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Un diamante nel diamante: scoperto in Russia il “diamante matrioska”

Lo chiamano già “diamante matrioska” il prezioso minerale estratto in Yakutia, nella Siberia orientale, dalla Yakutsk Diamond Trade Enterprise, che lo ha segnalato alla compagnia mineraria Alrosa. Potrebbe avere più di 800 milioni di anni ed è il primo del suo genere nella storia delle estrazioni di diamante.

Nonostante la sua struttura complessa, il minerale pesa solo 0,62 carati (0,124 grammi) e ha dimensioni massime di 4,8 x 4,9 x 2,8 mm. La caratterizzazione, avvenuta tramite spettroscopia Raman e altre a infrarossi, e con microtomografia a raggi X, ha permesso di formulare un’ipotesi su come si è formato il cristallo. Secondo gli scienziati della Alrosa, in particolare, all’inizio esisteva solo il diamante intimo, sul quale poi è “cresciuto” quello esterno.

I diamanti si formano nelle profondità del nostro pianeta, in condizioni talmente particolari da risultare estremamente rari, e quindi molto preziosi. La loro chimica non è molto complessa, infatti sono costituiti esclusivamente di carbonio, ma la struttura microscopica (la distribuzione degli atomi di carbonio nello spazio) è talmente perfetta da essere raggiunta solo a pressioni e temperature elevatissime, presenti nel sottosuolo (tra 150 e 200 km sotto la crosta terrestre).

Ricercatissimi per la loro bellezza ma anche per le esclusive proprietà di resistenza meccanica e durezza che li rendono “indistruttibili”, i minerali, come spiega l’Accademia delle Scienze, includono relativamente spesso altri minerali (e in questo caso perdono di valore economico). Ma mai prima d’ora si erano trovati altri diamanti all’intimo.

E, come l’inclusione di altri minerali è di estremo interesse per la scienza perché il processo è legato alla formazione del nostro mantello terrestre, così questa scoperta potrebbe aprire nuove porte sullo studio dell’origine del nostro Pianeta.

Una scoperta davvero unica, che però ci auguriamo alimenti solo le indagini scientifiche e non mercati di discutibile etica che costano la vita a milioni di minatori e che sfruttano il lavoro dei bambini, considerati manodopera a basso costo.

Una bellezza, dunque, che non vorremmo vedere, ancora una volta, macchiata di sangue.