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La storia dell'Anzhi: da Eto'o, Willian e Roberto Carlos alla Terza Serie russa

Per alcune stagioni l'Anzhi ha incarnato il sogno del calcio russo di competere a livello europeo, poi la crisi economica e la rapida discesa.

Può una città ai confini orientali dell'Europa rinverdire i fasti delle grandi squadre di era sovietica, sovvertire i rapporti di forza nel calcio russo e diventare in breve tempo competitiva nelle Coppe europee, creando filo da torcere alle corazzate occidentali? Sì, almeno secondo Sulejman Kerimov. Il magnate del potassio, nativo di Makhachkala, citta di poco meno di 600 mila abitanti che si affaccia sul Mar Caspio, nel gennaio 2011 rileva il club locale dell'Anzhi con l'obiettivo di conquistare trofei in patria e fuori.

Il ricco uomo d'affari, proprietario della Uralkali e fra gli azionisti di maggioranza di Gazprom, colosso mondiale nel settore delle risorse naturali e dell'energia, non baderà a spese, offrendo contratti d'oro a grandi campioni a fine carriera e a grandi allenatori. Nel giro di pochi anni, tuttavia, i risultati saranno nettamente al di sotto delle attese, mentre i costi di gestione della società diventeranno insostenibili. 

A distanza di 2 stagioni e mezza il sogno Anzhi crollerà: tutti i grandi protagonisti si affretteranno a lasciare la società e quest'ultima retrocederà in Seconda Divisione. Lo stesso Kerimov venderà il club nel 2016 a Osman Kadiyev e le cose andranno di male in peggio. Visto il bilancio in grave deficit, nel 2019/20 l'Anzhi non avrà i requisiti per partecipare alla Seconda Divisione, e dovrà iscriversi alla Terza Serie russa.

KERIMOV AL TIMONE DOPO 20 ANNI DI ANONIMATO

L'Anzhi nasce nel 1991, poco prima del crollo dell'Unione Sovietica. Precedentemente a Makhachkala, la capitale della Repubblica russa del Daghestan, esisteva soltanto la Dinamo, club oggi sciolto che ha avuto un passato in Seconda e Terza Serie sovietica prima e russa poi. La sua era stata una storia da comprimaria e la nuova società si proponeva l'ambizione di prenderne l'eredità e fare meglio sotto il profilo dei risultati ottenuti.

Il club è fondato da Aleksandr Markarov, ex giocatore della Dinamo, e dall’imprenditore Magomed-Sultan Magomedov. La squadra prende inizialmente parte al torneo regionale daghestano e le cose vanno per il verso giusto: nel primo anno le gare vinte furono 16 su 20 e fu promozione. Dopo la dissoluzione dell'U.R.S.S. il 26 dicembre 1991, l'Anzhi è inserito nella Terza Serie russa.

Nel 1996 la squadra sale in Seconda Divisione, mentre nel 1999 ottiene la promozione in Premier Division. L'anno seguente, nel 2000, debutta nel massimo campionato russo. Dopo un 4° posto che porta al debutto europeo in Coppa UEFA contro i Rangers, passano appena due stagioni e l'Anzhi retrocede nuovamente nella Seconda Serie russa, dove resta fino al 2009, che rappresenta il punto di svolta. 

Conquistata la promozione nella Premier League russa, il primo anno arriva un 11° posto, ma è dal 2011 che si cambia marcia. A gennaio infatti il magnate Sulejman Kerimov acquista il club e investe somme importanti sul calciomercato per rinforzare la squadra. L'obiettivo, molto ambizioso, anche in considerazione dei Mondiali che si giocheranno in Russia nel 2018, è portare in breve tempo l'Anzhi a vincere trofei in patria e, soprattutto, a competere nelle Coppe Europee.

SPESE FOLLI E INGAGGI DA FAVOLA: L'ANZHI DELLE STELLE

La Federcalcio russa decide di ridisegnare i campionati, che dal 2011/12 si disputano sul doppio anno solare, in modo da uniformarsi ai grandi tornei d'Europa. Il primo campione ad giungere nel Daghestan è il veterano brasiliano Roberto Carlos, che viene ingaggiato a parametro zero a febbraio dopo la rescissione con il Corinthians.

