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Salvini blocca le commissioni Conte: chiarisca sulla Russia

G iuseppe Conte non si libera di Matteo Salvini. Il premier prova a desalvinizzare lo scontro politico. Ma resta ostaggio del leader della Lega. Due giorni fa, il capo del governo, commentando l'accordo raggiunto a Malta per la redistribuzione dei migranti, tenta di archiviare la stagione salviniana: «Salvini non deve avere gelosia e gelosia, abbiamo compiuto un passo in avanti storico che non era mai successo prima. Se si difende l'interesse italiano bisogna guardare al risultato, non bisogna guardare a chi lo ottiene e chi non lo ottiene», commenta in un'intervista esclusiva a Sky Tg24. È il primo autogol: le parole del premier rimettono al centro del dibattimento l'ex ministro dell'Interno. Che giustamente non perde occasione per riprendersi la scena e sparare contro l'esecutivo Pd-M5s: «L'accordo raggiunto a Malta a me sembra una sòla, una fregatura. Gli unici contenti sono gli scafisti, non so se il signor Conte se ne rende Conte... Gli italiani non sono scemi, i numeri dicono che si stanno moltiplicando e poi li troveremo in giro per Roma, Milano, Palermo». Il leader del Carroccio prende gusto e da Cosenza rilancia: «Conte vuole tornare a riaprire i porti, lui è molto elegante, ha il ciuffo ben curato e i capelli ben tinti, ma questo non basta per fare il premier, lui è tornato al governo grazie a Merkel e a Macron, in cambio della svendita dell'Italia e degli italiani». L'ossessione di Conte diventa quasi una patologia irreversibile nella giornata di ieri, quando commette il secondo autogol rispolverando la polemica sulla presunta promessa di fondi russi alla Lega: «Un nuovo passaggio parlamentare sarebbe urgente e necessario». Se si ha «un ruolo nell'ambito di un governo, bisogna assicurare massima trasparenza nei confronti dei cittadini». Per questo, sottolinea il premier, «ho avvertito l'esigenza, la necessità, vorrei dire l'urgenza» di «andare in Parlamento a chiarire tutte le informazioni che erano in mio possesso». Se altri l'hanno pensata diversamente, mi è dispiaciuto. «Io non ho elementi - continua - per dire che la Russia sta svolgendo un ruolo disintegrante verso governi, verso sistemi, partiti o altro, quindi non posso assolutamente affermare e non condividere questa prospettiva. Ritengo, e aggiungo, che la Russia giochi anche un ruolo importante in tutte le crisi geopolitiche più importanti al mondo, quindi la mia posizione è che con la Russia bisogna dialogare, bisogna sempre mantenere aperto questo dialogo. La mia posizione è chiara: se si assumono delle responsabilità istituzionali così elevate, addirittura un ruolo nell'ambito di un Governo, bisogna assicurare massima trasparenza nei confronti dei cittadini. Le istituzioni, la fiducia dei cittadini nelle istituzioni si alimenta con la trasparenza e correttezza dei comportamenti».

L'ossessione si trasforma in una resa a Palazzo Madama con il blitz dei senatori salviniani che bloccano i lavori in commissione Affari costituzionali, dimostrando di aver messo in trappola la maggioranza. Per due volte consecutive salta la seduta della Commissione, che doveva fornire un parere al Dlgs sul codice di giustizia contabile, per la mancanza del numero legale. Come poi riferito da Roberto Calderoli, è stata determinante l'assenza dei senatori della Lega. A quel punto la Commissione è passata al punto successivo dell'ordine del giorno che prevedeva audizioni. «Da adesso - afferma Calderoli in una nota - i signori della maggioranza di Palazzo impareranno cosa significa avere un movimento come la Lega che fa opposizione. Glielo avevo premesso. E questo è solo l'inizio. Per ora. Lega-maggioranza 1-0». In apertura di seduta dell'Assemblea Calderoli ha poi chiesto di verificare il numero legale su una sua richiesta di inversione dell'ordine dei lavori ma il numero legale c'era e l'Aula ha iniziato i suoi lavori. Ed è solo l'antipasto del Vietnam che attende la maggioranza: la Lega controlla le commissioni Bilancio e Finanze dei due rami del Parlamento. E dunque il governo Conte dovrà fare i conti con Salvini già sulla manovra.