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Il caso Navalny e le relazioni tra Russia e Occidente

Le proteste seguite all’arresto di Alexei Navalny, al suo rientro in Russia dalle cure in Germania dopo il clamoroso tentativo di eliminarlo, segnano, per dimensione e diffusione geografica, un salto qualitativo nella partecipazione e capacità di mobilitazione popolari contro il potere e chi lo incarna: il Presidente Putin.

Esse costituiscono una sfida per il Cremlino, anche se sarebbe irrealistico immaginare che possano mettere a repentaglio gli attuali assetti di potere in Russia. Nell’Amministrazione presidenziale e nei Ministeri della forza stanno certo analizzando minuziosamente, al di là del posizionamento ufficiale destinato all’intimo e all’estero, il senso ed il potenziale impatto immediato, ma specialmente di lungo termine, della crescita della protesta.

Ma sono una sfida anche per USA e Unione Europea, chiamati a dare risposte coerenti con i propri valori, in sintonia con le attese prevalenti nelle loro opinioni pubbliche e idonee a produrre effetti concreti. A tal fine, sarebbe sbagliato trascurare, nei calcoli che determinano la formulazione di politiche efficaci, il azzardo che il Cremlino, in risposta, si arrocchi ancor più nella repressione e nel rifiuto di qualsivoglia apertura. Segnali in questo senso non mancano. È già in azione la comunicazione di Putin e dei suoi alleati volta a fomentare il patriottismo fanatico russo, denunciando regie di forze ostili occidentali dietro il movimento pro Navalny, al fine di indebolire la Russia.

Ad accrescere la complessità dell’impegno degli occidentali vi sono alcuni ulteriori fattori. Joe Biden dovrà ridisegnare i rapporti con Mosca dopo le denunce delle interferenze russe nelle elezioni presidenziali americane e i sospetti di rapporti opachi tra la Casa Bianca di Trump e Putin. Si intuisce sin d’ora che lo farà, ristabilendo il concerto con gli Alleati europei, muovendosi tra realismo, teso a perseguire cooperazioni in settori di interesse convergente, e ritorno, in misura da verificare, all’idealismo della difesa e diffusione dei valori liberali e democratici. Le dichiarazioni di condanna della repressione dei portavoce della nuova Amministrazione e il verosimile rafforzamento delle sanzioni ad esponenti russi sono coerenti con questo approccio. In linea con le attese, le reazioni dei portavoce della Presidenza e del Ministero degli Esteri russi hanno denunciato con veemenza queste prese di posizione come indebite interferenze.

Per gli europei, ogni qualvolta si discuta di Russia, riemergono insanabili differenze di posizioni, dettate dalla storia, dalla geografia e dagli interessi economici. È difficile amalgamare sensibilità e preoccupazioni dei Baltici e della Polonia con quelle, per dire, dell’Italia o, mutatis mutandis, della stessa Germania. Il punto di caduta è normalmente un minimo comune denominatore che spesse volte impedisce ai 27 di andare oltre la retorica di dichiarazioni comuni. I fatti, quali appunto l’inasprimento delle sanzioni, sono il frutto di estenuanti discussioni, compromessi o rinvii. L’ultima riunione dei Ministri degli Esteri europei ne è testimonianza.

Il fatto è che dichiarazioni di condanna e lo stesso regime sanzionatorio, irritanti di cui il Cremlino farebbe volentieri a meno, moralmente imperativi per quanto siano, raramente producono effetti concreti soprattutto allorché si indirizzano a Potenze della statura della Russia, impegnata in una ardua partita geopolitica con gli USA e di riflesso con l’Occidente intatto.

Pertanto, il futuro delle relazioni tra Occidente e Russia, sul piano dei valori e della comprensione tra le rispettive società, non promette svolte positive e la drammatica vicenda di Navalny, salvo inattesi cambi di passo nella logica con cui da secoli l’autorità viene esercitata dalla Piazza Rossa, è destinata ad inasprire le tensioni. Siamo molto lontani dallo spirito, superficiale ed ingannevole quanto si voglia, che animava le due Parti alla fine della guerra fredda e che purtroppo ha dato luogo negli ultimi trent’anni solo a periodi di illusoria euforia e di rancorosa disillusione. Sino alla condizione attuale.