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La Russia ha sciolto l’associazione che proteggeva popoli indigeni e ambiente dalle compagnie petrolifere

Su indicazione di Vladimir Putin e in base a una legge approvata dalla Duma, il Parlamento federale russo, in Russia continua la repressione dei cosiddetti “agenti stranieri”, dopo le accuse del ministero della giustizia, i tribunali russi hanno sciolto due note ONG: il primo novembre, la Corte suprema della Russia ha sciolto For Human Rights e il 7 novembre – anniversario della rivoluzione di ottobre – un tribunale di Mosca , è stato sciolto il Center for Support of Indigenous Peoples of the North/Russian Indigenous Training Center (CSIPN/RITC), un’associazione dell’Artico che difende i diritti dei popoli indigeni e l’ambiente

Nel caso del CSIPN/RITC gli avvocati dell’ONG hanno parlato di uno scioglimento realizzato attaccandosi a delle “formalità” e ancora una volta gli attivisti per i diritti umani e gli oppositori del Cremlino accusano Putin e il governo di utilizzare i tribunali per reprimere le voci critiche.

Il ministero della giustizia russo aveva messo sotto accusa le due associazioni ai sensi della famigerata legge del 2012 sugli “agenti stranieri” che riguarda le ONG che ricevono anche solo piccoli finanziamenti e assistenza dall’estero. Secondo questa legge, le ONG che hanno un qualche collegamento con l’estero – comprese associazioni ambientaliste come Greenpeace e Wwf – sono tenute a chiedere volontariamente di essere iscritte nell’elenco degli “agenti stranieri”, oppure devono pagare pesanti multe e, in alcuni casi, subire la chiusura. Una normativa alla quale si è chiaramente ispirata la Lega (ex Nord) di Salvini nella sua polemica contro le ONG che si occupano di migranti, accusate di essere gli agenti euro-mediterranei di un complotto generale di sostituzione etnica, e imitata da alcuni Paesi dell’Europa dell’est che hanno approvato o proposto misure liberticide simili.

L’utilizzo del vago concetto di 2agenti stranieri” ha permesso al governo russo di perseguire gruppi critici con il regime putiniano come l’ONG Memorial o, più recentemente, l’attivista, politico e blogger russo Aleksej Anatol’evič Naval’nyj, segretario del Partito del Progresso e presidente della Coalizione Democratica.

For Human Rights, guidato dal noto attivista Lev Ponomaryov, è stata sciolta dalla Corte Suprema per avere «infranto le normative” in diverse occasioni e per aver rifiutato di iscriversi nella lista degli agenti stranieri. L’ONG era già stata bollata come agente straniero a febbraio. Nel dicembre 2018, il 78enne Ponomaryov ha passato più di due settimane in galera per aver convocato una manifestazione non autorizzata.

Il caso del CSIPN/RITC è ancora più clamoroso: l’ONG era stato inserito nella lista degli agenti stranieri dal ministero della giustizia fin dal 2015 e dopo aveva rinunciato a tutte le fonti di finanziamento straniere. L’associazione era stata fondata nel 2001 con l’obiettivo di assistere le popolazioni del Grande Nord russo, della Siberia e dell’Estremo Oriente. Nonostante questo, il ministero della giustizia ha chiesto al tribunale di Mosca di chiudere il CSIPN / RITC per “multiple” violazioni della legge sugli agenti stranieri. Sul quotidiano russo Kommersant, l’avvocato dell’ONG, Grigory Vaypan ha definito «strani» i procedimenti giudiziari e ha aggiunto che il CSIPN/RITC aveva adeguato i suoi documenti alle richieste del governo per conformarsi alla legge.

Il direttore del CSIPN/RITC, Rodion Sulyandziga, ha denunciato che «La sentenza fa parte di una tendenza a chiudere organizzazioni indesiderabili per le autorità. L’Artico e le sue risorse significano molto per il business e per il bilancio della Russia. Ecco perché le compagnie vedono le minoranze indigene come un ostacolo alle loro attività. La sentenza del tribunale è una vendetta per la difesa dei popoli indigeni fatta dal mio gruppo dii fronte allo sviluppo industriale in tutto l’Artico». Vaypan ricorda che «La liquidazione dell’associazione è un processo irreversibile, come la pena di morte».

