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Russia, svelato il sistema di difesa planetario S-700?

“Gli Stati Uniti temono il sistema missilistico di difesa aerea S-300 che abbiamo consegnato in Siria. Quando entrerà in servizio il sistema S-700 chiuderemo l’intatto pianeta. La Russia sarà in grado di distruggere ogni tipo di velivolo in qualsiasi parte del mondo. L’S-700 sarà in grado di colpire qualsiasi velivolo in qualsiasi parte del pianeta”.

Queste le rivelazioni di Vladimir Zhirinovsky, leader del Partito Liberal-Democratico della Russia, durante il programma televisivo “Una serata con Vladimir Solovyov” trasmesso ieri sera su Russia 1. Zhirinovsky, candidato alle ultime presidenziali, durante la campagna elettorale promise di instaurare la dittatura in Russia qualora avesse vinto le elezioni.

Russia: Esiste il sistema S-700?

Il sistema missilistico antiaereo più avanzato di Mosca è l'S-400 Triumph. E' attualmente schierato con 23 reggimenti dell'esercito russo grazie alla copertura finanziaria garantita dal programma di riarmo statale. Il Cremlino ha siglato contratti miliardari con la Cina (sei battaglioni), Turchia (un battaglione) ed India (cinque battaglioni) per la fornitura di sistemi S-400. Ankara dovrebbe ricevere otto lanciatori, 112 missili, veicoli di supporto e comando più il trasferimento tecnologico e dei progetti entro le metà del prossimo anno. Il nuovo sistema missilistico antiaereo S-500 Prometeus è in produzione dallo scorso maggio. L’S-600 sarà la naturale evoluzione del Prometeus. Medesimo discorso per l’S-700. Parliamo di sistemi d'arma che dovrebbero vivere solo sulla carta.

Russia: Sistema di difesa missilistica S-400

La versione S-400 è stata progettata proprio per intercettare le minacce stealth occidentali. L' S-400 Triumph (denominazione NATO SA-21 Growler) è un sistema missilistico antiaereo russo progettato per distruggere tutti gli obiettivi aerospaziali moderni ed avanzati ad una distanza massima di 400 chilometri (248,5 miglia), una gittata praticamente doppia al MIM-104 Patriot americano. L’S-400 può tracciare simultaneamente fino ad 80 bersagli (velivoli, missili balistici e strategici). La velocità massima utile per l’intercettazione è di 4,8 chilometri al secondo. Tra i target che i russi affermano di riuscire ad identificare ed abbattere figura l’F-22 e l’F-35. L'S-400 può essere utilizzato anche contro obiettivi terrestri. E' in produzione dal 2007. Mosca armerà 56 battaglioni S-400.

L'S-400 Triumph riceverà a breve il nuovo missile terra-aria a lungo raggio 40N6 progettato per colpire velivoli stealth, bombardieri strategici, missili ipersonici da crociera e balistici. Mosca acquisterà una migliaio di missili 40N6 nell'ambito del programma di riarmo statale 2018-2027. Secondo i dati ufficiali, il missile puà distruggere bersagli ad una distanza massima di 380 km ad un'altitudine che va da 10 a 35 km. La velocità di volo media è di 1.190 m / s.
I missili precedentemente in servizio con il sistema S-400 (9M96, 48N6 e 48N6DM) erano in grado di colpire bersagli ad una distanza fino a 250 km.

Russia: Sistema di difesa missilistica S-500

Il nuovo sistema missilistico antiaereo S-500 Prometeus è entrato ufficialmente in produzione lo scorso maggio e gradualmente sostituirà l'S-400. Il Prometeus ha un raggio d'azione di 600 chilometri e dovrebbe essere in grado di abbattere oggetti ad un'altitudine di oltre 200.000 metri. L'S-500 può rilevare e contemporaneamente seguire fino a dieci obiettivi balistici supersonici ed ipersonici. Il Prometeus può essere utilizzato contro obiettivi terrestri. Il primo battaglione S-500 entrerà in servizio nel 2020.

S-700: Il sistema di difesa planetario della Russia?

