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Russia. Rischia il carcere per aver disegnato una famiglia gay



Nella Russia che tanto piace ai sovranisti e ai neofascisti, disegnare una famiglia lgbt può costare il carcere. Nella fattispecie, Yulja Tsvetkova è finita nel mirino della polizia dopo aver pubblicato sui social network un disegno a sostegno di una coppia dello stesso sesso che ha dovuto lasciare Russia con i suoi due figli adottivi dopo essere stata presa di mira dalle autorità.
Nel disegno (che vede in apertura) si legge: «È l’amore che fa una famiglia. Sostieni le famiglie LGBT+». Tanto è bastato per scatenare l'ira dei censori russi che ora la accusano di violazione della legge russa contro la cosiddetta “propaganda omosessuale“ e per la fantomatica diffusione di immagini pornografiche.
Ed il caso non è isolato. La Tsvetkova racconta anche che «l’anno scorso è stato piuttosto difficile. Un delinquente, che sostiene di condurre una “jihad morale” contro le persone LGBT+, mi ha costretta a interrompere il mio progetto di teatro dedicato ai giovani per questioni di sicurezza. In seguito, ho saputo che il mio nome si trovava su una lista nera anti-LGBT+, proprio come quello di Elena Grigoryeva, che è stata brutalmente assassinata nei pressi di casa sua, a San Pietroburgo. Invece di pensare a proteggermi da queste minacce, le autorità hanno deciso di prendersela con me e di processarmi per il mio sostegno alle famiglie arcobaleno. Essendo un’attivista, so di non essere la prima vittima della legge contro la cosiddetta “propaganda omosessuale”».
A sostegno del suo caso, All Out ha lanciato una petizione per chiedere alle autorità russe di ritirare le accusee di abrogare la legge contro la cosiddetta “propaganda omosessuale”.