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Russia, i cento anni di un’assurdità logica

Il centenario che commemoriamo questo mese, il solenne anniversario della rivoluzione bolscevica, è il centenario di un’assurdità logica e delle sue conseguenze. La presa del potere in Russia da parte dei bolscevichi è stata un caso, ma è stata interpretata come un destino. Quello che è avvenuto non era stato predetto proprio da neppure uno, ma il suo prestigio si è basato sulla persuasione secondo cui si erano compiute le ben note predizioni scientifiche di Karl Marx. L’assurdità di queste contraddizioni costituiva la mistica bolscevica. E la cosa più assurda di tutte è che l’attrattiva di questa mistica si è rivelata straordinariamente grande.

E la società che emerse da quegli avvenimenti, la società comunista dell’Unione Sovietica, esibiva la stessa doppia caratteristica. La società sotto il governo comunista era un tipo di democrazia che, per il fatto di essere più democratica delle normali democrazie, aveva preso la forma di una dittatura. La società comunista era il governo dei molti, cosa che richiedeva il pugno di ferro di un solo capo. Anche le politiche della nuova società seguivano la stessa doppia formula. La società comunista era la più gentile, la più generosa e la più umanitaria tra tutte le società nella storia del mondo e sterminò intere classi sociali. Era una società che venerava con devozione i lavoratori e nei suoi campi di lavoro instituì il lavoro schiavile di massa

L’attrattiva del bolscevismo era un culto della ragione che era, allo stesso tempo, una pazzia. E, per un considerevole tratto del Ventesimo secolo, il potere di questa attrattiva si rivelò il più forte che si fosse mai visto nel mondo. Nel giro di suppergiù trent’anni, il comunismo poteva contare sulla lealtà, o quantomeno sull’obbedienza, di qualche cosa come un terzo della popolazione e metà della superficie del mondo, con entusiasti sostenitori in ogni Paese della Terra. E aveva ragione di ritenersi prossimo a un trionfo universale. Nemmeno l’Islam del Settimo e dell’Ottavo secolo aveva ottenuto successi paragonabili.

Naturalmente molti potrebbero affermare che nel corso del Ventesimo secolo, in varie parti del mondo, l’attrattiva del comunismo era molto meno ambigua e non aveva nulla a che fare né con le assurdità logiche della teoria bolscevica né con il culto mistico dell’obbedienza. E, soprattutto, molti potrebbero affermare che, in un Paese dopo l’altro, chi faceva parte del movimento dei lavoratori finì per sostenere il Partito comunista per una questione di solidarietà tra lavoratori e niente di più. I lavoratori desideravano vedere una classe lavoratrice più forte e il comunismo offriva forza. O, quantomeno, un gran numero di persone dicevano questo, e ancora lo dicono.

Ma era vero? In Russia il primo risultato ottenuto dai bolscevichi di Lenin fu quello di assaltare e distruggere i menscevichi (o socialdemocratici), insieme con tutte le altre istituzioni e organizzazioni non comuniste della classe lavoratrice. E questo divenne un obiettivo del comunismo anche in tutti gli altri Paesi. Ovunque nel mondo industrializzato il primo e più duraturo risultato politico ottenuto dal Partito comunista fu quello di creare divisioni nel movimento dei lavoratori. L’eredità delle rivoluzione bolscevica del Novembre 1917, quindi? Che cos’è? Una catastrofe. Lo sanno tutti, ormai. E l’attrattiva del comunismo? Che cos’era, alla fine, questa attrattiva? Ci si porrà ancora per secoli questa domanda. E sarà un’indagine sulla natura umana.