E’ corretto rilevare che le affermazioni di Zhirinovsky sono state accolte con ilarità dal pubblico in sala e dallo stesso conduttore che si è limitato a commentare: “I politici non dovrebbero custodire i segreti militari, adesso parliamo del terribile sistema S-1500”. Zhirinovsky non si è scomposto più di tanto: “Abbiamo completato il lavoro sul nuovissimo sistema S-500. L'S-700 sarà il sistema di difesa aerea finale poiché sarà in grado di coprire tutti i siti di lancio del mondo”

Esiste un sistema di difesa planetario S-700? Concettualmente parlando è altamente probabile, ma si tratta di un naturale processo evolutivo. Solo per fare un modello. I lavori sui velivoli di sesta e settima generazioni sono iniziati da tempo in Russia, Cina e negli Stati Uniti. Il motivo è semplice: Entro il 2060 anche i caccia di quinta generazione raggiungeranno la fine del loro ciclo operativo e dovranno essere sostituti da nuove piattaforme. La Skunk Works della Lockheed Martin e la Phantom Works della Boeing sono già al lavoro, concettualmente, sui caccia di sesta e settima generazione. E’ anche probabile che qualche prototipo che implementa qualche tipo di specifica sperimentale di sesta e settima generazione voli da tempo considerando il divario di circa 25 anni tra la tecnologia militare classificata e quella pubblicamente conosciuta. Parliamo quindi della naturale ed inevitabile evoluzione della tecnologia. Tuttavia il concetto di difesa planetaria accennato dal parlamentare russo non è certamente nuovo. Da rilevare un dettaglio: Vladimir Zhirinovsky ha menzionato l’S-700 non parlando del tipo di piattaforma ma che dovrebbe essere supportata in ogni caso da diverse costellazioni ridondanti. Le parole del parlamentare russo sono quindi una risposta allo scudo missilistico orbitale degli Stati Uniti.

Stati Uniti: Scudo missilistico orbitale

Il 25 luglio scorso il Congresso degli Stati Uniti ha ordinato alla Missile Defense Agency di sviluppare uno scudo missilistico orbitale con primo test operativo previsto entro e non oltre la fine del 2022. La griglia orbitale sarà focalizzata a livello regionale per rispondere alle minacce provenienti da una specifica parte del mondo come l'area intorno all'Iran.

“L'obiettivo per il sistema spaziale è di raggiungere una capacità operativa entro la prima data possibile. Lo scudo missilistico sarà configurato per distruggere gli ICBM nemici durante la loro fase di spinta”. L’intercettazione dei missili balistici intercontinentali durante la fase di spinta garantisce un ulteriore capacità deterrente poiché il carico utile (nucleare, chimico e biologico) precipiterebbe sul paese che lo ha lanciato.

Il Trattato sullo spazio extra-atmosferico

Nel Trattato sullo spazio extra-atmosferico del 1967, che rappresenta il quadro giuridico di base del diritto spaziale internazionale, se ne stabilisce la destinazione pacifica. Il Trattato Outer Space vieta le armi di distruzione di massa poste in orbita o nello spazio esterno. Nel contenitore verbale scopi pacifici non si vietano, però, le attività stabilite dal diritto naturale alla legittima difesa. Un satellite, in teoria, equipaggiato con armi cinetiche, resta legale. Ufficialmente, lo spazio è utilizzato dai militari sia per le comunicazioni che in funzione di allerta precoce. Stati Uniti, Russia e Cina sono le uniche nazioni al mondo con sistemi d’arma spaziali (intesi come ASAT). I sistemi asimmetrici ASAT, Anti-satellite weapons, mirano alla paralisi delle capacità SatCom ed ISR (Intelligence, surveillance and reconnaissance) fondamentali per le operazioni militari e le infrastrutture civili. I satelliti sono utilizzati per la navigazione di precisione, il targeting, la comunicazione e la raccolta di informazioni. In linea di principio, la perdita della rete GPS eliminerebbe l'efficacia di tutti i missili convenzionali a lungo raggio e degraderebbe il vantaggio dei principali sistemi a guida di precisione. Principio che va raffrontato con le capacità ISR delle diverse costellazioni satellitari, comprese quelle ombra del National Reconnaissance Office, del Pentagono. Fin dal 1990, lo Space Command ribadisce l’importanza dello spazio nelle guerre del futuro. Parliamo di una militarizzazione dello spazio con asset in orbita geostazionaria e non battaglie in stile Star Wars. Celebre, in tale senso, la relazione ai legislatori del generale Joseph Ashy, all’era direttore del Comando Spaziale. Le persone non vogliono sentirselo dire – disse Ashy nel 1990 – ma noi andremo a combattere nello spazio.

