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Dai tassi al bilancio: i cinque punti chiave della riunione...

Il lancio dell’ultimo missile nordcoreano, che ha sorvolato il Mar del Giappone, rinfocola il dibattimento sui sistemi di difesa missilistica attualmente in servizio da parte dei principali eserciti del mondo. Una prima, fondamentale, distinzione riguarda il tipo di minaccia che questi sistemi si propongono di contrastare. La minaccia di un missile balistico intercontinentale è quella più significativa da sventare. Un missile balistico può trasportare testate convenzionali, nucleari, chimiche o biologiche, e necessita di un sistema missilistico di intercettazione antibalistica.

Attualmente solo gli Stati Uniti e la Russia sono nelle condizioni di intercettare missili balistici intercontinentali. La Russia ha scherato a difesa dell’area industriale di Mosca il sistema di difesa A-135, progettato per intercettare e distruggere i missili balistici nella fase finale di discesa, operativo 24 ore su 24. Modernizzato nel 1995 sulla base di un’installazione degli anni Sessanta, si compone di un primo strato di 32 missili ABM-4 Gorgon a lungo raggio per intercettazioni fuori dall'atmosfera e di un secondo strato di 68 missili ABM-3 Gazelle a corto raggio per intercettazioni atmosferiche. La linea antimissile, inoltre, dovrebbe essere presto rinforzata. Si parla di un sistema A 235 e dell'ancora misterioso S-500, di cui almeno una versione sarebbe in grado di uscire dall'atmosfera e fermare non solo testate multiple, ma forse anche i più evoluti missili made in Usa.

Chiaramente gli Stati Uniti non stanno a guardare e affidano la propria difesa al sistema cosiddetto “Ground-based Midcourse Defense”, progettato per intercettare missili balistici a lungo raggio in entrata. Vanta quarantaquattro intercettori schierati a Fort Greeley, in Alaska e presso la Vandenberg Air Force Base, in California. Gli intercettori si basano sull'Exoatmospheric Kill Vehicle, sistema cinetico di rilascio che utilizzando i dati di orientamento e sensori di bordo dovrebbe identificare e distruggere un missile in arrivo nello spazio. A questa linea di difesa continentale, bisogna aggiungere le trentatré unità Aegis della Us Navy equipaggiate con intercettori SM-3. Lo scudo americano dovrebbe in futuro integrarsi nel sistema di difesa balistica della Nato, che si fonda sulle postazioni di fuoco presenti in Gran Bretagna, Polonia, Romania, Turchia e sugli incrociatori lanciamissili di stanza nel Mar Mediterraneo (il progetto dello scudo spaziale già agognato da Ronald Reagan e da George Bush).

Per colpire missili balistici a medio e corto raggio gli Usa hanno varato il sistema Thaad (Terminal High Altitude Area Defense): questo sistema è in via di installazione in Corea del Sud e potrebbe presto essere installato anche in Giappone, in funzione anti-Pyongyang. Per la difesa tattica, l’esercito Usa può sempre contare sugli affidabili Patriot, gli ultimi missili terra-aria che hanno fatto la storia soprattutto durante la Guerra del Golfo, quando intercettavano i missili Scud di Saddam Hussein lanciati come ritorsione contro Israele.

Infine, appunto, Israele: lo Stato ebraico si difende con il cosiddetto sistema Arrow, che dovrebbe essere l’unico sistema di missili anti-balistici al mondo capace di intercettare suoi bersagli nella alta stratosfera. Da notare come Israele sia l’unico Paese al mondo coperto totalmente da una costosissima rete di difesa antibalistica a corto raggio, sviluppata (insieme agli Usa) per proteggersi dagli attacchi missilistici di Iraq e Iran. Israele è anche in grado di intercettare minacce a corto raggio come i razzi (Qassam, Katjuša o Grad) scaricati dalla Striscia di Gaza, dal Libano o dalla Siria, a difesa delle proprie città. Il sistema è chiamato “Cupola di ferro” , ed è implementato dall’azienda israeliana Rafael.