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L'Italia che crolla: dal ponte Morandi al viadotto della Palermo-Agrigento durato 10 giorni

Non poteva esserci momento peggiore per una nuova disputa sul gas tra Russia e Ucraina. Con i mercati dell’energia impazziti per il freddo intenso, che rende difficile soddisfare la domanda, bisognerà fare i conti anche con questo imprevisto: mentre in tutta Europa i prezzi del combustibile volavano a livelli mai visti, Gazprom ieri ha fermato le forniture a Kiev.

La soluzione segue una sentenza della Corte arbitrale di Stoccolma, che ha dato ragione all’ucraina Naftogazin una causa relativa al transito di gas, riconoscendole danni per 4,6 miliardi di dollari.

A Gazprom, in credito con Kiev per forniture erogate tra il 2014 e il 2016, è stato concesso di pagare solo 2,56 miliardi. Ma il colosso russo ha comunque reagito male: in attesa di un accordo condiviso sui diritti di transito, ha interrotto le consegne di gas, restituendo a Kiev il denaro già versato per marzo.

Naftogaz, che avrebbe dovuto ricevere 18-20 milioni di mc al giorno, minaccia nuove richieste di danni. Nel frattempo ha chiesto alle utilities di tagliare i consumi del 5-10% per 4 giorni e avviato la ricerca di forniture alternative.

In teoria il gas russo dovrebbe continuare a raggiungere (anche via Ucraina) gli altri clienti, che in questi giorni di gelo l’hanno accolto a braccia aperte. In Italia per ora non si segnalano riduzioni dei flussi, che dal punto di ingresso di Tarvisio questa settimana sono tornati ad essere molto elevati, oltre 110 milioni di metri cubi al giorno.

I mercati europei sono cambiati rispetto al 2006 e al 2009, quando le guerre del gas tra Mosca e Kiev misero in ginocchio il sistema degli approvvigionamenti: l’Europa si è dotata di interconnessioni migliori, stoccaggi più flessibili e una maggiore diversificazione delle fonti, grazie anche al Gnl.

La Russia però non ha ancora raddoppiato il gasdotto Nord Stream, né ha costruito il Turkish Stream, dunque il suo gas non può aggirare del tutto l’Ucraina. E nei prossimi giorni i nodi rischiano di venire al pettine. A meno che il Generale Inverno non suoni la ritirata, permettendoci di consumare meno gas (si spera in modo duraturo, visto che è quasi primavera).

In Italia potremmo essere a una svolta. Le temperature sono previste in risalita e già nella giornata di oggi gli operatori si aspettano una riduzione del necessario di gas di circa 30 milioni di mc, risparmio che nel weekend, con le fabbriche ferme, potrebbe salire a 80-90 milioni di mc.

Sta di fatto che i mercati sono ancora ben lontani dal ritrovare la calma. E il Punto di scambio virtuale (Psv) non è stato risparmiato dal caos che ieri ha travolto gli scambi in tutti i maggiori hub europei.

In una giornata ad altissima volatilità, il prezzo italiano del gas è schizzato fino a 91 euro per Megawattora, livello che non aveva raggiunto nemmeno a dicembre, dopo l’incendio a Baumgarten, e che è quasi triplo rispetto ai livelli “normali” di questo periodo dell’anno. In chiusura il day ahead era intorno a 60 €/Mwh.

Altrove è andata peggio: quasi ovunque in Europa si è saliti sopra 100 €/Mwh, prezzi da record storico. Anche ieri le tensioni sono state molto forti soprattutto in Gran Bretagna, dove è stato dichiarato lo stato di emergenza con relativo taglio delle forniture ai clienti industriali interrompibili. Ma anche in Francia è scattato ufficialmente l’allarme rosso sulle forniture.