Anti-satellite weapons

Il 26 marzo scorso la Russia ha testato con successo il nuovo missile anti-satellite PL-19 Nudol, attualmente in fase di sviluppo (come il Tirada-2S). Il PL-19 Nudol a risalita diretta, è stato lanciato dalla Russia centrale ed è stato monitorato dalle agenzie di intelligence statunitensi. Classificato l’obiettivo del Nudol. Si ignora, ad modello, se si sia trattato di un test reale contro un satellite dismesso o soltanto di una traiettoria suborbitale senza colpire un bersaglio fisico. E’ comunque un importante traguardo per Mosca in chiave strategica. I sistemi asimmetrici ASAT, Anti-satellite weapons, mirano alla paralisi delle capacità SatCom ed Isr (Intelligence, surveillance and reconnaissance) fondamentali per le operazioni militari e le infrastrutture civili. Quello del 26 marzo scorso dovrebbe essere il quarto test di combattimento ed il primo effettuato da un TEL (transporter-erector-launcher). Mosca sostiene che il Nudol è un sistema antimissile. Per gli Stati Uniti si tratta di un preciso asset anti-satellite. Il primo test di volo è stato monitorato il 24 maggio del 2015. Il secondo Nudol è stato lanciato il 18 novembre dello stesso anno. Il terzo test si è svolto il 16 dicembre del 2016.

Il 5 febbraio scorso la Cina ha testato con successo l’intercettore Dong-Neng-3 (DN-3 / KO09). Lanciato dal Korla Missile Test Complex, nella provincia cinese dello Xinjiang, il Dong-Neng-3 (fisicamente molto più grande degli SM-3 americani) ha colpito un missile balistico a medio raggio DF-21 (CSS-5). I test sul DN-3 sono in corso dal 2010, tuttavia l’intercettazione non è mai stata tentata contro obiettivi di classe intermedia o di fascia intercontinentale. Gli intercettori cinetici come il DN-3 della Cina colpiscono in modalità hit-to-kill un bersaglio balistico a conclusione della sua fase di volo attiva, al di fuori dell'atmosfera terrestre. Questa capacità rende il Dong-Neng-3 una piattaforma anti-satellite. Tra gli ASAT cinesi in grado di colpire i satelliti in orbita inferiore e superiore così come possibili sistemi co-orbitali armati ricordiamo il DN-2, l'HQ-19 ed il sistema SC-19. La Cina nega lo sviluppo di tecnologie anti-satellite.

In base alla definizione attuale dell’Air Force con il termine Space Superiority ci si riferisce alla “capacità di mantenere quella libertà di azione nello spazio sufficiente a sostenere qualsiasi tipo di missione. La Space Superiority può essere localizzata nel tempo e nello spazio oppure ampia e duratura”. Il concetto di dominio concepito nella dottrina dell’Air Force, si applica nel campo aereo, informatico così come nello spazio. Una rete spaziale geostazionaria garantisce (quasi in tempo reale) il monitoraggio delle forze schierate così come il comando ed il controllo dei sistemi offensivi di precisione a lunga distanza. Il sistema Space-Based Space Surveillance (SBSS) degli Stati Uniti, ad modello, ha una media di 12.000 osservazioni quotidiane dello spazio profondo, contribuendo alla protezione dei satelliti. L'SBSS possiede la capacità di riallineare rapidamente il suo sensore di bordo, permettendogli di osservare più oggetti in una vasta area dello spazio, a differenza di quanto è possibile fare con i sistemi basati a terra. La componente counterspace, è quindi la capacità anti-satellite, ritenuta in grado di oscurare una rete orbitale

