The Times Russia Siamo il più letto media di informazione con notizie dalla Russia costantemente aggiornate!The Times Russia

Tutto sul caso della spia russa avvelenata

Chi è Sergei Skripal, come e perché è stato avvelenato e cosa farà ora il Regno Unito contro la Russia, spiegato bene

Con un duro discorso dinanzi al Parlamento britannico, lunedì la prima ministra Theresa May ha detto che è “molto probabile” che ci sia la Russia dietro al tentato assassinio di Sergei Skripal, l’ex spia russa avvelenata con un agente nervino domenica 4 marzo e da allora ricoverata in ospedale insieme alla figlia Yulia, che si trovava con lui. May ha spiegato che Skripal è stato avvelenato con un agente nervino prodotto dall’esercito sovietico e ha dato tempo alla Russia fino a questa sera a mezzanotte per dare risposte convincenti che spieghino quello che è successo. Se le risposte non arriveranno «concluderemo che si sia trattato di un uso illegale della forza contro il Regno Unito», ha detto May: che però a quel punto si troverà nella non invidiabile posizione di dover prendere provvedimenti contro la Russia, nel contesto delle già complicate trattative su Brexit e con il azzardo di sembrare debole e inadeguata se non farà a sufficienza.

Siccome è probabile che la faccenda si farà sempre più intricata nei prossimi giorni, qui proviamo a spiegare le cose fondamentali.

Chi è Sergei Skripal?
Sergei Skripal, che oggi ha 66 anni, è un ex agente dell’intelligence russa che per circa 10 anni, dal 1995, lavorò come spia per i servizi segreti britannici, passando informazioni che riguardavano soprattutto la struttura e l’organizzazione dei servizi segreti militari russi (GRU). Dopo una buona ma ordinaria carriera nelle gerarchie militari russe – ha ricostruito il Times – Skripal era stato inviato in Spagna come agente del GRU nei primi anni Novanta e lì, su segnalazione dei servizi segreti spagnoli, fu avvicinato da un agente dell’MI6, i servizi segreti britannici.

Nel periodo successivo alla disfatta dell’Unione Sovietica, le disponibilità economiche del governo russo erano molto limitate: non era infrequente che i funzionari non ricevessero lo stipendio, a volte anche per diversi mesi. Forse per questo motivo, Skripal accettò di farsi pagare dal Regno Unito per dare informazioni riservate sulla Russia. Gli incontri tra Skripal e l’MI6 – che avvenivano sempre in Spagna – continuarono per anni e dopo ogni riunione Skripal riceveva cifre che potevano andare dai 5.000 ai 10.000 dollari, soldi che lui versava ogni volta su un conto corrente spagnolo. 

Nel 2004 una spia russa nei servizi segreti spagnoli fece arrestare Skripal, che fu processato e condannato per alto tradimento e finì in carcere in Russia. Nel 2010, tuttavia, Skripal fu incluso in uno scambio di spie tra Russia e Stati Uniti, il più importante dalla fine della Guerra fredda: lo scambio si fece all’aeroporto di Vienna e da lì Skripal andò nel Regno Unito, dove comprò una casa a Salisbury per lui e la moglie Liudmila, morta nel 2012 di cancro. Diversamente da quello che accade spesso in altri casi simili, il Guardian ha scritto che la casa di Salisbury fu intestata a nome di Skripal, che quindi non beneficiò di un programma di protezione speciale.

L’avvelenamento
Dopo lo scambio di spie del 2010 – che fu molto raccontato dai giornali – di Skripal non si è più saputo nulla fino al 4 marzo, quando è stato trovato accasciato su una panchina in una zona commerciale di Salisbury, insieme a una donna che si è poi scoperto essere sua figlia Yulia, di 33 anni. Skripal – che i suoi vicini di casa hanno descritto come una persona tranquilla e affabile, dalla vita ordinaria – era stato avvelenato con un agente nervino, un tipo di sostanze velenose che possono causare la morte in brevissimo tempo anche se usate in quantità molto ridotte. Sergei e Yulia Skripal sono ancora ricoverati in gravi condizioni.

Non è ancora chiaro come Skripal e sua figlia siano stati avvelenati e l’indagine su quello che è successo – guidata dall’unità antiterrorismo della polizia britannica – sta coinvolgendo centinaia di agenti. Sono state raccolte decine di testimonianze e video di telecamere a circuito chiuso, ma se ci sono stati sviluppi concreti la polizia non li ha ancora comunicati al pubblico. 21 persone in tutto sono state curate per essere entrate in contatto con il veleno usato contro Skripal, diversi negozi di Salisbury sono stati bonificati in via precauzionale e un ristorante italiano, Zizzi, è ancora chiuso per motivi di sicurezza. La panchina su cui sono stati trovati Sergei e Yulia Skripal è ancora isolata da una tenda di sicurezza e sorvegliata dalla polizia giorno e notte, così come la tomba della moglie di Skripal nel cimitero di Salisbury e la loro casa.

