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La Russia taglia i tassi e i rendimenti calano, ma i bond in rubli restano rischiosi

La Banca di Russia ha tagliato i tassi oggi di 50 punti base, sostenendo così il mercato obbligazionario domestico. Eppure, esso resta a azzardo nel medio termine.

La Banca di Russia ieri ha annunciato il taglio dei tassi di 50 punti base al 5,50% al termine del board, nel corso del quale le previsioni per l’economia domestica sono state tagliate per quest’anno a -4/-6%. La reazione è stata positiva sul mercato obbligazionario, con gli OFZ a 2 anni ad essere scesi a un rendimento del 5,40%, ai minimi dal 2011. I decennali si sono riportati, invece, ai livelli di marzo, in area 6,10%. Bene anche il rublo, che ha guadagnato il 2% contro il dollaro, pur perdendo quest’anno il 16,5%, attestandosi a un tasso di cambio di 73,33.

A pesare negativamente sull’economia russa non sarà solo l’emergenza Coronavirus, con già oltre 65.000 casi accertati nel paese, quanto anche, per non dire soprattutto, il crollo delle quotazioni del petrolio. Mosca è il secondo produttore mondiale e il Brent è arrivato questa settimana a un minimo di 16 dollari al barile, risalendo ai 22 dollari odierni, pur sempre un terzo dei livelli di inizio anno. E così, se a gennaio un barile esportato fruttava ai russi oltre 4.000 rubli, adesso ne vale meno del 40%. Questo significa che il contraccolpo commerciale risulta già pesante per Mosca, con inevitabili contraccolpi anche sui mercati finanziari.

La crisi del rublo non sembra finita

A marzo, i prezzi al consumo erano cresciuti del 2,5% su base annua, ma la Banca di Russia stima il dato per l’intatto 2020 in rialzo al 3,8-4,8%, pur in assestamento intorno al target del 4% nel periodo successivo.

Bisogna stare attenti proprio al tasso d’inflazione, perché il suo andamento determinerà i margini che la banca centrale potrà ritagliarsi per sostenere la ripresa dell’economia e gli stessi bond in rubli. La rischiosità di questi non è legata, se non marginalmente, all’entità molto modesta del debito pubblico, intorno al 15% del pil, quanto proprio al cambio tendenzialmente sfavorevole da qui ai prossimi mesi. Nemmeno un rialzo vigoroso dei prezzi riuscirebbe probabilmente a tenere testa al deprezzamento del rublo, infliggendo perdite in conto capitale agli investitori. Di fatto, fino alla ripresa dell’economia mondiale e, di conseguenza, delle quotazioni del petrolio, il mercato russo rimarrà ad alto azzardo per la finanza straniera.