamente a livello generale. Mentre i medici si affannavano a cercarne le origini e, soprattutto, la cura, una teoria si faceva strada in tutto il mondo e si consolidava soprattutto in certi ambienti: il virus era in realtàsegreta volta a sviluppare una potente arma biologica.

campagna di disinformazione – probabilmente la più famosa – sull'HIV/AIDS orchestrata dal KGB, il servizio di intelligence sovietico all'inizio degli anni '80. Secondo il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti d’America e la task force East StratCom del Servizio europeo per l'azione esterna, ripresi da vari media italiani e internazionali, oggi ci troveremmo di fronte allo stesso sforzo mirato e sistematico della Russia di

, seminare il panico e la sfiducia nei cittadini e rendere più difficile la gestione della pandemia. Anche stavolta l’origine del virus sarebbero i laboratori statunitensi o britannici. Una strategia apparentemente coerente con l'uso di teorie cospirativiste da parte di canali governativi russi quali RT come unosul Covid-19 non provengono, però, solamente dalla Russia. Anche alcuni media iraniani legati al governo, come PressTV – un servizio di notizie in inglese e francese – stanno sostenendo 

. In Turchia, Fatih Erbakan, un predicatore e politico islamista vicino al presidente Recep Tayyip Erdogan, ha affermato pubblicamente che il sionismo potrebbe giocare un ruolo nella diffusione del coronavirus. In Italia, le “bufale” nostrane più disparate sul coronavirus si diffondono su diversi canali, tra cui WhatsApp: dal complottismo che vede le case farmaceutiche produttrici di vaccini come responsabili del virus ai rimedi o regimi alimentari miracolosi che donano immunità, il panorama italiano è segnato dalle numerose notizie false sulla pandemia.

Ad modello, nel caso delle già menzionate accuse del Dipartimento di Stato USA alla Russia, alcune grandi aziende come Facebook e Twitter inizialmente hanno avuto difficoltà a ottenere copie dei rapporti del governo sulla questione. Le aziende ora dispongono di tali informazioni, ma Facebook ha chiesto al governo ulteriori prove a sostegno delle sue affermazioni. Nel frattempo, Twitter afferma di non aver trovato prove significative direlativa al coronavirus sul suo sito. Come sostiene Samuele Dominioni, dell’Osservatorio Cybersecurity dell’ISPI, quanto emerso fino ad ora fa pensare adpiuttosto che ad una campagna cibernetica come accaduto in altre occasioni.

(destabilizzazione) dell’Occidente, sembra sia la stabilità interna quella che interessa maggiormente al Cremlino al momento. Alcune notizie false sul virus appaiono principalmente

, al fine di suscitare sentimenti anti-occidentali e spostare la responsabilità sull'Occidente nel caso in cui le autorità russe dovessero dimostrarsi incapaci di fermare la diffusione dell'epidemia in patria.

per i propri cittadini: il presidente Vladimir Putin ha affermato che il virus è "sotto controllo" e ha sollecitato i russi a non farsi prendere dal panico e a continuare la propria vita di sempre. Allo stesso tempo, il governo sta attivamente scoraggiando le persone dall'ottenere informazioni sul virus da fonti che non siano quelle governative. Lo stesso Putin ha ripetutamente sottolineato i pericoli delle

: il governo non si fida dei cittadini e della loro capacità di cercare la verità da soli, mentre i cittadini non si fidano delle stime del governo.

, e non solo in Russia: cambiamenti nella metodologia del rilevamento delle vittime del virus, attualmente non uniformi a livello generale, possono portare a numeri molto diversi e a accuse nemmeno tante velate di

, come quelle avanzate da membri del partito di estrema destra Fratelli d’Italia alla Germania.

Il fenomeno della disinformazione nell’attuale contesto della pandemia non è dunque un fenomeno nuovo. Tuttavia, esso non riguarderebbe dunque solo la Russia, e neanche la destabilizzazione dell’Occidente sembra essere l’obiettivo primario dellericonducibili a media governativi russi. Il atteggiamento del governo russo sembra piuttosto rispondere alla logica della ricerca di nemici esterni contro i quali la popolazione del paese e i suoi leader rafforzano il loro

(la “dimensione esterna” del populismo). Una logica utile anche nel contesto del prossimo referendum sui cambiamenti costituzionali che, se approvati come pochi dubitano, manterrebbero Putin al potere fino al 2036.