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La Russia svela accidentalmente due satelliti militari segreti

La Russia potrebbe aver “accidentalmente” svelato al mondo una nuova costellazione satellitare segreta in orbita geostazionaria. Il 6 giugno scorso un gruppo di alti funzionari russi, tra cui il Ministro della Difesa Sergei Shoigu, ha visitato la fabbrica satellitare ISS Reshetnev, nei pressi di Krasnoyarsk. Le fotografie ufficiali, riprese da tutti i media russi, provenivano direttamente dal Ministero della Difesa. Tuttavia quelle foto, secondo alcune diverse analisi occidentali come quella di IHS Jane's, avrebbero svelato un programma satellitare militare russo precedentemente sconosciuto. Il condizionale è d’obbligo poiché a questi livelli la svista non è mai casuale, ma opportunamente orchestrata.

Nello specifico, quelle foto includevano informazioni su due satelliti Repei mai visti prima. Nelle foto, i due satelliti in orbita geostazionaria, Repei-S e Repei-V, dispongono di un paio di grandi antenne. Asset che potrebbero servire sia per le comunicazioni che per la raccolta di informazioni. Diverse le ipotesi al riguardo. I due nuovi satelliti della famiglia Repei, qualora esistessero davvero (potrebbero anche essere già in orbita), rappresenterebbero un'evoluzione della capacità d’intelligence della Russia. Tuttavia il nome prescelto, potrebbe essere un depistaggio per i nuovi satelliti della famiglia Sfera. Questi ultimi sarebbero già in produzione con caratteristiche simile ai Repei in servizio. Si tratterebbe comunque di un chiaro messaggio rivolto agli Usa, in risposta alla nuova strategia spaziale in fase di elaborazione ed ai tentativi di riesumare il progetto dello Space Corps.
Nel novembre del 2015, la Russia svelò “accidentalmente” informazioni classificate sul siluro radioattivo Status-6. Quella deliberata perdita di informazioni, ricevette uno straordinario livello di attenzione internazionale. La presunta nuova costellazione segreta militare non ha ricevuto lo stesso trattamento. Le foto dei satelliti russi sono stati rimossi dal Ministero della difesa e dalla ISS Reshetnev

Lo Status-6

Il primo missile balistico sottomarino del mondo, lo Status-6, nome in codice Kanyon per il Pentagono, sarebbe stato testato il 27 novembre del 2015 durante un’operazione segreta. Per l'intelligence Usa, ad essere stato lanciato da un sottomarino classe Sarov, progetto 20120, sarebbe stato l’Ocean Multipurpose System: Status-6. Si tratterebbe di un'arma nucleare strategica in grado di contaminare i target economici delle coste nemiche come le aree di pesca ed i giacimenti di petrolio offshore. Il Progetto 20120, ispirato progetto PL 877B, implementa una propulsione radicalmente diversa da qualsiasi altro sottomarino in servizio. Alla propulsione diesel-elettrica standard è abbonato un reattore nucleare ausiliario designato VAU-6, evidentemente progettato per consentire al sottomarino tempi di immersione maggiori, grazie alla fonte di energia di backup. Il B-90 deriva chiaramente dalla classe Kilo, ma è un banco di prova sperimentale per sistemi d’arma e nuovi reattori. Lo Status-6 è stato progettato come sistema missilistico automatico di rappresaglia da piattaforme sottomarine senza equipaggio.

La svista del 2015

Durante le riprese dell’convegno tra Vladimir Putin ed i funzionari della Difesa, che si è svolto a Sochi il nove novembre del 2015, alcune emittenti russe ripresero “sbadatamente” le informazioni del progetto segreto tra le mani di un generale. Particolarmente moderata fu la reazione del portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov: “È vero, informazioni classificate sono state riprese dalle telecamere. Alcune le abbiamo fatte cancellare, ma non siamo riusciti a ritirare l’intatto girato. Ci auguriamo che questo non accadrà più in futuro”. In pochi credettero che un progetto del genere fosse sfuggito per una fortuita coincidenza ai militari russi, considerando che la riunione verteva proprio sulle contromisure da adottare in uno scontro ipotetico contro la NATO e gli Stati Uniti.

Secondo il Pentagono, quelle riprese facevano parte di una colossale operazione di disinformazione volta a ingannare gli Stati Uniti. Nel filmato diramato, ad modello, si posticipava al 2019 il primo test in mare del prototipo.

Russia: arma del giorno dopo

Le informazioni che seguono sono le medesime fornite “accidentalmente” dai russi.

"L’Ocean Multipurpose System: Status-6, è un siluro radioattivo a propulsione nucleare in grado di contaminare i target economici delle coste nemiche come le aree di pesca. Lo Status-6 è stato progettato per provocare danni inaccettabili, contaminando vaste zone costiere nemiche rendendole completamente senza vita per lunghi periodi di tempo”. Lo Status-6 dovrebbe avere un’autonomia di 10.000 chilometri, una capacità di immersione di mille metri ed una velocità di 100 nodi.

Un tale asset sarebbe certamente in grado di bypassare qualsiasi sistema di difesa della NATO. È chiaramente un ICBM sottomarino con una testata al cobalto, un'arma nucleare strategica in grado di creare zone morte radioattive a lungo termine. Qualora gli USA dovessero spazzare via la leadership russa con un attacco preventivo, gli Status-6 verrebbero lanciati dalle profondità del mare. È chiaramente uno scenario termonucleare, con fazioni che ormai non hanno nulla da perdere. Anche se gli USA attaccassero preventivamente, sarebbero comunque colpiti, nella migliori delle ipotesi, da un centinaio di testate nucleari russe a diverso rendimento. Lo Status-6 sarebbe solo un pensiero in più, non di certo il peggiore. La sua testata al cobalto sarebbe devastante per le risorse naturali come la pesca ed i giacimenti di petrolio offshore. Lo Status-6 è stato progettato per affamare dal mare i sopravvissuti ad un olocausto termonucleare. Ecco perché rientra tra gli esclusivi sistemi d’arma del “giorno dopo”.