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Salvini minaccia “strappi”: «Via l’embargo alla Russia»

Roma - C’è un problema in più per Sergio Mattarella, l’attacco alla Siria rilancia il dibattimento sulle sanzioni alla Russia e il fronte filo-Putin guidato da Matteo Salvini già minaccia strappi con il resto dell’Ue sul tema della sanzioni a Mosca.

Il leader della Lega si riprende la scena, dopo lo smarcamento di Silvio Berlusconi che ha criticato la posizione di Salvini sui missili contro Assad: «Con noi al governo le sanzioni alla Russia sono la prima cosa a saltare».

Una posizione subito appoggiata anche dal governatore della Liguria, Giovanni Toti («Le sanzioni non stanno servendo») e simile anche a quella sostenuta fin qui da M5S.

In realtà, tutti i partiti - compreso il Pd - hanno dubbi sulle sanzioni contro la Russia e anche i governi Renzi e Gentiloni hanno provato in questi anni a porre la questione in Europa, senza però giungere per il momento a metterle in discussione. Sandro Gozi, sottosegretario alla presidenza del Consiglio che ha avuto proprio la delega ai rapporto con l’Ue, commenta così l’annuncio Usa di nuove sanzioni: «È tempo della diplomazia, più che di nuove sanzioni. E serve un dialogo stringente con la Russia, e anche con la Turchia e l’Ira, senza i quali nessuna soluzione politica duratura è possibile in Siria».

Ma un conto è avere dubbi, altra cosa è immaginare iniziative solitarie dell’Italia in Ue: «Bisogna sapere - continua Gozi - che nell’Ue non si va a colpi di dichiarazioni roboanti o minacce unilaterali, bisogna convincere gli altri partner. Chi vuole andare al governo dovrebbe sapere se queste dichiarazioni servono o no a raggiungere l’obiettivo». Per eliminarle «bisogna fare una valutazione politica - a livello di consiglio europeo - sullo stato di attuazione degli accordi di Minsk».

Deborah Bergamini, che si occupa di esteri per Forza Italia, dice che su questo il centrodestra è assolutamente unito perché anche Fi ha «una posizione molto critica sulle sanzioni, che non sembra stiano avendo risultati sul fronte della pacificazione in Ucraina e danneggiano molto la nostra industria agroalimentare. E i governi del Pd in questi anni hanno prodotto solo parole». La linea di Bergamini, però, non sembra prevedere mosse unilaterali, a differenza di quanto dice Salvini: «Se saremo al governo, al prossimo Consiglio Europeo porremo il tema di una verifica seria, con i numeri, sulla efficacia di queste sanzioni».