L'ex interista a quasi 38 anni firma un contratto da 2 anni e mezzo a 9 milioni di euro netti a stagione. A lui è affidata dal tecnico Gadzi Gadziev la fascia di capitano. Sempre nel calciomercato invernale sono acquistati altri due brasiliani, Jucilei e Diego Tardelli, pagati rispettivamente 10 e 5 milioni di euro. 

Grazie ai nuovi innesti, l'Anzhi dopo 12 giornate di campionato a inizio giugno è al 2° posto alle spalle della capolista CSKA Mosca. A quel punto Kerimov decide di alzare l'asticella e procede con ulteriori acquisti da sogno. Così in estate torna in patria dal Chelsea l'esterno basso Yuri Zhirkov per 15 milioni, e arrivano nel Daghestan dal PSV Eindhoven l'esterno ungherese Balázs Dzsudzsák, pagato 14 milioni, dall'Anderlecht il centrocampista offensivo Mbark Boussoufa per 8 milioni, e, soprattutto, dall'Inter del Triplete l'attaccante Samuel Eto'o. 

Il camerunense è destinato a diventare la stella assoluta della squadra e per il suo cartellino Kerimov si spinge a sborsare 25 milioni più 2 di bonus, mentre al giocatore, che firma un triennale, vengono assicurati 20 milioni e mezzo a stagione di ingaggio, diventando per un po' di tempo il calciatore più pagato al mondo. In totale la spesa sul calciomercato dell'Anzhi sale dunque a 77 milioni di euro stagionali più 2 di bonus.

Nonostante l'arrivo delle grandi stelle nel Daghestan, la squadra sotto la guida di Gadziev fa fatica e perde posizioni in classifica. A settembre dunque Kerimov decide di sollevare dall'incarico il suo allenatore e la squadra è affidata al tandem Andrey Gordeev-Roberto Carlos, con il brasiliano nelle doppie vesti di giocatore e assistente allenatore. I risultati però sono ancora altalenanti, e le sconfitte contro Lokomotiv e CSKA Mosca convincono a dicembre Kerimov ad affidarsi al tecnico russo Jurij Krasnozan, che sottoscrive addirittura un accordo di 5 anni.

La squadra inizia la poule Scudetto all'8° posto, e l'avventura del nuovo allenatore sarà molto breve: il patron a febbraio 2012 affida infatti la panchina al 'Mago' olandese Guus Hiddink, che diventa anche vicepresidente del club e firma un ricco contratto di un anno e mezzo a 10 milioni di euro a stagione. All'apertura del calciomercato invernale si riparte con gli innesti di livello. Il primo colpo è il difensore Christopher Samba per 8 milioni, poi si punta sull'attaccante Lacina Traoré (12 milioni) e soprattutto sul centrocampista Lassana Diarra (5 milioni) che si rivelerà un acquisto importante per gli equilibri della squadra.

I risultati con l'arrivo degli ultimi colpi e dell'esperto tecnico migliorano e alla fine della poule Scudetto l'Anzhi conclude la prima stagione dell'era Kerimov con un 5° posto che gli vale la qualificazione all'Europa League. La formazione del Daghestan inizia così con rinnovata fiducia la seconda stagione dell'era Kerimov, il 2012-13, che segna anche il ritorno in Europa. In estate non ci sono ulteriori acquisti, anche perché le spese sono state ingenti, e a luglio la stagione parte con la stessa rosa che aveva concluso la poule campionato.

L'obiettivo dichiarato è quello di qualificarsi in Champions League e spezzare il duopolio rappresentato da Zenit San Pietroburgo e CSKA Mosca, oltre che provare ad giungere in fondo in Europa. Ma se fuori dai confini i risultati saranno lusinghieri, in patria, nonostante un miglioramento sensibile con il 3° posto finale, non riuscirà a centrare l'obiettivo Champions.

