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Morte di Al Baghdadi, la Russia vuole le prova dagli Usa

Donald Trump si è detto certo di come al-Baghdadi, autoproclamatosi califfo dell'Isis, sia defunto, ma la Russia non sembra troppo convinta della veridicità del quadro presentato dagli Stati Uniti. Non è la prima volta che il leader di Daesh viene dato per morto. Anzi, la morte dell'estemista islamico è già stata narrata in più circostanze. Ma questa è la prima volta in cui è possibile ritrovare la sussistenza di una conferma ufficiale. Dalle parti di Vladimir Putin, però, vengono comunque ventilati "legittimi dubbi" sull'episodio e sulle sue conseguenze.

La condizione per far sì che anche il Cremlino ritenga valida la versione fornita dal presidente degli States è tanto semplice quanto impegnativa: più prove che certifichino il quadro del decesso. L'inquilino della Casa Bianca, quando nella giornata di oggi ha tenuto la sua conferenza stampa, ha condito il tutto con dei dettagli precisi: dal pianto disperato al fatto che al-Baghdadi, sentitosi evidentemente assediato, abbia optato per farsi saltare in aria. Per la Russia, cui Trump ha rivolto un ringraziamento legato alla riuscita del raid in oggetto, il racconto non è sufficiente.

Nel momento in cui venissero fuori delle immagini del califfo morente, insomma, magari la Russia crederebbe alla versione emersa qualche ora fa. Serve qualche cosa si più di una narrazione.

Ma per il momento non c'è l'intenzione di prendere per buono il fatto che al-Baghdadi sia morto. Pure perché ad essere sottoposta ad analisi certosina è l'intera escalation militare. Lo stesso Igor Konashenkov, che è il portavoce sopracitato, ha annotato come pochi fattori lasciassero presagire che le forze citate dal tycoon nel suo speech stessero per attaccare presso Idib. Perplessità a sufficienza forti, quindi, che gli Stati Uniti adesso potranno decidere o no di smentire.