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Anche la Russia teme il coronavirus

In Russia, come in Unione Europea, la paura del coronavirus si sta propagando più in fretta del virus stesso. A differenza degli altri paesi, però, la Russia condivide oltre 4000 km di confine con la Cina, uno dei più lunghi al mondo; inoltre, da alcuni anni Mosca sta tentando di riorientare – non sempre con successo – la propria economia verso Pechino, anche alla luce delle rispettive tensioni con l’Occidente. Appare dunque evidente come la Russia sia estremamente allarmata dalla diffusione del virus, in virtù delle serie conseguenze dell’epidemia per Mosca non solo dal punto di vista sanitario, ma anche politico ed economico. 

Finora, sono tre i casi di contagio in Russia. Due delle persone infette erano cittadini cinesi che si sono però ripresi, mentre il caso più attuale è un cittadino russo infettato dal coronavirus a bordo della Diamond Princess, la nave da crociera in contumacia in Giappone. Oltre 140 sfollati di Wuhan (russi e non) sono in contumacia in un sanatorio nella Siberia occidentale pattugliati da membri della guardia nazionale russa, anche se vengono postati su Instagram i dettagli del loro soggiorno forzato. Dopo aver deciso la chiusura del confine con la Cina, il nuovo primo ministro russo Mikhail Mishustin ha firmato un ordine (in vigore dal 20 febbraio) che vieta temporaneamente ai cittadini cinesi di entrare nella Federazione Russa, ad eliminazione di coloro in possesso di un visto business e di transito. Il traffico ferroviario tra i due paesi è stato interrotto, mentre Aeroflot, la principale compagnia aerea russa e l’unica ad aver mantenuto voli da e per la Cina, ha cancellato metà dei suoi voli verso il suo vicino orientale e Hong Kong

Nonostante il numero dei contagi rimanga basso rispetto agli altri paesi confinanti con la Cina e le misure governative anti-contagio siano stringenti, la paura tra la popolazione resta altissima. Due casi in particolare hanno fatto parlare i russi nei giorni scorsi. Il primo riguarda una rocambolesca fuga di quattro sospetti infettati in contumacia nell’ospedale Botkin di San Pietroburgo. Una di loro, la trentenne Alla Ilyina, è fuggita dopo essere risultata negativa al virus, documentando su Instagram come è riuscita a forzare la serratura elettronica sulla sua porta. Le autorità hanno imputato Ilyina di violazione delle norme sulla contumacia e hanno ordinato l’ospedalizzazione forzata della paziente, fornendo un potenziale precedente per futuri casi di contumacia nel paese. Il secondo caso che è esploso sui media russi riguarda un uomo arrestato per aver condiviso sui social un video in cui simula i sintomi del virus e finge di svenire su un treno della metropolitana, tra il panico dei passeggeri. Indagato per teppismo, Karomatullo Dzhaborov, originario del Tagikistan, è ora trattenuto in un centro di detenzione preventiva fino all'8 marzo e rischia una pena massima di cinque anni di reclusione in Russia. 

L’epidemia potrebbe riflettersi anche sulle recenti vicende politiche interne russe: le misure preventive contro il coronavirus potrebbero ritardare il referendum costituzionale sugli emendamenti proposti dal presidente Vladimir Putin a gennaio e già approvati dalla Duma in prima lettura. Mentre si vocifera che una possibile finestra temporale per il voto potrebbe essere quella dal 22 al 29 aprile, il Cremlino è restio a rilasciare una data ufficiale fino a quando la diffusione del virus non sarà sotto controllo, per timore di doverla poi posticipare. 

Al di là degli aspetti sanitari e politici, sono le ripercussioni economiche quelle che spaventano di più Mosca. Una conseguenza immediata è stata l’impennata dei prezzi delle verdure – quasi tutte importate dalla Cina – nelle regioni orientali, che ha costretto le autorità a riaprire parzialmente il confine con la Cina per alcune ore al giorno. Le conseguenze a lungo termine sono difficili da quantificare con certezza, ma il quadro è piuttosto fosco. Recentemente, Alexei Kudrin, il presidente della Camera dei conti russa, ha espresso dubbi sulla previsione governativa di crescita economica per il 2020 dell'1,9% proprio a causa di fattori avversi come il coronavirus. Kudrin non è l’unico a prevedere danni pesanti all’economia: ATOR, l'Associazione dei tour operator della Russia, prevede possibili danni all'industria turistica del paese di quasi 3 miliardi di rubli (47 milioni di dollari), nei prossimi due mesi; basti pensare che la maggior parte dei turisti in Russia arriva proprio dalla Cina (1,5 milioni di visitatori solo nel 2019). Un rapporto della Banca di Russia, invece, indica il coronavirus come significativo fattore di incertezza nelle dinamiche legate ai prezzi del petrolio, che costituiscono una variabile determinante per la crescita dell’economia russa. L’obiettivo di ricalibrare gli obiettivi di produzione per far fronte alla riduzione della domanda cinese di petrolio ha anche portato Arabia Saudita e Russia a discutere nuovi tagli alla produzione per evitare una caduta dei prezzi; tagli fortemente auspicati da Riad ma che Mosca vorrebbe ridimensionare, secondo quanto riporta il New York Times. 

Quale che sia l’impatto effettivo – diretto e indiretto – del coronavirus sull’economia russa, la preoccupazione delle autorità e dei settori economici russi è giustificata. Nella volatilità che caratterizza l’attuale condizione economica russa, anche il famoso “battito d'ali di una farfalla dall'altra parte del mondo” può scatenare conseguenze gravissime. Figuriamoci un virus di tale portata.