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La Russia ha colpito e sequestrato tre navi dell’Ucraina

E ci sono soldati ucraini feriti: ciascun paese accusa l'altro di essere responsabile

Nelle ultime ore ci sono stati gravi incidenti tra la marina ucraina e quella russa nello stretto di Kerč’, tra il Mar d’Azov e il Mar Nero, dove qualche mese fa è stato inaugurato il ponte che collega la Russia alla Crimea, la penisola che nel 2014 è stata invasa e annessa dalla Russia in seguito a un’occupazione militare e a un controverso referendum. Domenica 25 novembre due navi militari e un rimorchiatore ucraino sono stati colpiti e poi sequestrati dalla marina russa, e alcuni membri dell’equipaggio sono stati feriti. Ogni paese incolpa l’altro per quanto è successo.

La vicenda è iniziata domenica 25 novembre, quando una nave della Guardia costiera russa ha speronato un rimorchiatore ucraino durante un trasferimento di navi ucraine dal porto di Odessa al porto di Mariupol nel Mar d’Azov, causando danni al motore e allo scafo.

Un video pubblicato domenica sera, che sembra essere stato girato da un marinaio russo, mostra questa pericolosa manovra: si sente un ufficiale russo dare l’ordine di fermare la nave ucraina. Dopo qualche ora c’è stato anche uno scontro a fuoco: il rimorchiatore e altre due navi militari ucraine sono state colpite e poi catturate dalla marina russa. Secondo l’Ucraina almeno sei dei suoi marinai sono stati feriti. A presidiare l’area, in questo momento, ci sono elicotteri e jet militari russi.

Secondo la marina militare ucraina un gruppo di loro navi, le navi militari Berdiansk e Nikopol e il rimorchiatore Yany Kapu, stava effettuando un trasferimento programmato. Dopo lo speronamento, l’Ucraina ha deciso che le altre due navi avrebbero comunque proseguito il viaggio. Da Mosca, invece, il servizio di sicurezza federale (FSB, i servizi di sicurezza russi responsabili della protezione dei confini) ha fatto sapere alle agenzie di stampa russe, senza far riferimento allo speronamento, che le navi ucraine avevano mantenuto la loro rotta nonostante l’area fosse temporaneamente chiusa: lo stretto di Kerč’ era infatti stato impedito con una nave cisterna russa che fino a questa mattina, lunedì 26 novembre, è rimasta ferma sotto il ponte. Dopo la soluzione da parte dell’Ucraina di non interrompere il viaggio delle altre due navi, la Russia avrebbe reagito.

Secondo l’Ucraina, la notifica dei piani di trasferimento era stata fatta regolarmente e in anticipo in conformità con le norme internazionali per garantire la sicurezza della navigazione. Secondo la Russia, le navi erano invece entrate «illegalmente in un’area temporaneamente chiusa delle acque territoriali russe», senza che venisse data comunicazione: «Le armi sono state usate con lo scopo di fermare con la forza le navi da guerra ucraine», ha detto l’FSB in una dichiarazione. La Russia ha dunque imputato l’Ucraina di voler «creare una condizione di conflitto nella regione» e di aver agito per provocazione. Secondo Mosca, i marinai ucraini feriti nello scontro sarebbero tre.

Un trattato del 2003 definisce lo Stretto di Kerč’ e il Mare di Azov come acque territoriali condivise, ma dal 2015 la Russia esercita un controllo molto rigido sul passaggio: effettua ispezioni sistematiche sulle navi commerciali, causando ritardi anche di diversi giorni. All’inizio di questo mese sulla questione era intervenuta anche l’Unione Europea: alcuni analisti ritengono di fatto le azioni russe «un blocco economico» contro l’Ucraina. Di fronte alle misure intimidatorie e all’aumento della presenza militare russa, l’Ucraina ha iniziato il trasferimento di parte della propria marina in questa zona, in precedenza non molto militarizzata. Già nei mesi scorsi c’erano state tensioni che non avevano però portato a scontri.

Ieri notte, dopo lo scontro tra le navi, il presidente ucraino Petro Poroshenko ha convocato d’urgenza il suo Consiglio militare e ha esplicitamente parlato di «aggressione» da parte della Russia. Ha anche chiesto una riunione d’emergenza del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite (ONU), che si terrà questa mattina a New York. Poroshenko ha infine chiesto al Parlamento di prendere in considerazione l’introduzione della legge marziale. Dopo questa proposta Pavlo Klimkin, ministro ucraino degli Affari esteri, ha affermato che è «probabile che la Russia pianifichi ulteriori atti di aggressione per mare o per terra» e ha detto che l’Ucraina deve essere «pronta».

A Kiev, domenica sera, decine di manifestanti si sono radunati dinanzi all’ambasciata russa per protestare contro le azioni di Mosca e un’auto dell’ambasciata russa è stata incendiata.

Nella notte ci sono stati degli scontri anche lungo la linea di confine tra l’esercito ucraino e le forze separatiste sostenute da Mosca. Maja Kocijančič, portavoce dell’Alto rappresentante dell’UE per la Politica estera e la Sicurezza, è intervenuta chiedendo a entrambe le parti di mostrare moderazione e «allentare la condizione immediatamente».