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Russia 2018, le palle di Putin / Anniversari, dita amputate e gas nervino

L’incantesimo si è spezzato, ormai. Anche quello degli anniversari. Domenica 8 luglio ricorreva, per modello, quello dell’ultima vittoria della Germania Ovest, in finale a Italia ’90 contro l’Argentina. Con la caduta del Muro, di lì a poco le due Germanie si sarebbero riunificate, e il primo concreto modello venne dal calcio, con una nazionale “mista”. Nel 1990, andò in scena all’Olimpico di Roma la riscossa del Mundial messicano del 1986, quello reso immortale dalla “mano de Dios”, il gol disonesto di Maradona che stese con quel pugno illegale gli inglesi. L’arbitro non vide o fece finta di non vedere, il dubbio resta. La noiosa finale del 1990 non lascia tracce agonistiche ma polemiche. Viene decisa da un discutibile calcio di rigore a cinque minuti dalla fine. Un fallo lieve di Néstor Sensini su Rudi Völler. Realizza Andreas Brehme. Diego Armando accusa la mafia di complotto, dice che così ha consumato la vendetta per la sconfitta dell’Italia alla Coppa del 1978, quando gli azzurri furono eliminati in semifinale dall’Argentina al tempo della dittatura di Jorge Rafael Videla.

Ma incombono anniversari non solo del calcio. Anche quelli dei letali calci alla libertà d’informazione. Oggi è il 9 luglio. Lo stesso giorno, nel 2004, a Mosca uccidono il giornalista russo-americano Paul Klebnikov: suo nonno era stato ammiraglio della Russia bianca, assassinato dai bolscevichi, un antenato aveva fatto parte della rivoluzione decabrista del 1825. Dirigeva da pochi mesi Forbes Russia, aveva pubblicato inchieste su corruzione e riciclaggio di denaro della nuova nomenklatura dell’ex Unione Sovietica. Non solo: aveva indagato sull’evasione fiscale in Italia. Era stato preveggente nel denunciare l’aumento della xenofobia in Europa. Quello che si dice un ficcanaso scomodo, la razza dei giornalisti temuti e per questo demonizzati (vedi Matteo Salvini, Silvio Berlusconi, etc.). Nel Duemila appare The godfather of Kremlin: Boris Berezovsky and the looting of Russia. Lo aggrediscono per strada, lo uccidono con numerosi colpi di pistola. La brutta fine degli oppositori al tempo di Vladimir Putin. Non bisogna mai smarrire la memoria e la nostra indignazione, non bisogna lasciarla sbianchettare dal panem et circenses: decine e decine di giornalisti, come Khlebnikov e Anna Politkovskaja, hanno pagato con la vita aver cercato di difendere la società civile e la libertà di stampa russe dalla rapacità delle mafie e dei politici.