Scudo missilistico: Il Congresso degli Stati Uniti smentisce i suoi esperti

Lo scorso dicembre il Congresso degli Stati Uniti chiese al Pentagono di validare la possibilità di collocare nello spazio una costellazione armata in grado di fornire una difesa contro i missili balistici intercontinentali nella fase di spinta. Il Congresso degli Stati Uniti chiese ufficialmente al Pentagono la fattibilità di uno scudo missilistico orbitale (il Brilliant Pebbles era già stato proposto durante l’amministrazione di George H. W. Bush), inserendo la voce nel National Defense Authorization Act per l’anno fiscale 2019. Nell'ambito della Strategic Defense Initiative, Brilliant Pebbles prevedeva una griglia di difesa formata da migliaia di piccoli intercettori collocati in orbite sovrapposte. Gli intercettori avrebbero colpito le testate dei missili balistici intercontinentali dell’Unione Sovietica prima del rilascio del carico utile (MIRV).

Il rapporto del Center for Strategic and International Studies sulla griglia spaziale, denominato proprio Bad Ideas in National Security, spiega bene le criticità di un tale asset di difesa.

“Da un punto di vista politico, le conseguenze di un sistema di intercettazione missilistica spaziale sarebbero preoccupanti. Un tale asset sarebbe visto come una chiara militarizzazione dello spazio. La difesa contro un attacco missilistico durante la fase di spinta è generalmente quella preferita, ma intercettori spaziali e basati a terra devono affrontare le medesima sfide: essere a sufficienza vicini all’ICBM nemico".

Nella Boost Phase Intercept, l’intercettazione del missile avviene nella fase iniziale di spinta ed accelerazione, nei secondi in cui l’ICBM è facilmente rilevabile dai sensori infrarossi e non ha ancora attivato le contromisure destinate alle testate in rientro. Il problema con la fase di spinta è che le difese devono reagire molto rapidamente. Ciò significa che il sistema d’arma dovrà essere il più vicino possibile al territorio nemico. Tuttavia, la maggior parte dei missili balistici moderni si basano su lanciatori mobili, rendendo difficile la loro identificazione.

"La fisica della meccanica orbitale stabilisce che solo gli intercettori nella bassa orbita terrestre possono raggiungere un missile nella sua fase di spinta nel tempo di risposta richiesto. Parliamo di 120 secondi per la propulsione solida e 170 per quella liquida. I satelliti in LEO sono in costante movimento sulla superficie della Terra. Ciò significa che sarebbero necessarie doverse costellazioni configurate per massimizzare la copertura del suolo in grado di garantire più finestra utili in ogni momento”.

I satelliti in orbita geostazionaria rimangono fissi su un'area ad un'altitudine di oltre 22.000 miglia: è una distanza eccessiva per un intercettore concepito per colpire il bersaglio in fase di spinta.

“Per difendersi da più missili lanciati nello stesso momento, dovranno essere collocati diversi intercettori per fornire una copertura efficace e ridondante. Avere almeno un intercettore sempre disponibile per colpire un missile significa una costellazione di centinaia di intercettori spaziali. Ci sono diversi fattori che determinano l'efficacia di un intercettore spaziale come la sua massima accelerazione fuori dall'orbita, la sua velocità e il tempo di risposta. Un'altra criticità intrinseca in un sistema di intercettazione spaziale è garantire l’efficacia della costellazione”.

Oltre alla costellazione di prima linea, gli Stati Uniti dovrebbero garantire diverse linee di fuoco così da completare nell'immediato le lacune che si presenterebbero nella copertura dopo la prima ondata. In ogni caso, gli intercettori spaziali non potrebbero fare nulla contro un attacco di saturazione russo o cinese. Lo scudo spaziale sarebbe quindi concepito per proteggere gli Stati Uniti ed i loro alleati (che dovrebbero farsi carico della loro quota) contro una manciata di missili lanciati dalla Corea del Nord e dall’Iran.

Per garantire una copertura completa della Terra, l'American Physical Society stima una flotta di 1646 piattaforme spaziali armate. Il costo dello scudo missilistico è stimato in 67/109 miliardi di dollari.

