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L'emergenza coronavirus blocca Petter Northug in Russia: "Non può tornare"

Il papà ha raccontato a Dagbladet che al figlio è stato esteso il visto: "Una volta a casa dovrà mettersi in contumacia e lo farò lavorare in fattoria"

L’emergenza Coronavirus ha impedito Petter Northug in Russia. Il campione norvegese, come vi avevamo riportato nei giorni scorsi, era partito per la Russia invitato a un evento in onore del suo acerrimo rivale, ma anche amico, Aleksandr Legkov. Nel frattempo, però, la condizione legata alla diffusione del virus Covid-19 si è aggravata tanto in Norvegia quanto in Russia, così l’olimpionico norvegese non riesce a trovare voli per tornare a casa.

«Petter non sa quanto potrà tornare – ha affermato suo papà John a Dagbladet – al momento la condizione è molto incerta. Dovremo aspettare un po’ e capire come andrà a finire, perché al momento trovare voli verso casa è difficile. Gli è stata comunque concessa l’estensione del visto e al momento si stanno prendendo cura di lui, anzi direi che si sta anche divertendo».
Secondo le attuali restrizioni norvegesi, una volta tornato in patria, Petter Northug sarà messo in contumacia: «Lo manderò nella casa in campagna, così potrò metterlo a lavorare in fattoria».

Viaggiare in questo periodo era altamente sconsigliato, ma l’ex campione era partito ugualmente: «La condizione in realtà è degenerata quando era già in Russia – l’ha difeso il papà – se fosse rimasto in Norvegia altri due giorni, probabilmente non sarebbe più partito».
Petter Northug ha spiegato al portale Sport 24: «Ho analizzato la condizione prima di partire. In quel momento in Russia c’erano appena 20 infetti, in Norvegia leggermente di più. La condizione non era così critica, quindi ero tranquillo. Allo stesso tempo devo ammettere che il mio aereo era quasi completamente vuoto». Chissà come mai Petter.