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Kaspersky nel ciclone della cyber guerra fredda USA-Russia

C'è aria di sospetto e soffia un venticello piuttosto freddo tra le superpotenze mondiali. Mentre la NATO ridefinisce il salsa cyber il concetto di "guerra", dopo i recenti gli attacchi WannaCry e NotPetya, Kaspersky prova a convincere gli Stati Uniti di non essere una spia della Russia. Guerra nuova e nuove spie: nei conflitti tradizionali erano persone in carne ed ossa, oggi a svolgere il ruolo possono essere le società di sviluppo software e le stesse applicazioni.

Kaspersky un legame con la Russia lo ha - è un'azienda russa - ma non è ancora dimostrato che si tratti di quel tipo di legame che i malpensanti possono essere portati a credere. L'azienda è talmente convinta di operare correttamente che si mette a disposizione del Governo degli Stati Uniti per dare tutte le dimostrazioni del caso, a partire dalla possibilità di esaminare il codice sorgente del software antivirus.

Il CEO della società, Eugene Kaspersky, ha dichiarato in una attuale intervista a The Associated Press, che è pronto a spostare parte del suo lavoro di ricerca negli Stati Uniti per contrastare i rumor che, a suo dire, circolano da oltre vent'anni e sono originati da semplice gelosie professionali:

A sostegno del presunto legame tra Kaspersky e il Cremlino esistono principalmente speculazioni che non possono essere considerate ancora prove schiaccianti. Il CEO di Kaspersky ha frequentato una scuola finanziata dal KGB, ha lavorato per il Ministero della Difesa Russo e diversi membri dello staff sono ex funzionari dell'intelligence russa. Non manca chi sottolinea che difficilmente la compagnia può operare in maniera indipendente in un Paese in cui l'economia è basata sulle aziende di Stato e le agenzie di intelligence sono tornate particolarmente attive con l'Amministrazione Putin.

Perché Kaspersky si sta preoccupando tanto di rassicurare gli States della sua buona fede - dopo 20 anni di rumor che vanno in tale direzione - è presto detto e coincide in parte con considerazioni di ordine economico. Il Congresso degli Stati Uniti sta infatti valutando l'adozione di una normativa che impedisce l'impiego dei prodotti Kaspersky nel Dipartimento della Difesa, perché l'azienda potrebbe essere vulnerabile all'influenza del Governo russo.

E, in un palese clima di diffidenza manifestato dalle autorità statunitensi verso l'azienda russa, si è passati presto dalle proposte di legge alle azioni concrete: mercoledì scorso almeno dodici dipendenti di Kaspersky sono stati interrogati dall'FBI sulle attività svolte dalla società nell'ambito di un'inchiesta sul controspionaggio. La notizia è stata confermata da Kaspersky che, dopo aver chiarito di aver collaborato sia con le forze dell'ordine statunitensi sia con quelle russe, ha aggiunto:

Il CEO dal canto suo continua a difendere l'operato della sua azienda, pur riconoscendo che ci sono state pressioni da parte di non meglio precisati governi per passare a ciò che Eugen Kaspersky definisce il "lato oscuro"; non si trattava però di funzionari russi e, in ogni caso, non è mai stato superato il limite della collaborazione per passare a quello delle azioni offensive.

Basterà a convincere gli Stati Uniti a fare dietrofront sulla proposta di legge che potrebbe potrebbe portare al ban degli antivirus Kaspersky dal Pentagono?a 350 euro oppure da Amazon a 447 euro.