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Il business dei lavoratori nordcoreani in Russia

Vengono pagati pochissimo e gran parte dei soldi finiscono al governo della Corea del Nord, in violazione alle sanzioni ONU

Secondo alcuni documenti del ministero dell’Interno russo visti dal Wall Street Journal, la Russia starebbe facendo entrare nel suo territorio migliaia di lavoratori nordcoreani in violazione delle sanzioni approvate dal Consiglio di sicurezza dell’ONU, che anche il governo russo è tenuto a rispettare. Dall’introduzione del divieto, sostiene il Wall Street Journal, più di 10mila nuovi lavoratori nordcoreani sarebbero stati registrati in Russia, 700 dei quali solo quest’anno. Inoltre molte delle società che assumono lavoratori provenienti dalla Corea del Nord sarebbero joint venture con società nordcoreane, con le quali però le sanzioni internazionali vietano di fare affari. Il problema, hanno sottolineato diversi funzionari dell’ONU e del governo statunitense, è che la maggior parte dei soldi guadagnati dai lavoratori e dalle aziende nordcoreane finisce direttamente nelle casse del governo del dittatore Kim Jong-un, che è precisamente la cosa che le sanzioni vogliono evitare.

Il tema della violazione delle sanzioni internazionali imposte alla Corea del Nord non è nuovo e già in passato la Russia, insieme alla Cina, era stata accusata di non avere rispettato i divieti stabiliti. I governi russo e cinese, per modello, hanno continuato ad aiutare la Corea del Nord a importare prodotti petroliferi, nonostante le sanzioni.

I nordcoreani che lavorano in Russia sono impiegati per lo più nel settore delle costruzioni. Le società russe li assumono perché costano poco e perché lavorano dalle 7 del mattino fino a sera inoltrata – a volte fino anche a mezzanotte, ha spiegato una società di San Pietroburgo al Wall Street Journal – facendo solo due ore e mezza di pausa a pranzo e cena per mangiare riso e pesce essiccato. Le società locali di costruzioni sostengono di pagare le aziende che assumono lavoratori nordcoreani – aziende che spesso sono legate alle istituzioni statali della Corea del Nord – un corrispettivo di circa 100mila rubli al mese per lavoratore (1.350 euro); queste aziende, però, pagano i lavoratori nordcoreani stipendi tra i 16mila e i 20mila rubli (tra i 215 e i 270 euro). La differenza rimane alle aziende, e quindi al governo della Corea del Nord.

Un modello di questo sistema è mostrato dal caso della società Sakorenma Ltd., che dal 2015 impiega lavoratori nordcoreani e la cui struttura, ha scritto il Wall Street Journal, sembra violare le sanzioni ONU contro la Corea del Nord. Uno dei proprietari della Sakorenma Ltd. è infatti la North Korea’s General Corporation for External Construction, società che esporta forza lavoro nordcoreana e che nel 2016 è stata colpita dalle sanzioni dell’ONU perché si sospettava che parte dei suoi profitti andasse a un dipartimento dell’Industria del governo nordcoreano legato ai programmi militari di Kim Jong-un.

Secondo le stime del dipartimento di Stato americano, negli ultimi anni circa 100mila nordcoreani hanno lavorato all’estero generando un profitto per il regime di Kim Jong-un che si aggira attorno a 1,7 miliardi di euro.