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Formentini: «L'Italia lavora alla distensione Nato-Russia»

Roma Onorevole Paolo Formentini, lei, deputato bresciano della Lega, è di ritorno da Halifax dove la delegazione italiana all'assemblea parlamentare della Nato ha cercato di lavorare per stemperare la tensione tra l'Alleanza Atlantica e la Russia. Che clima ha riscontrato?

«La delegazione italiana ha ribadito la necessità di continuare a dialogare con la Russia. Bisogna tornare a far sì che Nato e Russia si riavvicinino e divengano partner nella lotta generale al terrorismo islamico».

Esiste ancora la possibilità di riaprire un vero dialogo partendo proprio da questo punto dirimente, ovvero nel nome della comune necessità di contrastare il terrorismo di matrice islamica?

«Noi ci crediamo, crediamo fortemente che con la Russia si possa dialogare, purtroppo diverse delegazioni di paesi dell'Unione Europea non la pensano così».

«Sì, l'Italia - l'intera delegazione, ma con ancor più determinazione la Lega - si è battuta e si batterà perché non si torni a una nuova guerra fredda. Siamo convinti che interesse nazionale del nostro paese sia riunire Occidente e Russia di fronte alla minaccia del terrorismo e alle sfide geopolitiche globali».

La Lega da sempre considera la Russia un interlocutore strategico. Secondo il sito Buzzfeed gli Usa avrebbero fatto pressioni sull'Italia perché continui a sostenere le sanzioni. Siete a conoscenza di queste pressioni?

«Come parlamentari non siamo a conoscenza di pressioni per continuare a sostenere le sanzioni da parte degli Stati Uniti ma, come ha detto più volte il nostro vicepremier Matteo Salvini, sosteniamo che le sanzioni, appena vi siano le condizioni, vadano tolte perché ottengono l'unico risultato di danneggiare le nostre aziende. In questa direzione si è mossa l'Italia a Bruxelles, in sede di Unione Europea. E proprio con questa persuasione abbiamo lavorato in Assemblea Parlamentare Nato presentando come Lega un emendamento per tenere alta l'attenzione sulle grandi potenzialità dell'hub di Napoli e per ribadire che l'alleanza non deve guardare solo ad Est, come vorrebbero certi paesi, o all'Artico ma deve comprendere che, di fronte a una migrazione epocale, e alla minaccia del terrorismo islamico il Mediterraneo e l'Italia in particolare è geopoliticamente centrale».