Le cose migliori si vedono in Coppa di Russia, dove l'Anzhi è finalista e perde ai rigori l'ultimo atto contro il CSKA Mosca, e in Europa League. Qui la squadra di Hiddink dà il meglio di sé raggiungendo gli ottavi di finale e superando squadre importanti come Honved, Vitesse, AZ Alkmaar nei turni preliminari e Udinese, Young Boys e Liverpool nei match casalinghi della fase a gironi. Ai sedicesimi l'Anzhi elimina anche l'Hannover (3-1 nel Daghestan, 1-1 in Germania) finendo la sua corsa agli ottavi contro il Newcastle (0-0 in Russia e 1-0 nella sfida di ritorno in Inghilterra). 

Il 1° febbraio 2013 Kerimov rinforza ulteriormente la rosa di Hiddink con l'acquisto del brasiliano Willian, che viene prelevato dallo Shakhtar Donetsk per 35 milioni di euro (3° trasferimento più oneroso di sempre di un club russo. 

IL CROLLO DEL SOGNO E LA DISCESA IN TERZA SERIE

Nonostante i miglioramenti rispetto alla prima stagione, gli onerosi investimenti fatti dal magnate Kerimov non riflettono nemmeno nel 2012/13 i risultati, con gravi conseguenze sui bilanci dell'Anzhi, come spiega in esclusiva per Goal Matteo 'Baltico' (pseudonimo che rivela la sua passione per il calcio delle Repubbliche baltiche), fondatore del portale specialistico 'Calcio sovietico', dedicato a tutto ciò che concerne la sfera calcistica nel continente euroasiatico, pre e post disfacimento dell'Unione Sovietica.  

Nell'estate 2013 è infatti un fatto extracalcistico a iniziare a minare alle fondamenta il gigante dai piedi di argilla e a segnare la fine dei ricchi investimenti da parte del magnate del potassio. La Uralkali, la sua compagnia leader nell'estrazione del potassio, va in crisi, con strascichi giudiziari in Bielorussia, in Russia ed in Francia.

A giugno la squadra era stata rinforzata anche con l'acquisto di Aleksandr Kokorin per 19 milioni di euro, ma nel giro di poche settimane cambia drasticamente tutto. Il 22 luglio Guus Hiddink rassegna le dimissioni. Al suo posto viene promosso allenatore il vice René Meulensteen. Il 7 agosto il presidente Konstantin Remchukov annuncia che il budget sarà sensibilmente ridotto e che le grandi stelle saranno vendute. In breve tempo lasciano il Daghestan Lassana Diarra, Diego Tardelli, Jucilei, Willian, Boussoufa, Zhirkov, Roberto Carlos, Eto'o, che chiude la sua esperienza russa con 36 goal complessivi in 73 presenze, e anche Kokorin, la cui sosta all'Anzhi dura appena un mese.

Il sogno di creare un club vincente in Russia e nelle Coppe di fatto sfuma, pur restando la società sotto la proprietà di Kerimov e nonostante in Europa League la squadra, decimata dai giocatori più validi, riesca incredibilmente a raggiungere nuovamente gli ottavi di finale, venendo eliminata dall'AZ Alkmaar (1-0 in Olanda e 0-0 in Russia) dopo aver estromesso i belgi del Genk (0-0 in casa e vittoria 2-0 in trasferta). In campionato però i risultati sono impietosi e a fine anno arriva la retrocessione in Seconda Divisione.

Negli ultimi anni le cose per la società russa ha lottato per sopravvivere nonostante una disponibilità economica che non era più quella degli anni d'oro. Nel 2014/15 la squadra ha vinto la Seconda Divisione russa ed è tornata in Premier League, ottenendo poi per due stagioni, fino al 2016/17, discreti risultati.

A fine 2016 però Kerimov vende il club a Osman Kadiyev, ex presidente della Dinamo Makhachkala, fallita dieci anni prima. Nel 2017/18 l'Anzhi giunge 14° e perde lo spareggio salvezza contro l'Enisej, facendo ritorno in seconda divisione. Il resto è cronaca attuale.

L'età media dell'attuale rosa è di appena 21 anni e al momento della sospensione del torneo per l'emergenza Coronavirus la condizione della squadra del Daghestan, che ha raccolto appena 10 punti in 19 gare nel Girone Sud della Terza Serie, appare disperata. Il azzardo della discesa fra i Dilettanti in appena 9 anni, dopo aver rappresentato la speranza del calcio russo, è quanto mai concreto.