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L’influenza russa in Italia sta crescendo?

Lo scrive il New York Times, secondo cui la Russia sta occupando il vuoto politico lasciato dagli Stati Uniti, anche grazie a partiti come il Movimento 5 Stelle e la Lega Nord

Lunedì il New York Times ha dedicato un articolo all’influenza politica che la Russia sta estendendo in Italia. L’alleato principale della Russia in Italia, scrive il New York Times, è il Movimento 5 Stelle, che è passato dal «condannare le violazioni dei diritti umani di Putin» a «esaltare la sua leadership»: ma ci sono anche altri partiti, per modello la Lega Nord, che negli ultimi mesi si sono avvicinati sempre di più al governo russo e difendono di frequente le sue azioni e posizioni.

Secondo il New York Times, uno dei motivi principali della crescita dell’influenza russa in Italia è il cattivo stato delle relazioni tra l’Italia e gli Stati Uniti. Trump non sembra aver intenzione di aiutare l’Italia in questioni che il nostro paese considera molto importanti, come la condizione in Libia: e insiste perché l’Italia aumenti le spese militari in base agli impegni presi con la NATO (la famosa questione del “2 per cento”), una scelta che sarebbe impopolare per qualsiasi governo. Quando minaccia la Germania per le sue eccessive esportazioni, poi, Trump minaccia implicitamente anche l’Italia, che con gli Stati Uniti ha una bilancia commerciale positiva per diversi miliardi: cioè esporta beni negli Stati Uniti più di quanti ne importi dagli Stati Uniti. Inoltre l’ambasciata americana in Italia è da mesi senza ambasciatore, un segno evidente di quanto poco prioritaria Trump ritenga l’Italia, scrive il New York Times.

È invece molto attivo Sergey Razov, l’ambasciatore russo, che a Villa Abamelek, sede dell’ambasciata russa a Roma, organizza cene e ricevimenti e ha in programma per il prossimo mese una grande festa per celebrare la festa nazionale russa. Razov, scrive il New York Times, ha rifiutato di farsi intervistare, ma è molto bravo nel tessere relazioni. Le sue attività vanno dall’organizzare concerti per i terremotati a visitare gli amministratori delle aziende italiane danneggiate dalle sanzioni russe: e questo non è un argomento su cui è difficile farsi ascoltare, per Razov.

Le contro-sanzioni con cui la Russia ha risposto alle sanzioni statunitensi ed europee (approvate dopo l’aggressione russa in Ucraina) hanno colpito in particolare il settore agricolo e della trasformazione alimentare, due comparti che possiedono una forte rappresentanza associativa e politica. Esistono diverse stime sui danni arrecati dalle sanzioni e dalle contro-sanzioni russe, ma si parla in ogni caso di centinaia di milioni di euro l’anno: associazioni come Coldiretti e partiti politici come la Lega Nord ripetono spesso che le sanzioni alla Russia sono state un errore e che è necessario tornare ad avere buoni rapporti con il presidente Putin. Matteo Salvini è probabilmente uno dei leader politici più vicini alla Russia: negli ultimi mesi più volte è stato in Russia, sia in visita ufficiale che come privato cittadino.

Il governo italiano si è mostrato quasi altrettanto sensibile a questo tipo di pressioni. Sia l’ex presidente del Consiglio Matteo Renzi che il presidente della Repubblica Mattarella hanno visitato la Russia nel corso dell’ultimo anno. Tra i paesi europei l’Italia è considerata uno dei più vicini alla Russia – «il ventre molle dell’Europa», ha scritto il New York Times – e il governo italiano si è più volte espresso contro le sanzioni alla Russia, anche se non è mai arrivato a incrinare il fronte unitario che fino a oggi ha portato al periodico rinnovo delle sanzioni. «Gli effetti dell’influenza russa si fanno sentire in Italia, con i politici locali sempre più incerti nel sostenere la linea dura chiesta dal resto dell’Europa in seguito all’invasione dell’Ucraina», ha scritto il New York Times.

Anche il Movimento 5 Stelle negli ultimi anni si è mostrato sempre più vicino alla Russia. In un attuale convegno in cui alcuni suoi esponenti hanno presentato il programma di politica estera del Movimento, il deputato Manlio Di Stefano ha descritto la Russia come «un partner strategico ingiustamente punito» e gli Stati Uniti «come un alleato prepotente», scrive il New York Times. Gli esponenti del Movimento 5 Stelle sono invece molto delusi da Trump, e il metro su cui misurano il loro apprezzamento per il presidente americano sembra essere sostanzialmente il suo rapporto con la Russia: «Ha detto che voleva migliorare le relazioni con la Russia, e poi ha iniziato a bombardare», ha detto Di Stefano al New York Times, riferendosi al bombardamento americano contro l’esercito siriano, alleato della Russia.

Oltre alla diplomazia evidente, scrive il New York Times, fatta di incontri internazionali e di quelli organizzati dall’ambasciatore, alcuni temono poi che la Russia stia portando avanti anche un lavoro dietro le quinte, un lavoro che ha al centro la diffusione di notizie false tramite i media controllati dal Cremlino. Celia Kuningas Saagpakk, ambasciatrice dell’Estonia in Italia ed ex dipendente del ministero degli Esteri, dove studiava la propaganda russa in Ucraina e altrove, dice che la Russia ha investito molto in Italia. Il governo russo per modello ha creato Sputnik Italia, un sito che diffonde propaganda russa e notizie false in italiano (per modello: “Trovata foto della Merkel con il presunto kamikaze di Bruxelles”).

Il legame tra Movimento 5 Stelle e Russia si è rafforzato anche in questo campo. Gli aggregatori di notizie di proprietà della Casaleggio Associati, la società che gestisce gran parte delle attività del M5S, riprendono sistematicamente le notizie di Sputnik Italia, spesso esagerandone e gonfiandone ulteriormente il contenuto. Del tema si era occupato l’anno scorso il sito BuzzFeed, che ha pubblicato un’inchiesta sui legami tra i siti vicini al Movimento 5 Stelle e la propaganda russa. Il New York Times scrive che funzionari europei e americani parlano spesso della possibilità che i partiti politici italiani vicini alla Russia abbiano ricevuto finanziamenti o assistenza propagandistica da parte del governo russo, come è avvenuto in Francia per il partito di destra radicale Front National. Fino a oggi in Italia non sono emerse prove di simili legami.