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Nagorno-Karabakh. Al Cremlino trilaterale fra Russia, Armenia e Azerbaijan. Putin: “rientrati già...

Proseguono, nonostante le difficoltà, gli sforzi per il consolidamento del processo di pace nella tormentata regione del Nagorno-Karabakh, contesa da decenni tra Armenia ed Azerbaijan e dove, il 27 settembre scorso, era drammaticamente iniziata un’escalation bellica che aveva riaperto il conflitto tra i due Stati: il primo, che rivendica la necessità di proteggere la popolazione di etnia armena, numericamente maggioritaria; e il secondo, al quale la comunità internazionale ascrive l’attinenza dell’area. A poco più di tre mesi dal “cessate il fuoco” attuato sotto la supervisione della Russia, oggi il presidente azero, Ilham Aliyev, e il primo ministro armeno, Nikol Pashinyan, sono tornati a incontrarsi a Mosca per una riunione trilaterale convocata dal presidente russo Vladimir Putin.

Nonostante un clima di tensione ancora evidente – Aliyev e Pashinyan non si sono stretti la mano prima di sedersi a lato all’inquilino del Cremlino – il confronto, stando a quanto riferito dallo stesso Putin al termine del vertice, ha agevolato la firma di una dichiarazione congiunta, il cui testo non è ancora stato divulgato integralmente, ma che prevede lo sviluppo di progetti condivisi sotto il profilo economico e infrastrutturale. Apparso comunque visibilmente soddisfatto, il presidente russo ha anche evidenziato che, dall’inizio della tregua, circa che 48mila rifugiati sono tornati nel Nagorno-Karabakh e che per loro è stato predisposto un centro internazionale di assistenza umanitaria utile alla cooperazione per il ripristino, nelle abitazioni colpite dalle bombe, dell’elettricità e del riscaldamento.

“Vi siamo grati per aver risposto all’invito di riunirci per discutere congiuntamente l’attuazione del nostro accordo trilaterale – ha detto Putin -. La Russia apprezza la partnership e le relazioni di buon vicinato che uniscono i nostri Paesi e le persone. Le intese vengono costantemente attuate”, ha inoltre osservato, prima di esprimere la speranza che i negoziati procedano anche in futuro “in un’atmosfera di serietà e collaborazione” al fine di “garantire una pace duratura”. I colloqui odierni, secondo quanto si è appreso, non sono tuttavia riusciti a sciogliere tutti i nodi sul tappeto: in particolare, come ha evidenziato il primo ministro armeno, resta al momento irrisolta la spinosa questione dei prigionieri di guerra.