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Le ultime su Trump, l’FBI e la Russia

Il licenziamento improvviso di James Comey sta avendo sviluppi concreti e potenzialmente imbarazzanti, che arrivano persino nelle didascalie delle foto sui giornali

A un giorno di distanza dal licenziamento del capo dell’FBI James Comey da parte del presidente americano Donald Trump, le cui ragioni non sono ancora chiarissime, la notizia continua a essere su tutte le prime pagine dei giornali e dei siti di news americani, e ha avuto alcuni sviluppi potenzialmente molto rilevanti per il futuro dell’amministrazione Trump.

Il timore principale di diversi politici americani, soprattutto Democratici, è che Trump abbia licenziato Comey per rallentare e ostacolare le diverse indagini che l’FBI stava compiendo sulle ingerenze della Russia nell’ultima campagna elettorale e i presunti legami fra il comitato Trump e il governo russo. Per consentire che l’indagine prosegua senza intoppi, senatori e deputati stanno chiedendo di nominare un procuratore speciale che la supervisioni: la Casa Bianca e i Repubblicani hanno già detto che non lo ritengono necessario, ma è probabile che la polemica andrà avanti ancora per parecchio tempo. Sta proseguendo inoltre l’inchiesta separata del Congresso sugli stessi temi: ieri la commissione per l’Intelligence del Senato ha chiamato a comparire Michael Flynn, il controverso collaboratore di Trump considerato molto vicino al governo russo che si è modesto un mese dopo l’insediamento dell’amministrazione, ufficialmente per aver mentito al vicepresidente Mike Pence (in un primo momento Flynn aveva chiesto l’immunità, richiesta che è stata rifiutata).

Nei prossimi giorni ulteriori elementi sul licenziamento di Comey e l’indagine su Trump e la Russia potrebbero giungere dai giornali: Comey era molto rispettato dentro l’FBI e diversi giornalisti stanno facendo notare che questo potrebbe spingere agenti e funzionari a passare più notizie del solito ai giornali per “vendicare” il suo licenziamento. Qualcosa sta già venendo fuori: diversi media fra cui il New York Times, Reuters e CNN hanno scritto che pochi giorni prima di essere licenziato Comey aveva chiesto al dipartimento della Giustizia più risorse per l’inchiesta sull’ingerenza russa, forse per espanderla o prolungarla (un portavoce del dipartimento della Giustizia ha smentito la notizia, definendola “totalmente falsa”). NBC News ha detto invece che, secondo diverse sue fonti, Comey è stato licenziato perché si era rifiutato di chiudere l’inchiesta su Trump e la Russia. Nemmeno questa notizia è stata confermata, ma è probabile che nei prossimi giorni ne sapremo qualche cosa di più.

Per ora gli sforzi di molti si stanno concentrando sulla richiesta di nominare un procuratore speciale che supervisioni l’indagine dell’FBI, sottraendo il controllo e la supervisione alla Casa Bianca. L’unico che ha l’autorità di nominare una figura del genere è il viceprocuratore generale Rod Rosenstein, dato che in marzo il suo capo Jeff Sessions ha rinunciato a occuparsi personalmente e prendere decisioni in relazione all’indagine perché coinvolto nel comitato elettorale che ha appoggiato la candidatura di Trump.

L’indagine dell’FBI sta proseguendo, ma come minimo sarà rallentata dalla ricerca e poi dall’insediamento di un nuovo direttore dell’agenzia; senza contare che molti tra i Democratici e nella stampa ora temono che Trump nomini una persona non particolarmente indipendente dal punto di vista politico (e che anche se lo fosse, saprebbe che Trump può licenziarlo in qualsiasi momento se inappagato dall’andamento dell’indagine), che chiuda l’inchiesta o non la persegua con determinazione. Anche per questo praticamente tutti i parlamentari Democratici stanno spingendo per nominare un procuratore speciale. Anche alcuni parlamentari Repubblicani si sono associati a questa richiesta, così come lo staff di editorialisti del New York Times.

Al momento questa possibilità sembra piuttosto lontana. Rosenstein è stato nominato da Trump e molti pensano che non sia sufficientemente indipendente dall’amministrazione per prendere una soluzione di questo tipo. Senza contare che è stato lui stesso – oltre a Sessions – a raccomandare a Trump di licenziare Comey, secondo la Casa Bianca dopo avere compilato un documento di tre pagine in cui ha elencato i fallimenti di Comey da direttore. Il capogruppo dei Repubblicani in Senato, Mitch McConnell, qualche ora fa ha detto che una nuova indagine da parte di un procuratore speciale ostacolerebbe quelle già in corso.

Intanto ieri, con un tempismo notevole, Trump ha ricevuto per la prima volta alla Casa Bianca il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov, con cui ha parlato per circa quaranta minuti. Le foto della stretta di mano fra Trump e Lavrov sono state diffuse solamente dai media russi, dato che nessun fotografo americano aveva ricevuto il permesso di entrare nella stanza assieme a loro. Qualche ora dopo si è scoperto che l’autore delle foto, che i funzionari americani pensavano fosse il fotografo ufficiale di Lavrov, lavora anche per l’agenzia stampa statale russa, cosa che ha generato qualche preoccupazione sui suoi movimenti.