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Regole e disciplina. Cherchesov, il "sovietico" che ha cambiato la Russia

Il litigio con Denisov, la pace con Dzyuba e una semifinale mondiale sfiorata. Il 2018 gli ha cambiato la vita dopo anni di critiche e anonimato, vuole stupire anche all'Europeo del 2020

Stanislav Cherchesov ha l’aria da duro, la fama di intransigente e il physique du rôle dell’homo sovieticus. Per capire chi è basta uno sguardo al colore del suo sito, grigio metallizzato. Il manifesto online di una personalità “gelida e pungente", come l'inverno di Mosca. Anche se lui, quasi dal nulla, è riuscito a cambiare la Russia del pallone grazie al lavoro e alla disciplina. Dritta a Euro 2020 con 2 giornate d'anticipo, dopo aver battuto Cipro 5-0. Il secondo miglior attacco dietro il Belgio con 27 reti e un quarto di finale nell'ultimo mondiale. Una espressione sul quel sito riassume come ci è riuscito: “Avanti senza dubbi, nessuna paura”. Come la sua Russia, compatta e pragmatica, Specchio della sua visione delle cose.

Dalle critiche all'Europeo

Cherchesov è uno che parla poco, ma legge molto. Soprattutto “i tatuaggi dei suoi calciatori”, particolari come i suoi baffi, diventati icona dopo l’impresa mondiale con la Spagna. La Russia trasforma il Luzniki in una Stalingrado del pallone e raggiunge i quarti per la prima volta dopo anni di delusioni. Merito del c.t. e di quei dogmi descritti nel suo sito, austero e semplice. Prima dell'estate 2018 era un “signor neppure uno”. Ex portiere, figlio di un’autista di autobus e di una donna delle pulizie, nel ’90 buttò fuori il Napoli di Maradona dalla Champions. Ha giocato con lo Spartak vincendo 3 volte il “titolo” di miglior portiere russo, poi si è trasferito nel Tirolo vincendo altrettanti campionati austriaci. Aveva quei “baffoni” anche 15 anni fa, mai cambiato taglio. L'anno scorso, in questo periodo, veniva deriso da tutte le tv per via del suo gioco difensivista con la difesa a 5, oggi neppure uno parla più, perfino Putin continua a complimentarsi. E magari sogna un altro exploit come all'Europeo 2008, quando la Russia di Arshavin sfiorò la finale dopo aver battuto l'Olanda nei quarti. Chissà.

Il caso Denisov

Nel 2016 alcuni portali si chiedevano “se fosse l’uomo giusto” per il dopo Slutsky, ma lui è sempre andato avanti a modo suo. Ha rischiato, cambiato e infine vinto. Emblema di un concetto chiaro: “Scelgo il modulo in base alle caratteristiche dei giocatori”. Meglio se rispettosi del suo ruolo. Igor Denisov si scagliò contro di lui ai tempi della Dinamo Mosca, disse che il c.t. aveva “favorito” il figlio del presidente facendolo giocare. In breve: apostrofò Cherchesov come “pagliaccio” di fronte a tutti i suoi compagni. La Dinamo sospese Denisov, poi lo mise in lista trasferimenti e se ne liberò. Stanislav se ne andrà per altri motivi, ma Denisov non ha mai più visto la Nazionale.

Dzyuba rinato

Con lui non si sgarra, è andata così anche al Legia Varsavia nel 2016: dopo aver vinto campionato e coppa nazionale va dalla società per chiedere una rosa competitiva per la Champions. Loro rifiutano, lui si dimette. E’ il suo stile. Gelido verso i nemici, ma “buono” verso chi gli dimostra fiducia. Il caso Dzyuba è l'emblema del suo credo: nel 2017 lo esclude dalla Confederations Cup per uno sfottò di troppo, poi lo porta al mondiale a causa dell'infortunio di Kokorin. Oggi Dzyuba è il top scorer della nazionale nelle qualificazioni (8 reti), l'eroe di un paese per via di quel rigore con la Spagna e campione in carica con lo Zenit. "Cherchesov mi ha cambiato la vita". In realtà ha cambiato la Russia.