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Caso Navalny: “La Russia deve chiarire”

L’attivista politico russo Navalny è stato avvelenato col Novichok. La conferma arriva dal governo della Germania, dove il più famoso oppositore di Putin è ricoverato, e che intima a Mosca: “dia spiegazioni”.

“Abbiamo informazioni scioccanti che dimostrano senza alcun dubbio” che Alexei Navalny è "vittima di un crimine inteso a metterlo a tacere” e che il suo avvelenamento è frutto di “un tentato omicidio con un agente nervino”. Parole che pesano come macini quelle pronunciate dalla cancelliera Angela Merkel, che subito dopo aggiunge: la gravità di questo fatto “pone interrogativi serissimi, a cui solo il governo russo può e deve dare risposte. Il mondo intatto aspetta delle risposte”. I test tossicologici, processati nei laboratori miliari tedeschi, hanno mostrato che il leader dell'opposizione russa e principale oppositore di Vladimir Putin è stato avvelenato con il Novichok, la stessa sostanza usata nel 2018 contro l’ex spia Sergei Skripal e la figlia Yulia, avvelenati a Salisbury, nel Regno Unito. Le richieste di Berlino – dove Navalny è ricoverato presso l’ospedale Charité – sono state prontamente appoggiate da Unione Europea e Nato. Dal canto suo, il portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov, invoca cautela e ribadisce la linea di Mosca: in un’intera serie di analisi a cui Navalny si era sottoposto in Russia, “non era stata rinvenuta alcuna sostanza tossica”. Una mossa per prendere tempo? Non è chiaro, ma intanto le borse registrano una perdita del rublo sul dollaro del 2,4%: il timore degli investitori è che il caso porti a una nuova serie di sanzioni contro il Cremlino.

Cosa sappiamo di nuovo?

Il 22 agosto Alexei Navalny mostra i primi sintomi di avvelenamento mentre è in volo dalla Siberia a Mosca. Dopo un atterraggio di emergenza, viene ricoverato a Tomsk dove entra in coma. I medici parlano di un “disturbo del metabolismo”, insospettendo i familiari che insistono per trasferirlo all’estero. Due giorni dopo le autorità russe consentono che venga trasferito in Germania. Attualmente si trova in coma farmacologico e le sue condizioni restano gravi anche se, secondo i medici che lo hanno in cura, non sarebbe più in pericolo di vita. Rischia, tuttavia, danni cerebrali.
Secondo lo staff di Navalny, il ritrovamento del Novichok – che in russo significa “novizio” – rappresenta una prova inequivocabile che il responsabile dell’avvelenamento dell’oppositore sia il governo russo, dal momento che la sostanza rientra tra quelle di ultima generazione sviluppate in era sovietica.

Sanzioni in vista?

L’Unione Europea e la Nato fanno fronte comune attorno alle richieste avanzate da Merkel al Cremlino. La presidente della Commissione Ursula von der Layen parla di “atto spregevole e codardo”, mentre un portavoce dell’esecutivo Ue, Peter Stano, chiarisce che anche se per ora non sono in corso indagini sul caso, la Russia deve condurre un'inchiesta indipendente per assicurare i colpevoli alla giustizia. Il governo tedesco e il blocco dei 27 fanno sapere inoltre che valuteranno “una risposta congiunta” sulla base dei prossimi passi di Mosca. Alcune testate però avanzano il dubbio che quello della cancelliera in realtà sia solo un bluff e ricordano che Berlino è pienamente coinvolta nel progetto Nord Stream 2, il cosiddetto ‘gasdotto della discordia’ che collegherà la Russia alla Germania attraverso il Mar Baltico. L’infrastruttura, completa al 90%, entrerà in funzione dal 2021, ma alla luce del caso Navalny, aumentano di ora in ora le pressioni sul governo tedesco perché fermi il progetto in modo da dare un segnale politico forte al Cremlino.

Mosca vuole le prove?

“Sceglierei le parole con attenzione quando si parla di accuse contro lo Stato russo perché non ci sono accuse al momento e non c'è motivo per accusare lo Stato russo” ha detto il portavoce del Cremlino Dimitri Peskov, aggiungendo di non capire “quale potrebbe essere la ragione per eventuali sanzioni”. Certamente – ha dichiarato – “non vorremmo che i nostri partner in Germania e in altri paesi europei si precipitassero a fare valutazioni, preferiremmo stabilire un dialogo”. Sul banco degli imputati, dunque, il Cremlino invoca cautela, ribadendo che "nessuna sostanza tossica" era stata rilevata dai medici russi durante il ricovero iniziale di Navalny alla fine di agosto. “Non credo, in generale, che l'avvelenamento di questa persona possa servire a neppure uno”, ha precisato Peskov: “Vorremmo che i nostri partner in Germania e in altri paesi europei non esprimessero giudizi affrettati”.

“Una presa di posizione forte, come quella di Angela Merkel nei confronti di Mosca, fa notizia, ma attenzione ad amplificarne le conseguenze. I rapporti tra Ue e Russia sono già ai ferri corti, Mosca è già sottoposta a sanzioni ed è già fuori dal G8. La Ue non è dotata di strumenti ulteriori per agire con efficacia e le sanzioni già in passato si sono dimostrate un’arma a doppio taglio anche per chi le adotta. Per questo, in caso di nuove risposte sanzionatorie, probabilmente il Cremlino adotterà un atteggiamento di intransigente indifferenza”.