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Una passeggiata in spiaggia con Debora J.

Il riscaldamento climatico e il conseguente scioglimento dei ghiacci polari sollevano un incubo: epidemie innescate da antichi morbi surgelati. L’allarme è scattato in seguito al contagio esploso nell’estremo nord russo, a Salekhard, città nel cuore della tundra esattamente a cavallo della linea geografica del Circolo polare artico. L’antrace ha ucciso un bimbo di 12 anni e infettato altri 72 pastori nomadi.

L’antrace, o carbonchio, è un’infezione acuta causata dal batterio Bacillus anthracis. È endemica in erbivori selvatici o domestici salvo prevenzione veterinaria. Nell’uomo può svilupparsi per esposizione cutanea ad animali infetti, o ingestione o inalazione di spore del batterio.

Gli esperti temono quest’ultima ipotesi probabilmente causata dal caldo che si sta registrando nella regione dove solo nel terribile anno di guerra del 1941 si era assistito a un’altra epidemia di antrace, ritenuta fra le più pericolose malattie infettive dell’antichità: storici ritengono che due delle piaghe dell’Esodo nella Bibbia fossero epidemie d’antrace, e altri sostengono che la peste del 1630 fosse in realtà carbonchio.

Se non curata, l’infezione porta alla morte in 7/10 giorni con una letalità del 20% che cresce nelle varianti polmonare e intestinale, quella che ha ucciso il ragazzo siberiano.

Salekhard, capitale del distretto autonomo di Yamal, ospita una comunità di indigeni Khanty-Nenets, allevatori di renne, protagonisti all’equinozio di primavera di una fiera con vendita di carne di cervo, pellicce, slitte, tende e vestiti tradizionali in pelle di renna e pesce. Più di 2300 renne sono morte a causa del contagio e almeno 63 persone sono state evacuate dal focolaio. “Stiamo letteralmente lottando per la vita di ogni paziente infettato – ha detto il governatore di Yamal, Dmitry Kobylkin, riferisce il Guardian – ma l’infezione mostra tutta la sua morbilità e si è presa la vita di un bambino”.

Dopo gli infruttuosi tentativi di costruire nell’impervio tratto artico il ramo ferroviario, compiuti negli anni Cinquanta lungo gli Urali settentrionali, la catena montuosa corre da sud a nord della Russia per 2500 kilometri fino alla costa artica, Salekhard è diventata avanposto dello sviluppo nell’estremo Nord dove un tempo i naufragi artici erano all’ordine del giorno e gli scafi delle navi da trasporto venivano perlopiù utilizzati, essendo proibitivo il ritorno, per realizzare palafitte in legno nel permafrost su cui edificare le case. Lo scioglimento del ghiaccio favorisce il trasporto via mare, la ripresa della costruzione della ferrovia, come il boom economico e la corsa allo sfruttamento dei giacimenti minerali in tutto l’Artico; oltrechè nuove spedizioni scientifiche e il riarmo della regione polare. Ma favorirebbe anche allarmanti fenomeni ambientali come la proliferazione dei sinkhole attribuiti all’esplosione del metano liberato dallo scioglimento del permafrost e appunto la ricomparsa dell’antrace dopo decenni di congelamento sottoterra.