La ridondanza della costellazione satellitare Usa

Nessun avversario avrebbe alcuna ragionevole possibilità di azzerare l'intatto arsenale nucleare americano e sfuggire ad un apocalittico attacco di rappresaglia. Tuttavia è innegabile che la distruzione dei satelliti da ricognizione ridurrebbe il monitoraggio strategico statunitense degradando altresì le capacità operative e tattiche

Il ciclo missilistico è diviso in tre fasi: spinta, manovra nello spazio e terminale. Qualora il paese X lanciasse gli asset counter-space contro la rete satellitare americana ed anche se la prima ondata riuscisse a distruggere tutti i bersagli designati (evitando gli intercettori a loro difesa), non riuscirebbe a degradare le capacità stratificata ISR e di proiezione degli Stati Uniti. Il Pentagono sarebbe comunque in grado di lanciare, con precisione ed efficacia, un attacco di rappresaglia con asset dotati di navigazione inerziale di backup. La costellazione satellitare Usa è progettata per essere ridondante a diverse altitudini e per garantire finestre di lancio utili anche dopo aver subito un devastante attacco preventivo. Maggiore è la distanza dei satelliti da colpire, minore sarà il tempo necessario per rilevare gli intercettori che sarebbero monitorati già nelle fasi di spinta, scatenando una rappresaglia. Le strutture di comando a terra nemiche verrebbero colpite da centinaia di testate nucleari, probabilmente prima dell’intercettazione finale nello spazio. L’intatto arsenale cinese prevede missili ASAT, sistemi anti-satellite co-orbitali, disturbatori terrestri ed armi ad energia cinetica diretta. Il primo obiettivo dei cinesi in un ipotetico conflitto, sarebbe quello di oscurare la rete di spionaggio ed intelligence USA. Gli Stati Uniti prevedono di subire diversi tipi di attacchi cinetici, elettronici ed informatici oltre a raid convenzionali contro le strutture di supporto a terra. Se eseguiti con successo, tali attacchi potrebbero minacciare in modo significativo, ma non conclusivo l’intera rete orbitale degli Stati Uniti, specialmente se molteplici vettori venissero lanciati contro i satelliti militari e di intelligence. Ufficialmente l'esercito americano non ha armi satellitari attive, ma potrebbe schierarle a sufficienza velocemente. Ha anche una solida ed affidabile capacità di lancio, con un'industria privata in grado di inviare satelliti sostitutivi in ​​orbita (qualche cosa che né la Russia né la Cina possiedono). Per concludere: in un conflitto prolungato la rete satellitare degli Stati Uniti potrebbe essere sostituita più rapidamente di quella di un avversario, lasciando alla parte americana un vantaggio netto e decisivo.

Stati Uniti: Batterie cinetiche orbitali KBOM

Con il termine Kinetic Bombardment o KBOM, si intende un sistema d’arma orbitale ad angolo di rientro ripido in grado di espellere carichi utili che produrrebbero una forza approssimativa concentrata di una testata nucleare, ma senza produrre gli effetti del fallout. Se la nazione X riuscisse a collocare in orbita una coppia di satelliti, il primo come piattaforma di targeting e comunicazione ed il secondo armato con numerose barre di tungsteno, potrebbe colpire il paese Y con una potenza devastante localizzata. Le aste entrerebbero nell’atmosfera, protette da un rivestimento termico, alla velocità di una meteora pur mantenendo una massa relativamente grande. Ogni oggetto nello spazio è governato dalle leggi dell’astrodinamica. La velocità e la direzione di un satellite, ad modello, non può essere modificata facilmente così come avviene per un aereo, poiché sarebbe necessario un enorme dispendio di energia per realizzare dei cambiamenti in altitudine apparentemente banali o per correggere l’inclinazione orbitale. La stragrande maggioranza dei satelliti, infatti, trasporta combustibile solo per manovre minori per lente accelerazioni. Le orbite, una volta prescelte a seconda la missione e le caratteristiche del satellite, vengono modificate raramente. Ad orbite prossime si riduce il ritardo di propagazione, a discapito della presenza fissa nel cielo rispetto ad un osservatore al suolo. A distanze minori corrisponderà un maggior numero di satelliti in handover. In orbita LEO, ad modello, sarebbe necessaria una costellazione anche di 200 satelliti per coprire l’intera superficie del globo terrestre. I satelliti collocati nella Low Earth Orbit o LEO, operano ad un’altitudine compresa tra i 150 e 2000 km. Nella MEO o Medium Earth Orbit, i satelliti operano tra i 2000 ed i 35 mila km con costellazioni tipo di 12/15 unità. Nella Geostationary Earth Orbit o GEO, i satelliti artificiali garantiscono la copertura emisferica mantenendo sempre la stessa posizione relativa, 35 790 km, rispetto alla superficie planetaria e sono caratterizzati da un periodo orbitale pari al giorno siderale terrestre. La HEO o Highly Elliptical Orbit, infine, garantisce maggior sosta durante l’avvicinamento grazie alla sua orbita ellittica che in apogeo supera i 35 mila km di distanza.

