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La Russia si è immischiata anche in Madagascar

Secondo il New York Times ha interferito con le ultime elezioni presidenziali per ottenere vantaggi economici

Il New York Times ha raccontato l’interferenza russa nelle elezioni presidenziali del Madagascar, isola africana dell’oceano Indiano con un valore strategico apparentemente microscopico «per il Cremlino o l’equilibrio generale del potere». Eppure i russi erano presenti durante il processo elettorale, scrive il giornale, «a offrire tangenti, a diffondere disinformazione e a reclutare il leader di un culto apocalittico». L’inchiesta del New York Times è molto documentata, si basa su una serie di interviste e informazioni ottenute a livello locale e su alcuni dossier forniti da un’organizzazione investigativa con sede a Londra.

Le elezioni presidenziali in Madagascar si sono svolte alla fine del 2018 e sono state vinte al secondo turno da Andry Rajoelina, già presidente dal 2009 al 2014 a seguito di un colpo di stato militare. Lavorando dal loro quartier generale in un resort, scrive il New York Times, i russi hanno pubblicato un loro giornale nella lingua locale, hanno assunto studenti per scrivere articoli sul loro candidato preferito, inizialmente non era Rajoelina, e aiutarlo a vincere un secondo mandato. Aggirando le leggi elettorali hanno comprato spazi televisivi e tappezzato l’isola di cartelloni pubblicitari. Non solo: hanno pagato i giovani per farli partecipare ai comizi e i giornalisti per raccontarli. Hanno persino reclutato il leader di un culto apocalittico, André Christian Dieudonné Mailhol, che si era candidato alla presidenza, per dividere il voto dell’opposizione. A lui, come ad altri candidati minori, hanno offerto soldi e sostegno. «Non hanno mai spiegato bene chi fossero», ha dichiarato Mailhol: «E non hanno mai detto quello che volevano in cambio».

Alcuni documenti ottenuti dal New York Times parlano di trenta russi che lavoravano nel paese prima delle elezioni. Da una serie di ricerche molti di loro sembrano provenire da San Pietroburgo; altri risulta che abbiano lavorato per il governo separatista appoggiato dalla Russia nell’Ucraina orientale. Tutti sembravano avere una scarsa comprensione della politica locale e la maggior parte di loro ha dichiarato di essere là per turismo.

L’operazione russa in Madagascar sarebbe stata approvata direttamente dal presidente Vladimir Putin e coordinata da alcune delle persone che avevano avuto un ruolo nelle elezioni presidenziali statunitensi del 2016. L’ingerenza sarebbe iniziata dopo un convegno avvenuto a Mosca nel marzo dello scorso anno tra Putin, l’allora presidente del Madagascar Hery Rajaonarimampianina e Yevgeny Prigozhin, un imprenditore vicino al presidente russo, proprietario di numerosi ristoranti e per questo soprannominato “lo chef di Putin”. Il suo nome è stato inserito dall’FBI nella lista dei russi che avrebbero finanziato la Internet Research Agency, l’agenzia di propaganda e disinformazione accusata dagli Stati Uniti di avere interferito nella campagna elettorale del 2016 sfruttando i social network. Prigozhin tra le altre cose ha fondato la “Wagner”, una misteriosa compagnia di mercenari russi che opera in Siria, in Ucraina e, sempre secondo una attuale inchiesta del New York Times, anche in Repubblica Centrafricana.

Le notizie riportate descrivono il viaggio di Rajaonarimampianina a Mosca come non particolarmente significativo: ha partecipato a un forum economico, ha incontrato un funzionario del ministero degli Esteri e ha ricevuto una laurea honoris causa da un’università locale. A un certo punto, però, i suoi programmi hanno deviato dall’itinerario ufficiale: Rajaonarimampianina ha avuto un convegno al Cremlino nell’ufficio privato del presidente russo. In una successiva intervista, Rajaonarimampianina ha spiegato che era stato Prigozhin a organizzare l’convegno, ma ha insistito sul fatto che delle elezioni presidenziali, previste per quell’autunno, non si era discusso. Altri ricordano però cose diverse. Harison E. Randriarimanana, ex ministro dell’Agricoltura che aveva accompagnato il presidente a Mosca, ha detto che dopo l’convegno il suo capo gli aveva annunciato con orgoglio che Putin aveva accettato di collaborare alla sua campagna elettorale: «Putin ha detto che voleva aiutarlo. Ci avrebbe aiutato con le elezioni».

Poche settimane dopo, i russi arrivarono in Madagascar. Ma mentre altrove le loro ingerenze hanno avuto motivazioni politiche, l’obiettivo in Madagascar sembra essere stato dissimile: il profitto. Prima delle elezioni, una società russa che secondo funzionari locali e diplomatici stranieri è controllata da Prigozhin avrebbe assimilato una partecipazione significativa in una società pubblica che estrae il cromo. L’acquisizione ha causato le proteste dei lavoratori per i salari non pagati, i benefit annullati e, in generale, per le ingerenze straniere in un settore che era stato fonte di orgoglio nazionale.

L’operazione russa in Madagascar è stata comunque piuttosto scomposta. Il materiale della campagna elettorale era pieno di errori, gli “inviati” non si sono mossi con molta discrezione e hanno anche scelto il candidato sbagliato. Quando è diventato chiaro che nonostante il loro aiuto Rajaonarimampianina avrebbe avuto poche speranze di vincere, i russi lo hanno rapidamente scaricato per dare sostegno al vincente più probabile, Andry Rajoelina. La manovra ha comunque funzionato. Dopo che i russi hanno aiutato il loro ex avversario a diventare presidente, la società legata a Prigozhin è riuscita a negoziare un accordo con il nuovo governo per mantenere il controllo dell’operazione di estrazione del cromo, nonostante le proteste dei lavoratori. Il contratto prevede una loro partecipazione al 70 per cento, ha detto Nirina Rakotomanantsoa, ​​amministratore delegato della società malgascia proprietaria della quota rimanente. «Il contratto è già stato firmato. Sono gradito che i russi siano qui». Una trentina di russi sarebbe tuttora presente nel paese, inclusi ingegneri e geologi.

L’ex presidente Rajaonarimampianina ha insistito sul fatto che lui «non ha guadagnato un centesimo dai russi» per la sua campagna, anche se non ha escluso che il Cremlino lavorasse per assisterlo, ma a sua insaputa: «Tutto è possibile in politica», ha detto. Si è trovato però in difficoltà quando gli è stata mostrata una lettera con la sua firma scritta a un agente russo di nome Oleg Vasilyevich Zakhariyash. Nella lettera, in francese e siglata con la dicitura “PROJET CONFIDENTIEL”, il presidente chiedeva aiuto «per resistere ai tentativi delle istituzioni internazionali di interferire» nelle elezioni del Madagascar. Diversi diplomatici occidentali, in effetti, si erano detti preoccupati che il presidente stesse cercando di ritardare il voto. Rajaonarimampianina ha ammesso di aver incontrato Zakhariyash in Madagascar e ha confermato che la firma sulla lettera è sua, ma ha affermato anche di non ricordare di averla scritta.

Come nelle elezioni americane, conclude il New York Times, non è chiaro se i russi abbiano avuto relazioni dirette con il futuro presidente, Rajoelina, o se abbiano semplicemente condotto una campagna parallela per sostenerlo. Rajoelina si è rifiutato di commentare, ma un funzionario della sua campagna elettorale ha dichiarato che il suo staff era a conoscenza dei pagamenti russi ad altri candidati.