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Un nuovo gasdotto per il futuro energetico dell’Europa: ecco a voi Nord Stream 2, l’ultimo progetto che prevede la costruzione di un ulteriore corridoio sottomarino per il trasporto di gas naturale dalle maggiori riserve russe al mercato dell’Unione europea.

Il gasdotto già esistente, che porta il nome di Nord Stream, sembra non essere più sufficiente a soddisfare la considerevole domanda di necessario di gas domestico da parte dell’UE, dove la produzione è in rapido declino. Perciò da anni se ne studia un secondo progetto, volto ad approvvigionare i paesi europei con nuove forniture di gas affidabili, accessibili e sostenibili, che tiene conto anche degli obiettivi climatici del pianeta e le cui infrastrutture (sembrerebbe) dureranno almeno 50 anni.

Nord Stream 2 è già in via di realizzazione e andrà a gemellarsi con il progetto originario, attivo dal 2011-2012, raddoppiando tuttavia la sua capacità di trasporto annuale: da 55 a 110 miliardi di metri cubi di gas. In tal senso, la Russia ha già previsto di costruire 866 chilometri di nuovi gasdotti e tre stazioni di compressione, espandendo addirittura cinque stazioni già installate per l’alimentazione delle nuove linee Nord Stream 2. La rotta dei due nuovi gasdotti sottomarini seguirà principalmente quella delle linee esistenti, affiancandole. Con una lunghezza totale di 1.200 km, la linea passerà attraverso le acque territoriali di Russia, Finlandia, Svezia, Danimarca e Germania.

La dichiarazione per la costruzione di questa nuova pipeline che attraverserà il largo del Mar Baltico è stata firmata dal gigante russo Gazprom, azienda monopolio di stato azionaria al 50%, e dai suoi partner europei (BASF, E.ON, Engie, OMV e Shell) già nel settembre 2015.

Dopo aver respinto le numerose obiezioni di Polonia e Ucraina (quest’ultima tornando ripetutamente sul tema), le autorità tedesche hanno rilasciato il mese scorso i permessi finali necessari per la costruzione di questo nuovo gasdotto sul territorio tedesco e nelle sue acque territoriali. Svezia e Finlandia, le cui acque territoriali saranno attraversate dalla costruzione, hanno anch’esse dato il loro consenso. L’unica conferma ancora in attesa proviene dalla Danimarca.

Alcuni lavori sono già iniziati, nonostante la promessa della cancelliera Angela Merkel dello scorso aprile a proseguire solamente se il ruolo dell’Ucraina come paese di transito per il gas russo rimarrà protetto. La cancelliera ha sottolineato che si tratta certamente di un progetto esclusivamente economico, sebbene includa inevitabilemente delle considerazioni politiche da non sottovalutare: la maggior parte del gas naturale che l’Europa occidentale acquista dalla Russia attualmente attraversa infatti l’Ucraina. Con il Nord Stream 2, il Cremlino avrebbe l’opportunità di bypassare questo territorio e bloccare l’arrivo del gas in territorio ucraino senza tuttavia interrompere l’approvvigionamento verso l’UE.

Non sono solamente Ucraina e Polonia a rientrare nella cerchia dei contrari alla realizzazione del Nord Stream 2. Le repubbliche baltiche e gli Stati Uniti si aggiungono alle critiche, insieme anche ad alcuni organi dell’UE, in particolare la Commissione europea e il Parlamento europeo. Il presidente americano Donal Trump ha recentemente ribadito che la dipendenza da un singolo fornitore renderebbe un paese più vulnerabile alle estorsioni e alle intimidazioni. Inoltre, ha approfittato dell’occasione per ringraziare la Polonia che sta guidando il Baltic Pipe al fine di soddisfare il proprio necessario energetico e quello dei suoi vicini senza dipendere dalla Russia. Con tale progetto, pensato nel 2001, la Danimarca fornirà gas naturale alla Polonia tramite un gasdotto che attraverserà il Mare del Nord, coinvolgendo anche le acque territoriali norvegesi e arrivando in suolo polacco.

A marzo 2016, i leader di nove paesi dell’UE – Repubblica ceca, Estonia, Ungheria, Lettonia, Polonia, Slovacchia, Romania e Lituania – hanno firmato una lettera rivolta alla Commissione europea, avvertendo che il progetto Nord Stream 2 contraddice i requisiti della politica energetica dell’UE. E il 9 maggio 2018, l’organismo antitrust polacco ha avviato un’azione legale contro Gazprom e le altre cinque società che finanziano Nord Stream 2, in quanto il progetto avrebbe ostacolato la concorrenza sul mercato del gas della nazione.

Lo scorso 22 settembre il presidente russo Vladimir Putin si è detto pronto a finanziare totalmente la costruzione del gasdotto Nord Stream 2 (a spese della Russia quindi) se gli Stati Uniti intralciano il progetto imponendo sanzioni ai partner azionari. Se così fosse (Trump ancora non si sbilancia), potrebbero spuntare seri ostacoli all’intimo della Commissione europea, poiché, secondo le regole di concorrenza dell’UE, il produttore e il fornitore di risorse energetiche non può essere un’unica persona, ma ci deve essere un accordo economico almeno bilaterale.

Ognuno tira acqua al proprio mulino e la Russia non ci pensa due volte a redigere un sito internet dall’aria trasparente e aggiornato relativo al Nord Stream 2. Quello che preoccupa, forse, è la pagina “Fatti e miti” (redatta anche in lingua inglese), dove il lettore viene avvertito di stare all’erta dalla disinformazione, deliberatamente utilizzata dagli oppositori politici e commerciali, e di prendere visione di alcuni miti da sfatare che vedono la Russia e Gazprom come degli approfittatori.

Qualche modello? La Russia nega di utilizzare costantemente le esportazioni di gas come strumento di pressione politica e il nuovo gasdotto non renderà assolutamente l’UE vulnerabile al ricatto geopolitico russo. Il progetto Nord Stream 2 non aumenterà la dipendenza dell’Europa dalle importazioni energetiche russe perché si tratta di un nuovo mercato che aiuterà i paesi aderenti a soddisfare i propri fabbisogni energetici in totale conformità con le regolamentazioni internazionali, senza andare a sfiorare la sfera politica. Nord Stream 2 è o non è la nuova arma politica del Cremlino?