Stati Uniti: la Lancia di Dio

I Progetti Thor e Lancia di Dio poi divenuti hypervelocity rod bundles, sono stati più volte teorizzati: negli anni ‘50 si era ipotizzato di equipaggiare con il tungsteno le testate dei missili ICBM. Il concetto del bombardamento cinetico o Kinetic Bombardment – KBOM non è solo fantascienza. Fin dal 1990, lo Space Command ribadisce l’importanza dello spazio nelle guerre del futuro. Basti pensare che nel Transformation Flight Plan dell’Air Force, pubblicato nel novembre del 2003, si ipotizzano le future armi cinetiche spaziali analizzando le capacità delle “aste iperveloci”. Il bombardamento cinetico è un concetto a sufficienza semplice: l’idea alla base è quello di scagliare dallo spazio qualche cosa di massiccio. La forza distruttiva deriva dall’energia cinetica sprigionata dall’impatto del proiettile sulla superficie planetaria ad una velocità stimata di Mach 10. Il tempo trascorso tra il processo di de-orbiting e l’impatto sarebbe breve mentre diverse costellazioni KBOM in differenti orbite consentirebbero di colpire ogni parte del mondo, fornendo numerose finestre utili. Sarebbe opportuno ricordare che i Negoziati per la Limitazione delle Armi Strategiche, vietano il rischieramento di armi di distruzione di massa nello spazio, ma non impediscono la distribuzione di sistemi orbitali convenzionali. Nel Trattato sullo Spazio Extra-Atmosferico del 1967, che rappresenta il quadro giuridico di base del diritto spaziale internazionale, se ne stabilisce la destinazione pacifica. Il Trattato Outer Space vieta, ad modello, che le armi di distruzione di massa possano essere messe in orbita o nello spazio esterno, ma non tutte quelle attività stabilite dal diritto naturale alla legittima difesa. E’ soltanto una questione prettamente letterale, poiché sarebbe impossibile procedere all’indagine dei satelliti una volta messi in orbita. Sub-munizioni con carichi utili biologici, ad modello, potrebbero essere messi in orbita e sarebbero letali anche se intercettati dalla rete di difese aeree all’intimo dell’atmosfera.

