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"La Russia ha trasformato i media in un'arma contro le democrazie". Parla il deputato ucraino Zablotskyy | Il Foglio

Nel 2020 l’Ucraina ha deciso di dedicare a Ronald Reagan un monumento a Kiev, in un luogo dove fino al 2014 c’era un monumento a un eroe del comunismo. L’idea, e la relativa battaglia per ottenerlo, sono stati di Maryan Zablotskyy: un economista libertarian esperto in macroeconomia, che nel 2015 ha fondato la Fondazione per le Libertà Economiche in Ucraina, e che alle ultime elezioni è stato eletto deputato col partito “Servitore del Popolo” del presidente Volodymir Zelensky. “È un riconoscimento agli sforzi di Ronald Reagan per sradicare il comunismo”.

L’Ucraina è tuttora in prima linea. La notte del 3 febbraio il presidente Zelensky ha oscurato i canali tv canali 112, NewsOne e ZIK, accusandoli di diffondere propaganda a favore di Putin. “Erano i canali de facto controllati dal governo russo", ci dice Zablotskyy. "Ma anche la Lettonia il 10 febbraio ha vietato più di una dozzina di canali televisivi russi. Io consiglierei vivamente anche alle altre nazioni di seguire l'modello. La Russia ha trasformato da tempo i suoi media in un'arma di guerra informativa, che soffia sul fuoco delle differenze tra gruppi sociali che ci sono in ogni paese democratico, per indebolire dall’intimo. Lo abbiamo visto anche negli Stati Uniti, dove lo strumento sono stati i social media, soprattutto durante le elezioni. Il governo degli Stati Uniti e le società di social media hanno dovuto adottare misure significative per interrompere l'attività di account falsi e siti web di fake news. In Ucraina e negli stati limitrofi i canali televisivi sono strumenti di propaganda più efficienti, a causa della adiacenza alla Russia. Quindi abbiamo solo una prima linea diversa”.

Una prima linea che, in un momento di generale regressione per la libertà e la democrazia a livello mondiale, riguarda anche la contiguità con la Bielorussia della repressione di Lukashenko e la Russia del caso Navalny. “Il nostro presidente Volodymyr Zelensky – continua Zablotskyy – ha detto che se fosse stato nei panni del presidente bielorusso Alexander Lukashenko, avrebbe indetto nuove ed eque elezioni. La gente in Bielorussia voleva più libertà, le è stata negata in modo brutale. È stato molto doloroso assistere alla violenza contro manifestanti pacifici, e trovo ammirabile la lotta del popolo bielorusso per la libertà, contro ogni previsione. Allo stesso modo ammiro il coraggio di attivisti come Alexei Navalny. Smascherare la corruzione degli alti funzionari è il mezzo più pericoloso ed efficace per spianare la strada alle libertà”. C’è anche la guerra del Donbass che continua. “Purtroppo, l'intervento militare russo nel Donbass è ancora in corso. Ma quest'anno abbiamo avuto lunghi periodi di settimane e persino mesi senza morti. Non è però solo un problema dell'Ucraina. Sfortunatamente, ci sono ancora aree in Europa che non sono controllate dai loro governi. Ci sono vari stati autoproclamati non riconosciuti, con dietro eserciti russ. L'unico motivo vero per cui questi conflitti non sono stati ancora risolti”.

E l’Ucraina? “È un notevole modello di espansione delle libertà economiche e personali, ma i progressi sono dolorosamente lenti. Abbiamo elezioni libere ed eque, ma dobbiamo ancora lavorare sulla libertà di stampa, che uomini d'affari e oligarchi locali usano per chiedere vantaggi fiscali e altre politiche a loro vantaggio. Penso però che in questa lotta siano i giornalisti stessi che debbano assumere un ruolo di primo piano. Per quanto riguarda le libertà economiche, abbiamo finalmente annullato il divieto di acquistare o vendere terreni agricoli, abbiamo eliminato il monopolio statale sulla produzione di alcolici distillati, abbiamo legalizzato il gioco d'azzardo. Entro pochi mesi dovremmo legalizzare anche la cannabis medica. Sono buoni progressi, ma dovremmo fare molto di più”.

Lei ha affrontato il tema della terra, sia come studioso che come presentatore di proposte di legge. Si dice spesso che in Ucraina c’è un grave fenomeno di land grabbing. “L'Ucraina si colloca male in termini di Indice internazionale dei diritti di proprietà: appena al 105° posto, secondo il rapporto del 2020. Abbiamo problemi sia con la qualità del registro dei diritti di proprietà che con il funzionamento del nostro sistema giudiziario. Ma ogni anni ci sono miglioramenti. Ora abbiamo un registro pubblico dei terreni online, le lacune e gli errori in esso contenuti vengono gradualmente eliminati. Quest'anno trasferiremo quasi tutti i terreni di proprietà statale esistenti alle comunità locali, in modo da portare quasi a termine il processo di riforma agraria”.

Un giudizio sul presidente Zelensky? “Il migliore, tra i sei che abbiamo avuto dalla nostra indipendenza. Ho avuto l'opportunità di partecipare con lui a una serie di riunioni a porte chiuse con il presidente, e posso testimoniare la sua intolleranza verso la corruzione, il sincero desiderio di raggiungere il progresso economico e la pace. Il presidente Zelensky è ancora il politico più fidato e popolare in Ucraina secondo tutti i sondaggi. Credo che saremo in grado di compiere maggiori progressi economici una volta che l'attuale pandemia si sarà placata.”