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Bond Russia, rendimenti a breve in forte calo e ai minimi storici con il QE di Mosca

La crisi del petrolio non contagia per il momento il mercato obbligazionario russo, anche per il possibile "quantitative easing" che la banca centrale lancerebbe per sostenere l'economia nell'emergenza Coronavirus.

La crisi del petrolio morde, con il Brent che continua a quotare ad appena 30 dollari al barile, meno della metà di inizio anno, pur dopo il forte recupero delle ultime due settimane. L’economia russa è in contrazione per l’emergenza Coronavirus e, malgrado questo, i rendimenti degli OFZ continuano a scendere. Quelli a 10 anni sono tornati ai livelli di metà marzo, attestandosi sopra il 6,10%, mentre i biennali sono collassati al 5,27%, una quarantina di centesimi sotto i livelli di apertura del 2020 e ben -250 punti base in meno rispetto ai massimi toccati a marzo, scendendo ai minimi storici.

La Banca di Russia ha tagliato i tassi al 5,50% in aprile, ma ancora ha a disposizione qualche margine, se l’inflazione al 2,50% a marzo non dovesse surriscaldarsi troppo, a seguito del -16% imputato dal rublo contro il dollaro quest’anno. A dire il vero, considerato il crollo delle quotazioni petrolifere, il cambio si mostra ancora relativamente forte e, in assenza di un deciso recupero veloce del Brent, difficilmente reggerà a questi livelli o inevitabilmente avrà effetti negativi sui conti pubblici, quando già Mosca stima un deficit sopra il 5% per quest’anno.

Si consideri che ad oggi le aste repo in Russia hanno durata massima di una settimana.

Rendimenti OFZ poco appetibili

Questo meccanismo consentirebbe allo stato di beneficiare di bassi rendimenti per rifinanziarsi alle aste e alle banche di ottenere liquidità a più lungo termine, anche se a fronte di un previo impiego di liquidità per l’acquisto dei bond. Che abbia effetti pratici sull’economia resta dubbio, dati i precedenti non brillanti in Europa, ma che serva ad abbassare i costi di emissione del debito sembra certo. Chiaramente, i benefici in tal senso dipenderanno anche dall’entità delle emissioni sovrane. Più saranno elevate, minore l’impatto del QE russo, anche perché le dimensioni di questo sarebbero contenute a 1.000-1.500 miliardi di rubli (13-18,6 miliardi di euro) per evitare il surriscaldamento dell’inflazione e il deflusso dei capitali.

Difficile, però, che il rialzo dei prezzi conseguente all’allentamento monetario riesca a compensare il possibile impatto negativo di un deprezzamento del cambio nel breve sul valore del capitale investito, anche perché già i rendimenti in rubli si mostrano molto vicini a quelli dei bond emessi in dollari di pari durata, specie nel tratto lungo della curva. Le obbligazioni 31 marzo 2030 e cedola 7,50% (ISIN: XS0114288789) offrono il 5,40%, solamente una settantina di punti base in meno dell’omologo OFZ, mentre quelle con scadenza 27 maggio 2026 e cedola 4,75% (ISIN: RU000A0JWHA4) offrono il 2,83%, circa la metà. E almeno qui non vi è un azzardo sostanziale di cambio da addossarsi con l’investimento, a meno di non fare affidamento sulla ripresa del greggio nel medio-lungo termine e, quindi, anche del rublo, nel quale caso risulterebbe più appetibile scommettere sugli OFZ.