Ponomaryov ha detto che For Human Rights si appellerà alla Corte europea dei diritti dell’uomo a Strasburgo e ha annunciato che «La soluzione non impedirà al mio gruppo di proseguire il suo lavoro». For Human Rights era stata fondata nel 1997 ed era la più vecchia organizzazione per i diritti umani della Russia. Fino al 2018 aveva addirittura ricevuto finanziamenti dal governo russo che poi li ha tagliati dopo che la ONG ha difeso due attivisti in due casi molto visibili.

Ma se è noto che dopo l’annessione della Crimea e la guerra nell’Ucraina Orientale la repressione contro i difensori dei diritti umani in Russia si è inasprita, cosa ha spinto il governo russo a chiudere un’associazione indigenista7ambientalista come il CSIPN/RITC, poco nota all’estero e che agiva praticamente solo in ambito locale? Lo spiega bene una dichiarazione dello stesso Center for Support of Indigenous Peoples of the North/Russian Indigenous Training Center pubblicata subito dopo la sentenza del tribunale di Mosca: «Le rivendicazioni formali del ministero della giustizia riguardano l’indirizzo legale dell’organizzazione, l’incoerenza dello statuto con la nuova legislazione, lo svolgimento di corsi di istruzione, ecc. Questi “reati” sono così diffusi da poter davvero dar seguito a una sola punizionee: la chiusura dell’organizzazione? Dichiariamo apertamente che questa è la continuazione dell’aperta pressione fatta sull’organizzazione per la sua leadership per la difesa dei diritti delle popolazioni indigene del Nord, della Siberia e dell’Estremo Oriente, che è iniziata nel 2014 e continua ancora oggi».

Il Center for Support of Indigenous Peoples è la principale organizzazione di esperti delle minoranze indigene, che fornisce assistenza informativa, educativa e legale ai rappresentanti delle popolazioni indigene a tutti i livelli. Nel 2020 il CSIPN/RITC avrebbe dovuto festeggiare il suo 20esimo anniversario e negli ultimi due decenni ha sviluppato più di 20 programmi pilota per la formazione delle comunità locali, condotto centinaia di seminari, stage e conferenze su varie questioni vitali delle comunità indigene alle quali hanno partecipato oltre 2.000 rappresentanti delle popolazioni del nord. I partner del Centro sono importanti scienziati, esperti e università della Russiae il CSIPN/RITC è l’unica organizzazione di popolazioni indigene della Russia che ha uno status e un accreditamento speciali con agenzie Onu come unesco, Unep, Fao Cbd, il Consiglio economico e sociale e altre. E’ anche membro della rete educativa dell’Università dell’Artico e i suoi ricercatori ed esperti partecipano attivamente a vari incontri e programmi regionali, nazionali e internazionali su clima, ambiente, risorse e difesa dei diritti dei popoli autoctoni.

Nella sua dichiarazione il il CSIPN/RITC ricorda che «L’orgoglio della Russia è sempre stata la diversità nell’unità del Paese e il nostro dovere comune, tra cui quello dello stato, della società e degli stessi popoli, di preservare e il patrimonio culturale del Paese. Nel periodo tra i censimenti del 2000 e del 2010, abbiamo già perso due popoli: gli Alution e i Kereks. Più di dieci nazionalità, la cui popolazione non supera le 2.000 persone, sono vicine a oltrepassare la linea rossa dell’estinzione dalla mappa nazionale del Paese».

Ma gli indigenisti/ambientalisti russi non si arrendono e Sulyanjiga conclude: «Continueremo il nostro lavoro per proteggere i segmenti più invisibili e vulnerabili della nostra società, come i popoli indigeni del Nord, della Siberia e dell’Estremo Oriente, l’ultima barriera per le compagnie che sfruttano le risorse dell’Artico e del Nord e gli ultimi custodi del patrimonio naturale della Russia. La sentenza ha portato molto indietro la fiducia delle popolazioni indigene del Nord di poter accedere a una giustizia equa. La soluzione del tribunale non è ancora entrata in vigore e sarà impugnata, e il Centro è in attesa di una risposta del ministero della giustizia sui documenti presentati per registrare una nuova versione aggiornata dei documenti».