The Times Russia Siamo il più letto media di informazione con notizie dalla Russia costantemente aggiornate!The Times Russia

Giappone-Russia apre il Mondiale, sabato subito fuochi d'artificio

Venerdì alle 12.45 si apre la rassegna iridata giapponese. Il giorno dopo arrivano già le prime sfide decisive: Francia-Argentina e Nuova Zelanda-Sudafrica. In Australia-Figi la sfida tra vecchi compagni di scuola Naisarani e Veitokani

Saranno i padroni di casa del Giappone a dare il via venerdì (ore 12.45 italiane) alla Coppa del Mondo di rugby: a Tokyo sfidano la Russia per la Pool A. Le due squadre si sono affrontate l’ultima volta meno di un anno fa a Gloucester, con i Brave Blossoms nipponici vittoriosi a fatica per 32-27. La Russia, come noto, è ai Mondiali grazie ai mega pasticci in serie combinati da Romania e Spagna, squalificate per le irregolarità relative alla eleggibilità di diversi giocatori.

Apertura

I padroni di casa non possono sbagliare, se poi vorranno andare a contendere a Irlanda e Scozia la qualificazione ai quarti di finale. Impresa che non riuscì 4 anni fa in Inghilterra (quando alla guida della squadra c’era Eddie Jones), nonostante la clamorosa vittoria sul Sudafrica (che passò assieme alla Scozia). Il c.t. Jamie Joseph si affida nel XV di partenza al fedelissimo Yu Tamura all’apertura, capitano sarà il flanker Michael Leitch: i due sono fra gli 8 reduci della storica vittoria sugli Springboks. In panchina il 38enne Luke Thompson, il giocatore più vecchio di questa Coppa del Mondo. Nell’ultimo test pre Mondiale il Giappone è stato sconfitto per 41-7 dal Sudafrica, interrompendo una striscia di 4 vittorie. La Russia invece nell’ultimo test è stata travolta per 85-15 dall’Italia a San Benedetto del Tronto, mentre nei due precedenti giocati a Montevideo aveva battuto la Namibia (20-0) e perso con l’Uruguay (26-48). Nel XV scelto da Lyn Jones, ci sono 2 reduci del Mondiale 2011 (9 in tutto in rosa): l’estremo e capitano Vasily Artemyev e Vladimir Ostroushko. Valery Morozov e Andrey Ostrikov sono i soli due giocatori a militare in campionati stranieri: il pilone ai Sale Sharks, la seconda linea al Grenoble. A dirigere il match il gallese Nigel Owens, che 4 anni fa aveva arbitrato la finale.

Spareggi

Se la partita di apertura sembra avere un esisto scontato e non richiama eccessiva attenzione, se non per i giapponesi, la giornata di sabato si annuncia invece già da fuochi d’artificio: Francia-Argentina (ore 9.15 a Tokyo) sa già di spareggio per il secondo posto nella Pool C (quella dell’Inghilterra, favoritissima), mentre Nuova Zelanda-Sudafrica (ore 11.45 a Yohohama) vale già per il primo posto nella facile Pool B (con Italia, Namibia e Canada). Nel XV francese scelto da Jacques Brunel, maglia numero 10 affidata al giovane gioiello Romain Ntamack, che scriverà un pezzo di storia: suo papà Emile ha giocato la Coppa del Mondo due volte (1995 e 1999) e sarà la prima volta di una combinazione padre-figlio per la Francia nella rassegna iridata. Il capitano Guilhelme Guirado è invece l’unico reduce del XV titolare del match dei quarti di finale perso 13-62 con gli All Blacks 4 anni fa (c’erano anche Louis Picamoles e Bernard Le Roux, che però sabato partiranno dalla panchina). Il c.t. argentino Mario Ledesma lascia invece fuori la terza linea Juan Manuel Leguizamon, che dovrà così attendere ancora per conquistare il cap numero 87 e agganciare il primatista nazionale Felipe Contepomi. Nel XV titolare ci sono quasi tutti Jaguares (la franchigia argentina del Super Rugby), con due sole eccezioni: l’apertura Nicolas Sanchez (Stade Francais) e l’ala Juan Figallo (Saracens). Sul fronte All Blacks c’era attesa per conoscere le reali condizioni di Sonny Bill Williams: ebbene il c.t. Steve Hansen non ha fugato completamente i dubbi, visto che il centro c’è, ma parte dalla panchina (titolare sarà Ryan Crotty). Conferma per la formula del doppio regista adottata durante il Championship, con Beauden Barrett estremo e Richie Mo’unga all’apertura. Con Ben Smith (80 caps) in panchina, alle ali il c.t. Steve Hansen punta sui nuovi George Bridge (5) e Seevu Reece (3). Il c.t. Rassie Erasmus ha invece confermato in blocco i 23 scelti una settimana fa nel test con il Giappone: non era mai accaduto negli ultimi 4 anni. E se dagli All Blacks ci si aspettano ulteriori novità in attacco, ulteriore evoluzione di quanto già provato nel Championship, gli Springboks si affidano una volta di più al loro nuovo guru della difesa, Jacques Nienaber, un tizio che sembra più un professore universitario che un allenatore di rugby: ex fisioterapista, è da oltre 10 anni assistente di Erasmus (divenuto c.t. nel 2018). E’ a lui che si deve la trasformazione della squadra, da colabrodo a muraglia: ed è dal suo lavoro che nascono le ultime prestazioni con gli All Blacks (nelle ultime 4 sfide, una vittoria e un pareggio, dopo le 6 sconfitte consecutive e l’umiliane 0-57 di Albany nel 2017). "Nel rugby – dice – normalmente la difesa segue l’attacco, invece noi dobbiamo ribaltare questo concetto. Guardate l’emisfero nord: gli attacchi sono semplicemente troppo forti, quindi dobbiamo trovare una contromisura efficace. Anche se con gli All Blacks questo è impossibile, perché da loro ti aspetti sempre l’inatteso".

Fratelli

A completare il programma di sabato, anzi, ad aprirlo, c’è Australia-Figi (per la Pool D) a Sapporo alle 6.45 del mattino. In un girone dove Wallabies e Galles sono le nette favorite per la qualificazione ai quarti (ci sono anche Georgia e Uruguay), quella con le Figi potrebbe rappresentare però per entrambe una trappola. Per questo Michael Cheika ha deciso di andare sul sicuro e replicare quasi per intatto la squadra che ha battuto gli All Blacks un mese fa a Perth. L’unico cambio riguarda l’inserimento in terza linea di David Pocock al posto di Lukhan Salakaia-Loto. La sempre più discussa naturalizzazione dei giocatori, invece, metterà uno di fronte all’altro due vecchi compagni di scuola, cresciuti come fratelli: Isi Naisarani, figiano e nuovo numero 8 dell’Australia, e l’apertura Alivereti Veitokani. "Quando in collegio tutti dormivano, io e lui mangiavamo di nascosto", ha ricordato Veitokani. Naisarani da ragazzino imitava i campioni del seven giocando a piedi scalzi e con bottiglie di plastica al posto dei palloni nelle strade di Naqali, poi quando gli zii di Brisbane rividero il loro nipotino trasformato in un gigante di 18 anni e 197 centimetri, lo convinsero a seguirli in Australia e tentare la strada del Super Rugby. Evidentemente avevano visto davvero giusto.