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Quell'anello ritrovato che ci lega agli eroi della guerra di Russia

Una fede, pegno d'amore per sempre e un altro anello riapparsi nella valle della morte, dove giacciono ancora i resti di tanti soldati italiani caduti nella ritirata di Russia durante la Seconda guerra mondiale. Due ricercatori per passione, che vanno sul posto e poi si immergono negli archivi partendo dalla dedica della sposa incisa sull'anello nuziale. Alla fine, dopo 76 anni, il filo della storia permette di specificare il proprietario degli anelli, il tenente colonnello Gaetano Sacco disperso in Russia la vigilia di Natale del 1942. E sua nipote Cecilia, che finalmente ha riavuto la fede del nonno mai tornato a casa.

«Vicino agli anelli c'erano le ossa delle tre dita di una mano. Penso che i resti terreni dell'ufficiale e dei suoi artiglieri siano ancora nella valle della morte dove si sono sacrificati per permettere a migliaia di soldati italiani in ritirata dal fronte del Don di uscire dalla sacca dell'Armata Rossa» spiega Giovanni Di Girolamo a il Giornale. Un ricercatore per passione, che assieme a Edoardo Chiappafreddo ha riportato in vita la storia dimenticata e valorosa del tenente colonnello Sacco, comandante del II gruppo del 52° reggimento di artiglieria della Divisione Torino.

Gli anelli sono stati trovati anni fa nei pressi del villaggio di Arbuzovka da alcuni russi, ma neppure uno aveva idea a chi appartenessero. Nel dicembre del 1942 l'Armata Rossa stava chiudendo il cerchio attorno alle truppe tedesche e dell'Armir in ritirata. Ad Arbuzovka si è combattuta una disperata battaglia per sfuggire dalla sacca.

«Un anno e mezzo fa i russi mi hanno segnalato il ritrovamento degli anelli. Una fede matrimoniale e un anello personale che riporta le iniziali di un nome. Sull'anello nuziale è incisa una dedica: «Da Cecilia a Tanino, 22 luglio 1926» racconta Di Girolamo. La ricerca per giungere al proprietario è una missione quasi impossibile. Nell'Italia meridionale Tanino è spesso il nomignolo di Gaetano e il militare italiano doveva avere fra i 35 ed i 50 anni durante la battaglia di Arbuzovka.

«La ricerca è stata condotta su nominativi di caduti, dispersi e reduci verificando il più possibile atti di nascita e di matrimonio presso le banche dati del ministero della Difesa, degli archivi di Stato e delle anagrafi comunali» sottolinea Di Girolamo. «Alla fine siamo riusciti ad appurare che il possessore degli anelli era il tenente colonnello Sacco ufficialmente disperso il 24 dicembre 1942 nell'assedio di Arbuzovka» dichiara con orgoglio il ricercatore, che sta per pubblicare un libro sulla campagna di Russia. L'anagrafe di Buccino, in provincia di Salerno, dove era nato l'artigliere ha confermato che Gaetano Sacco sposò Cecilia Mininni il 22 luglio 1926. A Bari è stata rintracciata la nipote dell'ufficiale, che ha il nome della nonna. «Ho provato immensa gioia, ma anche grande stupore quando gli anelli sono tornati a casa dopo 76 anni. E rammarico: mio padre che aveva sempre cercato notizie del nonno senza successo era appena scomparso da due mesi» dichiara Cecilia Sacco a il Giornale. Un altro nipote, Emanuele Barba, ha raccontato al ricercatore Chiappafreddo: «Ero a Milano nel 1942 e sono stato l'ultimo a vedere lo zio. Avevo 11 anni, ma ricordo benissimo zio Tanino affacciato al finestrino del vagone (diretto in Russia nda), che raccomandava a papà di prendersi cura della moglie Cecilia».

Dopo 75 anni i ricercatori hanno scoperto relazioni e testimonianze, che descrivono il valore del tenente colonello e della sua unità di artiglieri costretti a combattere nella neve alta mezzo metro e a dormire sotto i mezzi a - 40 gradi. Nella famigerata valle della morte di Arbuzovka «morti e feriti giacevano distesi a lato alle isbe o sulle piste. Migliaia di italiani rimasero all'addiaccio e molti morirono assiderati» spiega Di Girolamo.

Sotto una valanga di razzi katyuscha, i famigerati organi di Stalin, il reparto al comando di Sacco si immolò per permettere al grosso degli italiani di uscire dalla sacca marciando verso il caposaldo di Chertkovo. Nessuno sa con certezza se il tenente colonello sia stato ucciso nei due giorni di furiosa battaglia fra il 21 e 23 dicembre o fatto prigioniero per poi morire in un lager sovietico. Le ossa trovate a lato agli anelli fanno pensare ad una morte in combattimento fatto a pezzi dalle armi pesanti dei russi. «Onor caduti ha scavato nella zona, ma non nel punto dove sono stati trovati gli anelli per mancanza di fondi. L'obiettivo è di tornare a scavare per riesumare i resti» osserva Di Girolamo. Il 4 dicembre si terrà una cerimonia per la consegna ufficiale degli anelli alla nipote al sacrario dei caduti d'Oltremare di Bari. Un modo per far rivivere il tenente colonnello Sacco e non dimenticare il sacrificio dell'ufficiale e dei suo uomini.