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Libano, bond in ripresa sulle voci (smentite) di aiuti dalla Russia

I titoli di stato libanesi risentono positivamente delle indiscrezioni su aiuti russi per il pagamento della scadenza di marzo. Mosca smentisce, ma il mercato ci spera.

Il quotidiano arabo Al-Akhbar ha riportato ieri la notizia, secondo cui la Russia sarebbe pronta a depositare presso la banca centrale del Libano la cifra di 1 miliardo di dollari. Gli aiuti consentirebbero a Beirut di onorare la scadenza del 9 marzo, quando dovranno essere rimborsate obbligazioni per 1,2 miliardi di dollari (ISIN: XS0493540297). Il Ministero delle Finanze di Mosca ha smentito l’indiscrezione, ma ciò non ha impedito al mercato obbligazionario di risalire. Il bond di marzo ieri guadagnava l’1,4%, attestandosi sopra 78 centesimi, offrendo un rendimento di circa il 250%. In rialzo anche il titolo in scadenza in aprile dell’1,2% a 75,73 centesimi.

Sulle scadenze più lunghe, il quadro si presentava, invece, misto: bond novembre 2027 in ribasso dell’1,3%, mentre il maggio 2029 saliva della stessa percentuale. Cosa ci sia di vero, non si sa. Sappiamo, invece, che il ministro delle Finanze libanese, Ghazi Wani, ha incontrato il governatore della banca centrale, Riad Salameh, martedì scorso. I due hanno certamente parlato del problema dei bond da rimborsare tra poche settimane.

Bond marzo 2020 rimborsato o sarà default?

Certo, non è detto che da qui al 9 marzo non si arrivi a una qualche forma di ristrutturazione. Il governo dirà entro questa settimana se intende pagare o meno, ma avrebbe altre vie da percorrere, come quella di uno “swap” per allungare le scadenze e “facoltativo”, fatto salvo che le banche locali, in possesso di oltre la metà degli 1,2 miliardi da sborsare, nei fatti aderirebbero all’offerta, in apparenza su base volontaria. Sarebbe una boccata d’ossigeno necessaria a prendere tempo e giungere a un piano complessivo di rinegoziazione di tutte le altre scadenze. L’idea di convertire in lire libanesi i titoli in possesso dei soli investitori domestici è stata stoppata sul nascere dallo stesso governo, invece, dopo che le agenzie internazionali avevano avvertito che avrebbero declassato il debito a “default selettivo”.