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Russia, urne e polemiche «Cancellati gli exit poll»

L'affluenza era già molto bassa fin dal mattino. In pochi hanno voluto credere alle elezioni di Mosca. Alle 12, stando alle cifre fornite dalla commissione elettorale della capitale russa, si era recato alle urne appena il 5,6% degli elettori. Tra loro, Vladimir Putin. In serata il colpo di scena: l'istituto demoscopico pubblico Vtsiom decide di non pubblicare gli exit poll delle elezioni suscitando i sospetti dell'opposizione su possibili manipolazioni e brogli nello spoglio. Tra i primi a denunciarlo su Twitter è uno dei più stretti collaboratori dell'oppositore Aleksei Navalny, Leonid Volkov, «capiamo tutti che cosa significa questo». «Forza, pazienza e coraggio a tutti gli osservatori», ha aggiunto nel suo tweet Volkov, riferendosi all'importanza ora per gli osservatori di monitorare da vicino lo spoglio. Circa 7,2 milioni di persone erano chiamate alle urne a Mosca per eleggere 45 membri della Duma, il Parlamento regionale, dominato dal partito putiniano Russia Unita. Nessuno dei candidati si è presentato formalmente sotto le insegne della formazione di governo, alle prese con un forte calo di popolarità. Si votava in tutta la Russia per diversi livelli di elezioni locali. Una campagna elettorale che ha visto numerose proteste con centinaia di arresti e segnata da una delle repressioni più forti da 10 anni contro i manifestanti. «Non il numero dei candidati è importante, ma la loro qualità», spiegava ieri il capo del Cremlino alle telecamere. In totale i russi ieri sono stati chiamati a eleggere 16 governatori regionali e i parlamentari locali di 13 regioni. L'oppositore di Vladimir Putin Alexey Navalny, i cui alleati sono stati esclusi dalle elezioni, ha lanciato un appello ai suoi elettori a «votare in modo intelligente» sostenendo chi ha più probabilità di battere i candidati affiliati al potere. I risultati saranno seguiti con estrema attenzione in vista delle elezioni parlamentari del 2021 e contribuiranno a plasmare il futuro politico della Russia, mentre Putin inizia il suo terzo decennio al potere. L'avvocatessa Lyubov Sobol, diventata uno dei volti della protesta e arrestata dalla polizia russa, una delle promotrici del movimento di contestazione dopo essere stata esclusa dalla campagna elettorale, ha votato vicino casa sua nella zona sud di Mosca, accompagnata da numerosi giornalisti: «Certo che neppure uno vuole andare a votare, perché i loro candidati non sono stati autorizzati a presentarsi», ha dichiarato. Alle recenti manifestazioni per elezioni «libere ed eque» a Mosca le persone scese in piazza nonostante i divieti delle autorità sono state decine di migliaia. Complessivamente, la polizia russa ha eseguito oltre 2400 arresti. Tutti gli oppositori più noti sono finiti in carcere: da Aleksej Navalnyj, a capo della Fondazione anti-corruzione, all'ex deputato indipendente Dmitrij Gudkov fino all'ex delfino di Boris Nemtsov, Ilja Jashin, rilasciato solo sabato dopo aver scontato sette condanne consecutive. Anche Ljubov Sobol è stata più volte fermata, ma poi rilasciata perché madre di una bimba piccola.