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Altro che “brogli”: ecco perché in Russia c’è stato un plebiscito per Putin

Mosca, 3 lug – Con oltre 57 milioni di consensi, pari al 77,92% dei votanti, il risultato del referendum sulla riforma della costituzione russa si rivela un plebiscito per il presidente Vladimir Putin. “Lo consideriamo certamente un trionfo”, commenta il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov, “è stato di fatto un referendum trionfale sulla fiducia al presidente Putin”. Come dargli torto, effettivamente tutta la campagna elettorale è stata incentrata sulla figura del Presidente russo, in virtù anche del fatto che l’azzeramento nel calcolo dei mandati presidenziali gli consentirebbe di essere rieletto per altre due volte.

Putin forever?

“Dovremmo eleggere Putin presidente a vita, neppure uno può rimpiazzarlo”, queste le significative parole di Ramzan Kadyrov, uomo forte di Putin in Cecenia. E’ proprio la sua capacità di garantire stabilità a una nazione estremamente difficile da governare, anche solo per la sua enorme estensione territoriale, il principale pregio che viene riconosciuto a Putin. Inoltre la mancanza attuale di un successore designato contribuisce ad alimentare il timore verso una transizione ‘al buio’ che rischierebbe di riportare la Federazione Russa in uno scenario di caos stile anni 90.

Per questo il risultato del referendum non sorprende certo chiunque conosca la politica russa. Come spesso accaduto, anche nel attuale passato, la propaganda propinata dei media progressisti sul ‘Putin in crisi di consensi che rischia di perdere le elezioni’ si scontra con una realtà dei fatti ben diversa. A far presa sugli elettori sono state anche le riforme sociali introdotte dal nuovo ordinamento costituzionale, ovvero l’aumento periodico delle pensioni in base alla crescita dell’inflazione e la garanzia di un stipendio minimo in linea con il costo medio della vita.

Opposizioni nettamente sconfitte

Nuovamente perdente l’opposizione interna di matrice liberale e filo-americana (alla quale in occasione di questo referendum si sono accodati anche i comunisti) guidata dal discusso blogger Alexei Navalny che, a dispetto delle dimensioni nette della sua sconfitta (oltre 4 milioni di voti in più per i favorevoli alla riforma rispetto ai contrari), piagnucola su presunti brogli, senza però fornire nessuna informazione concreta a riguardo. A fare da cassa di risonanza a queste accuse è il Dipartimento di Stato americano che accusa in modo generico il governo russo di “sforzi per manipolare i risultati dei recenti voti sugli emendamenti costituzionali”.

Affluenza alta, plebiscito in Cecenia e Crimea

A suggellare la vittoria dei ‘Si’ vi è anche l’alta partecipazione popolare registrata, con il 67,97% degli aventi diritto che si è recato al voto. I risultati più netti si sono verificati in Cecenia, con il 98% dei favorevoli ed un’affluenza record al 95%, ed in Crimea, dove i ‘Si’ sono arrivati al 90,5%. Anche a Mosca e San Pietroburgo, le città dove tradizionalmente l’opposizione liberale è più forte, i risultati sono stati schiaccianti: contrari fermi rispettivamente al 33% e al 21%.

Le uniche due eccezioni in cui hanno prevalso i ‘No’ sono il Circondario Autonomo dei Nenec, regione scarsamente popolata vicina al Circolo Polare Artico da tempo in conflitto con il governo centrale per ragioni autonomiste, e i cittadini russi residenti negli Stati Uniti, che hanno potuto votare tramite internet.