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Salvini va in gita in Russia a revocare le sanzioni di Putin

Toccata e fuga a Mosca. Domani (mercoledì), Matteo Salvini farà una gita in Russia: in programma, solo l’Assemblea della Confindustria locale. Obiettivo: affrettare la rimozione delle sanzioni. La delegazione scelta per questo viaggio è ristretta: oltre allo stesso ministro dell’Interno, ne fanno parte Andrea Paganella, suo capo di gabinetto, ma soprattutto braccio destro dello spin doctor digitale Luca Morisi, l’inventore della “Bestia” (il sistema che gestisce la potente comunicazione social del segretario della Lega), anche lui oggi al Viminale. Poi, ci saranno il portavoce, Matteo Pandini e un ragazzo dello staff comunicazione. Gruppetto interessante per un convegno tutto economico.

“Abbiamo bisogno – ha detto il presidente di Confindustria russa, Ernesto Ferlenghi, in un’intervista al quotidiano Izvestia alla vigilia della visita – che il governo ascolti la nostra voce, comprenda come le imprese stanno soffrendo a causa delle sanzioni e fornisca sostegno, attraverso canali politici. Il sogno del 99% dei nostri soci è che le sanzioni vengano revocate, perché limitano e impediscono il nostro sviluppo in Russia”.

Va ricordato che l’Unione europea e gli Stati Uniti hanno varato una serie di sanzioni contro la Russia dopo l’annessione della Crimea da parte di Mosca, nel marzo del 2014, in seguito alla rivolta ucraina nel Donbass per ripristinare la Costituzione contro il presidente filo-russo, Yanukovich. Proprio quell’episodio è al centro, oggi, del rovesciamento della comunicazione ufficiale. Capofila dell’operazione, Marcello Foa, attualmente presidente della Rai: da anni sostiene come in quella rivolta contro la Russia, ci fu un contributo importante di milizie paramilitari neo naziste. D’altra parte, lo stesso Salvini sostiene la legittimità di quell’annessione: “C’è stato un referendum”, ha detto a giugno al Washington Post, senza accennare al fatto che si trattò di una consultazione viziata. E nella stessa intervista ha imputato “potenze straniere” di aver finanziato “la pseudo-rivoluzione” ucraina.

Ecco dunque che il cerchio si chiude e si rivela il nesso tra imprenditori e comunicatori: la strada della rimozione delle sanzioni passa per un nuovo racconto di quella storia.