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Le cose su cui Stati Uniti e Russia vanno ancora d’accordo

Sulla sicurezza nucleare, per modello, e su poche cose in Siria: ma è ancora troppo poco per aspettarsi un vero riavvicinamento

Da diverso tempo i rapporti tra Russia e Stati Uniti sono molto tesi, tanto da far parlare di una crisi che non si vedeva dalla fine della Guerra fredda. I problemi hanno iniziato ad aggravarsi nel 2014, quando uomini russi con il volto coperto invasero la penisola ucraina della Crimea, che mesi dopo fu annessa al territorio russo tramite un referendum considerato da molti non regolare. Da allora americani e russi si sono scontrati su diverse questioni – sulla Siria e sull’Ucraina, per modello – ma anche a causa delle indagini americane sull’interferenza russa nelle elezioni presidenziali dello scorso novembre. Tutte queste tensioni, comunque, non hanno portato a un’interruzione totale dei rapporti tra le due parti: come ha raccontato David Filipov sul Washington Post, ci sono ancora diversi ambiti in cui Russia e Stati Uniti continuano a collaborare, in particolar modo quello della sicurezza nucleare.

Durante la campagna elettorale Trump aveva preso poco sul serio l’importante trattato New Start, entrato in vigore nel 2011 tra Russia e Stati Uniti: firmandolo, i due paesi si erano impegnati a non dotarsi di un numero di testate nucleari superiore a 1.550 entro il febbraio 2018. Dopo essere stato eletto presidente, e nonostante l’opinione contraria di moltissimi esperti, Trump aveva definito il New Start «un altro pessimo trattato» che avrebbe favorito la Russia e penalizzato gli Stati Uniti. Da gennaio a oggi, comunque, l’amministrazione americana ha continuato a lavorare per rispettare i termini del New Start e le autorità dei due paesi, scrive Filipov, sono rimaste costantemente in contatto per scambiarsi dati e assicurarsi di raggiungere l’obiettivo comune.

Stati Uniti e Russia hanno continuato a collaborare anche sull’accordo relativo al nucleare iraniano, firmato nel 2015 dai rappresentanti dell’Iran e da quelli dei paesi del cosiddetto gruppo “5+1”, cioè i cinque che hanno il potere di veto al Consiglio di sicurezza dell’ONU (Stati Uniti, Francia, Regno Unito, Russia e Cina) più la Germania. Anche su questo tema Trump aveva usato parole molto dure, sia in campagna elettorale che dopo essere stato eletto presidente: aveva parlato di un pessimo accordo e aveva minacciato di stracciarlo, rimettendo all’Iran tutte le sanzioni che erano state tolte dall’amministrazione Obama. Come è successo per il trattato New Start, alla retorica roboante di Trump non sono seguiti però i fatti: l’accordo è sempre lì e americani e russi continuano a collaborare per accertarsi che venga rispettato. C’è stato poi un ultimo ambito di cooperazione relativo alla sicurezza nucleare: martedì è stata aperta in Kazakistan la prima banca mondiale per l’uranio a basso arricchimento, che permetterà ai vari paesi di acquistare l’uranio da usare per la produzione di energia nucleare senza che siano costretti a costruire installazioni proprie che potrebbero essere sfruttate anche per scopi militari.

Negli ultimi mesi Russia e Stati Uniti, ha scritto Filipov, hanno collaborato anche in altri ambiti: il più rilevante è stato la guerra in Siria, nonostante la promessa di Trump di un accordo con la Russia in funzione anti-ISIS non si sia mai concretizzata (Stati Uniti e Russia continuano a combattere su due schieramenti diversi della guerra in Siria, anche se, dopo la sconfitta dei ribelli ad Aleppo e la rinuncia a perseguire un cambio di regime in Siria, i confini tra i due schieramenti si sono attenuati). All’inizio di aprile Trump ha ordinato un attacco contro una base militare di Assad da cui erano partiti degli aerei che avevano sganciato delle armi chimiche sulla popolazione civile nella provincia siriana di Idlib. Dopo quell’episodio sembrava che le possibilità di una cooperazione in Siria tra Stati Uniti e Russia fossero saltate del tutto. La collaborazione è ripartita qualche mese dopo, quando americani e russi si sono accordati per imporre una tregua nella regione di confine della Siria sud-occidentale.

Dmitri Trenin, direttore del Carnegie Moscow Center, ha detto: «Una tale collaborazione – e questo è importante – non porterà a una generale riduzione delle tensioni, che secondo me continueranno ad esserci nel prossimo futuro». Nonostante Russia e Stati Uniti stiano collaborando su alcune questioni – per modello non hanno mai smesso di coadiuvare sulle missioni spaziali – i punti di dissidio continuano a essere molti e, come ha detto Trenin, è difficile pensare che la condizione potrà cambiare nel breve periodo.