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Russia, arriva Eataly. Farinetti: «Ambasciatore per superare le sanzioni». E poi: «I migranti come il grano duro»

La cucina italiana in Russia come ambasciatore. «Questa apertura è anche da considerare come una sorta di buon augurio a superare l'embargo e le difficoltà nelle relazioni» tra Russia e Occidente «che momentaneamente esistono». «Eataly si fa ambasciatore in questo senso» dice il fondatore di Eataly Oscar Farinetti intervenendo all'inaugurazione del primo polo gastronomico della catena in Russia, al quarto piano del nuovo centro commerciale Kievskij di Mosca. «Il modo di fare italiano - sottolinea Farinetti - è un grande vantaggio che non può essere fermato alla frontiera e non si paga neanche alla dogana».

Il patron di Eataly ha poi sottolineato che «oltre il 90% dei prodotti confezionati in vendita» nel punto vendita moscovita «sono made in Italy 100%: quindi tutto il vino, tutto l'olio extravergine, tutta la pasta, tutti i nostri pomodori pelati, tutti i prodotti confezionati sia in vetro sia in carta». «Per quanto riguarda i prodotti freschi - aggiunge - abbiamo importato tutto quello che si poteva importare e, laddove non si poteva importare, lo abbiamo fatto qui». Nel polo gastronomico è ad modello presente un piccolo caseificio: qui - ha detto Farinetti alla stampa - «con straordinari prodotti russi, abbiamo trovato latte e altri prodotti di altissima qualità, siamo riusciti a produrre» formaggi e latticini «con 100% di Italian savoir faire». 

Poi aggiunge, Farinetti: «Gli ingredienti base della cucina italiana, come pomodoro e grano duro, sono prodotti d'importazione, ovvero degli immigrati, e sono arrivati da noi così come oggi da noi vengono per l'appunto i migranti: se non avessimo accolto quei prodotti oggi non avremmo la cucina italiana, che è frutto d'integrazione e contaminazione».