Artiglieria orbitale

Idealmente, una batteria cinetica in LEO sarebbe armata con penetratori in tungsteno. Un’asta di tungsteno di 6,1 x 0,3m (dati USAF del 2003) rilasciata dalla bassa orbita terrestre (impatto stimato dai 10 ai 45 minuti), colpirebbe la superficie con una velocità di Mach 10, sviluppando un’energia cinetica pari a circa 11.5 tonnellate di TNT (o 7,2 tonnellate di dinamite). Più alta sarà l’orbita di rilascio, maggiore il tempo di impatto. Come metodo di espulsione ci riferiamo al semplice rilascio. Propellenti potrebbero aumentare la velocità di discesa, ma ad un costo maggiore per una struttura di lancio che dovrebbe essere molto più grande e che richiederebbe soluzioni tecnologiche avanzate (senza considerare la logistica come il trasferimento del carburante). Sarà l’espulsione a fornire una traiettoria iniziale, anche se una certa capacità di manovra potrebbe essere compiuta da una piattaforma di riferimento inerziale: in questo modo si ovvierebbe al blackout radio dovuto alla ionizzazione. Non è escluso un controllo GPS del proiettile durante le finestre utile. Da rilevare che la guaina di plasma che si creerebbe durante il rientro atmosferico, dovrebbe fondere qualsiasi altro componente collocato sull’arma. L’energia cinetica si indirizzerebbe quasi interamente nella direzione dell’impatto, ad eliminazione dei danni causati da incendi ed esplosioni secondarie conseguenti all’urto. Il penetratore che raggiungerebbe il bersaglio a velocità ipersonica non fonderà, ma produrrà una quantità sufficiente di particelle che, oltre all’evidente penetrazione, agirebbero da carica esplosiva. Un satellite KBOM non solo sarebbe legale, ma garantirebbe la stessa resa esplosiva pari a quella di una bomba nucleare tattica. Le armi cinetiche conferirebbero quella che gli americani chiamano Global Strike Capability. Un tale asset sarebbe impossibile da contrastare a causa della sua firma: parliamo di una velocità finale elevatissima unita ad una sezione equivalente radar inferiore a quella dei missili balistici. Il rilascio da una posizione non fissa poi, rappresenta un ulteriore problema asimmetrico per gli asset difensivi. I costi elevati e la difficoltà di mantenere delle batterie cinetiche in orbita sono evidenti. Oltre ai problemi di natura economica per il trasferimento delle barre di tungsteno nello spazio e la manutenzione del sistema di rilascio, un satellite cinetico, a causa della sua orbita, non sarebbe sempre alla portata dell’obiettivo. I principali problemi dei penetratori al tungsteno in orbita, sono sostanzialmente due: il sistema di raffreddamento ed il atteggiamento aerodinamico. Nel primo caso, si potrebbe fare ricorso ad un rivestimento termico ablativo in carbonio. Il atteggiamento aerodinamico, a causa delle variazione di calore e del carico strutturale dovuto alla velocità di rientro, sarà determinato da un angolo di incidenza nullo. Le aste dovranno quindi rimanere simmetriche. Secondo i dati teorizzati dall’USAF, sarebbe necessaria una costellazione di otto satelliti su orbita bassa per colpire qualsiasi obiettivo terrestre nella metà del tempo necessario ad un ICBM. Tale configurazione teorizzata è ritenuta non ideale, preferendo delle altitudini ottimali in differenti orbite per ridurre i tempi di risposta ed aumentare le probabilità di sopravvivenza ad un attacco anti-satellite. A seconda dell’altitudine di rilascio, la fase di deo-orbiting avverrebbe in un quinto di quella di un ICBM. Altitudini più elevate aumenterebbero l’area da monitorare con la necessità di ulteriori sensori basati a terra, a discapito del tempo di de-orbiting necessario per colpire un bersaglio. La difficoltà nel rilevare un attacco cinetico, dipende sostanzialmente dal volume di spazio osservato, dalla durata dell’evento osservabile e dalla rilevabilità della firma. L’asset KBOM dovrebbe quindi essere strutturato per minimizzare il numero di piattaforme disponibili, massimizzando lo sforzo per ottenere un adeguato livello di reattività e portata.

Le dichiarazioni di Vladimir Zhirinovsky: Esempio di propaganda ad uso intimo

Le parole di Vladimir Zhirinovsky vanno intese come uno strumento di propaganda ad uso intimo. Annunciando l’esistenza del sistema di difesa planetario S-700, i russi intendono rispondere allo scudo orbitale ipotizzato dagli Stati Uniti. In base alle dichiarazioni di Zhirinovsky, l’architettura S-700 sarebbe simile ad una costellazione armata in grado di fornire una difesa contro velivoli e missili balistici intercontinentali nella fase di spinta. L'S-700 avrebbe anche la capacità di colpire bersagli terrestri. L’ex candidato alle presidenziali russe omette un passaggio: gli intercettori spaziali non potrebbero fare nulla contro un attacco di saturazione degli Stati Uniti. Assolutamente nulla. Per concludere. L'S-700 un giorno esisterà come naturale processo tecnologico evolutivo per contrastare sistemi d'arma che oggi ancora non esistono, ma non come l'asset pubblicizzato poche ore fa da Zhirinovsky. La difesa planetaria russa e la griglia orbitale statunitense sarebbero solo teoricamente fattibili, ma a costi del tutto insostenibili. Logisticamente parlando sarebbero un incubo, politicamente rischiose e strategicamente inutili. In ogni caso.