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Fattura elettronica, la guida al big bang per le partite Iva

La scena fece scalpore: Oleg Deripaska, uno degli uomini più ricchi di Russia, umiliato pubblicamente da Vladimir Putin. Era il giugno 2009, e il Cremlino lottava per contenere l’impatto sociale della crisi economica. E quando i dipendenti di una fabbrica di Pikaliovo cominciarono a bloccare le strade per difendere i propri posti di lavoro, Putin si precipitò in città, e ordinò bruscamente al «re dei metalli» di riprendere a pagare gli stipendi. Dandogli un giorno di tempo.

Oggi Putin non potrà più essere così severo con Deripaska e i suoi problemi, che fanno impallidire i guai di Pikaliovo: l’oligarca non ha più quasi neppure uno a cui chiedere aiuto. Il suo impero, concentrato sulla holding EN+ e su Rusal, secondo produttore mondiale di alluminio, è colpito più di tutti dalle nuove sanzioni annunciate dagli Stati Uniti che di fatto si propongono di tagliare i ponti tra Deripaska e il mercato americano, dove Rusal è il secondo fornitore dopo il Canada.

Ma nella «lista nera» di Washington ci sono diversi altri grossi nomi dell’economia russa: e se le restrizioni entrate in vigore per la crisi ucraina erano circoscritte al settore della difesa e ad alcuni ambiti di quello energetico, mentre venivano limitati gli strumenti a disposizione delle imprese russe sanzionate per ridurre la loro possibilità di trovare nuovi finanziamenti a lungo termine in Occidente, oggi agli investitori americani - strategici e di portfolio, e non solo americani - viene negata la possibilità di effettuare transazioni, e di detenere e scambiare titoli con gruppi di grandi dimensioni e di portata generale, partner di multinazionali. Tremano anche le compagnie escluse dal “Kremlin Report” del Tesoro Usa: neppure uno può dire con certezza se la “lista nera” non verrà allungata, anche oltre la cerchia ristretta del presidente russo.

Aleksej Mordashov, principale azionista e presidente di Severstal (acciaio), è stato il primo ad alzare la mano, e a chiedere l’aiuto del governo per le imprese colpite dalle sanzioni americane. Del resto, il premier Dmitrij Medvedev lo aveva già promesso. Lo Stato deve provare in tutti i modi a circoscrivere la crisi e a limitarne l’impatto sull’economia nazionale: i posti di lavoro che dipendono dagli oligarchi sono molti di più di quelli della fabbrica di cemento a Pikaliovo.