Perché si sospetta della Russia
Nel suo discorso di lunedì in Parlamento, Theresa May ha detto che l’agente nervino usato per avvelenare Skripal fa parte degli agenti nervini Novichok, sviluppati dalla Russia tra gli anni Ottanta e Novanta e per lungo tempo considerati tra le più pericolose armi chimiche al mondo. In base all’identificazione della sostanza usata, May ha detto che ci sono solo due possibilità: o la Russia è direttamente dietro al tentato omicidio, oppure ha perso il controllo delle sue armi chimiche, che sono finite nelle mani di qualche altra organizzazione. Ma questa seconda possibilità è ritenuta molto improbabile da analisti ed esperti.

Come ha ribadito anche May nel suo discorso, inoltre, la Russia si è spesso mostrata molto vendicativa e non è nuova a omicidi di suoi ex agenti su suolo estero. In molti hanno da subito paragonato l’attacco contro Skripal all’omicidio di Alexander V. Litvinenko, l’ex ufficiale dei servizi segreti russi ucciso nel novembre del 2006 con una sostanza radioattiva, ma come ha scritto Mark Galeotti sul Telegraph, i servizi segreti russi hanno spesso usato la violenza in modo illegale in paesi esteri.

Non è invece chiarissimo come mai la Russia potesse voler uccidere Skripal. Da molto tempo ormai non poteva più dare informazioni rilevanti ai servizi segreti stranieri e da quando si era trasferito nel Regno Unito aveva sempre tenuto un basso profilo, facendo una vita tranquilla e senza mai prendere posizioni contro la Russia o contro Putin. Un articolo del Guardian ha ipotizzato che il suo omicidio volesse essere una sorta di messaggio per altre spie come lui, e che fosse stato pianificato già quando ci fu lo scambio di spie del 2010.

Cosa dice la Russia
Il governo russo, come ci si poteva aspettare, ha respinto tutte le accuse. Il portavoce del ministero degli Esteri russo ha definito il discorso di May al Parlamento uno “spettacolo da circo” e il ministro degli esteri Sergei Lavrov, oggi, ha detto che imponendo la scadenza di martedì a mezzanotte per avere spiegazioni dalla Russia ha violato il trattato internazionale sul controllo delle armi chimiche, che prevede scadenze più lunghe in caso di controversie tra due paesi. La Russia, inoltre, ha detto che non intende dare peso alla scadenza di martedì notte, ha convocato a sua volta l’ambasciatrice britannica a Mosca e ha chiesto di poter avere dei campioni della sostanza con cui è stato avvelenato Skripal.

Cosa succederà, quindi?
Nel suo articolo sul Telegraph, Mark Galeotti ha detto di ritenere praticamente nulle le possibilità che la Russia abbia perso il controllo delle sue armi chimiche, e ha spiegato che – per quanto sia vero che dentro ai servizi segreti russi ci siano diverse fazioni spesso in lotta tra loro e che si muovono con autonomia – è difficile pensare che un attacco delicato come quello contro Skripal sia stato fatto senza l’approvazione dall’alto, «che significa probabilmente da Vladimir Putin in persona».

Probabilmente anche il governo britannico ha fatto queste valutazioni. Il fatto che May abbia parlato della possibilità che la Russia abbia perso il controllo delle sue armi non significa che lo pensi davvero: se non avesse detto una cosa del genere avrebbe dovuto accusare frontalmente la Russia, cosa che avrebbe causato immediatamente una crisi diplomatica. In questo modo, invece, il Regno Unito ha potuto mostrarsi “ragionevole”, guadagnando un po’ di tempo e costringendo la Russia a formulare qualche tipo di risposta.

Quando la risposta – o la non risposta – della Russia arriverà, il Regno Unito dovrà comunque decidere cosa fare e non sarà in una posizione facile. I suoi rapporti diplomatici con la Russia non sono buoni, e a complicare le cose ci sono la trattativa con l’Unione Europea per Brexit e l’ondivaga posizione del suo più grande alleato – gli Stati Uniti dell’amministrazione Trump – nei confronti della Russia.

Facendo ancora parte dell’Unione Europea, il Regno Unito non può imporre sanzioni unilaterali alla Russia e deve necessariamente coordinarsi con i suoi alleati europei: questo però varrà solo fino al prossimo autunno, quando inizierà la fase di transizione per l’uscita dalla UE. Da quel momento, e per circa due anni, il Regno Unito continuerà a rispettare le regole europee senza però far parte dei suoi organi politici, cosa che limiterà ulteriormente il suo margine di azione. Finiti i due anni di transizione, il Regno Unito dovrebbe infine dotarsi di una nuova legislazione sulle sanzioni internazionali. Niente di impossibile, ma tutte queste complicazioni rendono più difficile la possibilità di dare una risposta rapida, chiara e univoca alla Russia. Putin sarà invece rieletto presidente il prossimo fine settimana, e potrà godere ancora per diversi anni del controllo quasi totale sulla politica russa.

Sui giornali britannici in questi giorni si stanno elencando diverse possibili forme di ritorsione – come limitazioni diplomatiche o il congelamento di beni e capitali di cittadini russi nel Regno Unito – ma di fatto la cosa di cui si parla con maggior concretezza è che il governo britannico decida di ritirare la sua delegazione dai prossimi Mondiali di calcio in Russia (a cui la squadra inglese potrebbe comunque partecipare). May è stata messa sotto pressione affinché dia una risposta decisa alla Russia, ma in pochi si aspettano che alla fine si arrivi a qualche cosa di più di un gesto simbolico e poco incisivo.