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La rappresaglia di Teheran fa volare oro e petrolio sui mercati finanziari....

La risposta iraniana all’uccisione del generale Qassem Soleimani a Bagdad, venerdì scorso, da parte delle forze Usa, non si è fatta attendere. Durante la notte, infatti, oltre una dozzina di missili balistici sono stati lanciati sulla base statunitense di Erbil, in Iraq, provocando, pare, almeno ottanta vittime. La rappresaglia, iniziata intorno all’una di notte ora locale (mezzanotte circa in Italia), ha inevitabilmente provocato ripercussioni sui mercati.

A risentirne maggiormente, anche per una questione di fuso orario, sono stati i listini asiatici. La Borsa di Tokyo ha terminato la seduta in netto ribasso, mentre lo yen si è rafforzato sulle altre principali valute. L’indice Nikkei ha ceduto l’1,57% a quota 23,204.76, un calo di 370 punti; Shanghai è scesa dell’1,43%, Hong Kong ha segnato -1,14%, Sidney -0,13%, Seoul -1,10%. Il calo dei listini asiatici aveva fatto temere per le borse di Europa e America, le quali, tuttavia, pur effettivamente sperimentando un avvio in flessione, hanno recuperato a fine mattinata.

Sui mercati finanziari mondiali, in prospettiva di una possibile escalation delle tensioni tra Stati Uniti e Iran, è corsa ai beni rifugio. Netto è stato, infatti, il rialzo dei prezzi di petrolio e oro, non una sorpresa in momenti di tale instabilità. Durante la notte le quotazioni del greggio sono salite di 3 dollari al barile, prima di ridiscendere intorno a quota 69 dollari. Il Wti scambiato a New York ha subito un rialzo del 4,48%, arrivando a toccare un massimo di 65,65 dollari al barile, al record dallo scorso aprile; mentre il Brent, l’indice di riferimento per il mercato europeo, ha raggiunto i 71,75 dollari al barile (+5%), al massimo dallo scorso settembre. Il contratto Wti si è poi abbassato verso quota 63,23 dollari (+0,85%), mentre il Brent ha segnato un +1,14% scendendo a 69,05 dollari al barile. L’oro, invece, durante la notte è balzato fino a quota 1611,47 dollari l’oncia, il massimo dal febbraio 2013.

Anche le quotazioni dell’oro sono poi rientrate nel corso della mattinata. Tuttavia il trend è chiaro e nel prossimo futuro, con un possibile acuirsi delle tensioni, potrebbe rafforzarsi. Ciò è confermato da diversi analisti, secondo cui sarebbero molteplici gli elementi a favore di un ulteriore aumento della quotazione dell’oro. Tra questi, la presenza di tassi d’interesse reali negativi sia in Usa che nella maggior parte dei paesi sviluppati, il conseguente aumento della liquidità da parte delle grandi banche centrali occidentali e la forte domanda di collaterali da parte di quelle di Cina e Russia.

A beneficiarne, volendo speculare su di un non auspicabile scenario di guerra aperta, potrebbe essere il Venezuela di Nicolas Maduro, che detiene i più vasti giacimenti di petrolio al mondo e i secondi di oro. Maduro potrebbe, in questo contesto, ritrovare un alleato fondamentale nella Russia di Putin dato che, se si guarda ai mercati emergenti, la moneta che maggiormente potrebbe beneficiare dell’aumento delle quotazioni del petrolio è proprio il rublo russo, sostenuto da un grande surplus delle partite correnti, tassi di interesse reali decisamente positivi e robuste finanze pubbliche. Tale scenario, tuttavia, potrebbe annullarsi nel caso in cui la Russia dovesse sdrucciolare nel conflitto tra Usa e Iran.