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Marea nera nell’Artico, Greenpeace Russia: «Lo scongelamento del permafrost non è una scusa per Norilsk Nickel»

Dopo il disastro che ha causato la marea nera in Siberia, l’impresa proprietaria del deposito di gasolio crollato, la NTEC, una consociata di Norilsk Nickel, sta cercando di scaricare la responsabilità dell’incidente sull’inevitabilità dello scioglimento del permafrost causato dai cambiamenti climatici.

Greenpeace Russia che, insieme agli scienziati dell’Istituto idrologico russo, già nel 2009 aveva pubblicato un rapporto che valutava i rischi di scongelamento del permafrost per le infrastrutture petrolifere e del gas, fa notare che «Il problema della fusione del permafrost è tipico della zona artica nel contesto del cambiamento climatico generale».

Secondo quel rapporto, entro il 2030, l’aumento previsto dello scongelamento stagionale dello strato di permafrost nella regione di Norilsk aumenterà di almeno il 30-50% rispetto al livello dell’inizio degli anni 2000. Cioè, tutti i pilastri e le fondamenta sulle quali si trovano le infrastrutture e che sono state progettate per una certa profondità perderanno significativamente di stabilità».

Greenpeace Russia denuncia che il gigante minerario russo «Non poteva ignorare i rischi, pertanto era obbligato a condurre un monitoraggio più approfondito dei suoli e prevenire la possibile distruzione di infrastrutture pericolose».

Il problema è che in Russia – e non solo – nell’area del permafrost attualmente ci sono molti edifici, strutture per lo stoccaggio di prodotti petroliferi, oleodotti e gasdotti e persino reattori nucleari. Secondo alcune stime,  a causa dello scongelamento e del degrado dei suoli a permafrost, nei giacimenti petroliferi nella Siberia occidentale si verificano in media circa 7.400 incidenti all’anno. Gli scienziati avvertono che il 45% dei giacimenti di petrolio e gas nell’Artico russo si trova in una zona ad alto azzardo , dove il previsto disgelo del permafrost potrebbe causare gravi danni alle infrastrutture.

Greenpeace ha chiesto al governo federale russo di controllare strutture simili in tutto l’Artico e Vasily Yablokov, direttore del progetto clima di Greenpeace Russia dice che «A questo proposito, possiamo solo accogliere con favore la soluzione della vice primo ministro Victoria Abramchenko di verificare tutte le infrastrutture pertinenti. Tuttavia, un controllo non risolverà il problema generale legato ai rischi associati ai cambiamenti climatici. E’ necessario rivedere l’intera politica artica, compreso l’abbandono dei rifornimenti di combustibili fossili alle regioni più settentrionali, dato che ogni anno diversi milioni di tonnellate di gasolio e carbone vengono importati nei territori remoti del nord. Questo combustibile fossile può essere sostituito da energia rinnovabile. I progetti già realizzati, ad modello, in Yakutia mostrano un risultato brillante».

Secondo gli ambientalisti, «La Russia deve adottare misure ambiziose per combattere i cambiamenti climatici: come sviluppare un piano di adattamento e ridurre le emissioni di gas serra che causano i cambiamenti climatici», Ma se il disastro al TPP-3 ha sottolineato la necessità di importanti cambiamenti nel piano nazional, anche in Russia le proposte per la ripresa post pandemia di Covid-19 prevedono un indebolimento della legislazione ambientale.

Il 5 giugno, in occasione della Giornata mondiale dell’ambiente, il presidente russo Vladimir Putin ha ordinato modifiche alla legislazione ambientale per prevenire in futuro emergenze simili all’incidente di Norilsk. Greenpeace ha accolto on favore la soluzione di Putin e si è detta  «Pronta  a fornire l’assistenza necessaria alla Duma di Stato nella preparazione di tale disegno di legge». Ma l’organizzazione ambientalista evidenzia che quanto detto da Putin nella Giornata mondiale dell’ambiente «E’ in contrasto con il piano d’azione nazionale presentato in precedenza dal governo, che prevede il ripristino di posti di lavoro e redditi, crescita economica e cambiamenti strutturali a lungo termine. Le misure effettive previste dal piano indeboliscono la legislazione esistente e possono portare ad un aggravamento della condizione ambientale. Inoltre, al momento, il piano è completamente insostenibile dal punto di vista dei necessari cambiamenti strutturali a lungo termine nell’economia, poiché non tiene conto del cambiamento climatico generale e della tendenza internazionale allo sviluppo low-carbon: non esistono misure specifiche per garantire uno sviluppo economico verde e ridurre la pressione antropica sull’ambiente. Inoltre, non consente di rafforzare effettivamente la vigilanza ambientale. L’incidente di Norilsk ha dimostrato chiaramente che gli attuali supervisione e controllo non sono sufficienti e che il piano non preveda alcun miglioramento è un segnale allarmante».

Yablokov aggiunge che «L’indebolimento della legislazione ambientale in futuro potrebbe portare a emergenze simili all’incidente del 29 maggio 2020 a Norilsk, al degrado ambientale e a costi molto più elevati per il ripristino rispetto al risparmio di denaro se fossero incluse le necessarie misure ambientali».

Greenpeace Russia è convinta che siano necessari subito cambiamenti sostanziali e che per realizzarli bisogna: 1. Escludere dal Piano nazionale le disposizioni che contribuiscono ad aggravare la condizione ambientale in Russia. 2. Rafforzare la valutazione dell’impatto ambientale statale e la valutazione dell’impatto ambientale locale. 3. Includere nel piano nazionale disposizioni volte allo sviluppo economico sostenibile della Russia».

In precedenza Greenpeace Russia, insieme a 14 organizzazioni ambientaliste e scientifiche aveva avanzato proposte pr uno sviluppo green della Federazione Russa.

Greenpeace Russia ha inviato al presidente Putin una lettera con proposte di modifica del Piano d’azione nazionale, con incluse le disposizioni necessarie.