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Ritorna dicembre e ritorna la consueta conferenza stampa del presidente Putin. L’evento dell’anno che, trasmesso in diretta sui principali canali russi ormai da 13 anni, pietrifica dinanzi allo schermo i milioni di cittadini russi, i quali, mentre si preparano alle feste natalizie, godono delle belle parole di Vladimir Vladimirovič. O meglio questo è quello che probabilmente si aspetta Putin, consacrando, perché a Natale anche il presidente è più buono, ogni anno 3-4 ore di un pomeriggio di metà dicembre alle domande dei giornalisti. Tuttavia, per ribadire che ormai la routine è divenuta pesante, alcuni canali televisivi non trasmettono nemmeno più la conferenza stampa e lo share non supera i 3 milioni di spettatori, meno della metà di quelli della “Linea Diretta” primaverile. La conferenza stampa è, in fin dei conti, materiale di analisi per giornalisti e commentatori.

. Putin non si è sentito di abbandonare il suo popolo in mano ad altri (né dei suoi di Russia Unita, né degli oppositori) dinanzi alle elezioni, le seste per la Russia post-sovietica. La conferenza stampa, così come altre recenti e future apparizioni in veste più e meno ufficiale, è già materiale elettorale per il presidente che per più di metà del periodo post-1991 ha governato il paese (2000-2008 e 2012-2018). Se venisse eletto per la quarta volta, il sessantacinquenne lascerà il Cremlino solo nel 2024. A meno che la Costituzione non venga modificata nel corso dei sei anni di presidenza, Putin poi non potrà venire ri-eletto, il che potrebbe aprire ad un futuro Cremlino post-putiniano.

I temi caldi, come sempre, quelli spinosi: la politica estera, l’Ucraina, il Donbass, l’economia, l’opposizione, la giustizia. Ma prima di tutto le elezioni presidenziali di marzo 2018.

Putin ha sottolineato come l’opposizione sia immatura, incapace di rappresentare una reale concorrenza. “Quando si parla di opposizione, non è tanto importante far rumore nelle piazze, quanto proporre qualche cosa di effettivamente migliore”. “I giovani non ricordano e non sanno ciò che è successo negli anni Novanta, e non possono fare paragoni con la condizione odierna. Ci sono molti problemi, ma rispetto al 2000 il PIL è cresciuto del 75%, l’industria del 70%. Abbiamo superato la crisi demografica. La speranza di vita era di 65 anni, oggi quasi di 73. Abbiamo vissuto in uno stato di guerra civile per quasi dieci anni”.

Proprio Ksenija Sobčak, anche lei intenzionata a concorrere alle elezioni 2018, ha posto una domanda riguardo all’opposizione e alla figura di Aleksej Navalny (a sua volta intenzionato a concorrere), a cui Putin ha risposto che “l’opposizione deve proporre un programma di azione. Lei, ad modello, si candida con lo slogan “Contro tutti” (Protiv vsech). Questo le sembra un programma di azione positivo? Cosa propone? Riguardo al personaggio che ha citato, lei vorrebbe che per le piazze girassero a decine di quei Saakashvili? Quello che lei ha citato non è che Saakashvili in versione russa. Vuole forse che anche da noi vengano tentati colpi di stato? Li abbiamo già avuti. Ne vuole ancora? Sono certo che la maggior parte dei russi non voglia questo e non lo permetterà”. Putin con Navalny ha optato da tempo per la strategia del “colui che non deve essere nominato”: il suo non è un semplice attestato di dissidio e disprezzo verso l’oppositore, quanto un tentativo vero e proprio di eliminare dal discorso significante e senso a lui relativi; non nominare mai Navalny direttamente concorre a decostruire la sua reale esistenza.