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All’inizio di ottobre 2020 le evidenze di un disastro ambientale nella regione pacifico-orientale della Kamčatka hanno portato le autorità russe ad avviare delle indagini per stabilire le cause di una moria di animali senza precedenti. Lunedì 12 ottobre, nella regione siberiana di Krasnojarsk, si è verificato uno sversamento di petrolio in un corso fluviale. Ma questi sono solo gli ultimi due di una lunga serie di incidenti e catastrofi che nel 2020 hanno coinvolto molte regioni della Russia.

Già lo scorso mese la popolazione locale avrebbe notato i primi segnali di un potenziale problema sulle coste del Pacifico, quando alcuni surfisti e nuotatori hanno imputato malesseri dopo essere entrati in acqua. Il surfista Anton Morozov ha personalmente sperimentato “visione offuscata, occhi secchi e doloranti e mal di gola”. Secondo quanto riferito sul suo profilo Instagram, dove sono state pubblicate testimonianze fotografiche dell’incidente, alcuni bambini avrebbero riportato delle lesioni agli occhi.

In un primo momento le autorità locali hanno minimizzato l’accaduto, salvo poi invertire la narrazione quando, con il diffondersi di immagini e testimonianze, si stava delineando un quadro molto allarmante. La vicepresidente della Duma russa a Mosca, Irina Jarovaja – che in quei giorni era presente nella regione – si è occupata della coordianzione delle attività di campionatura delle acque e delle sabbie delle spiagge coinvolte, oltre che della flora e dalla fauna che giaceva sulle stesse. Il materiale è stato successivamente trasportato a Mosca per condurre test di laboratorio, ma i risultati non sono ancora disponibili.

Secondo le ipotesi più accreditate, il materiale inquinante – contenente frazioni di composti petroliferi, acidi grassi, eteri, sostanze a base di cloro, metalli e altri composti – potrebbe essere fuoriuscito da alcune cisterne e bacini di contenimento collocati in prossimità del fiume che, deterioratisi col tempo e la mancata manutenzione, potrebbero aver portato a una perdita di materiali petrolchimici di varia origine. Nel frattempo, le correnti marine stanno trasportando le acque inquinate verso sud, configurando un possibile peggioramento della condizione.

penale per gravi mancanze nella gestione di sostanze pericolose per l’ambiente da parte della società responsabile.

Il 29 maggio più di 21.000 tonnellate di gasolio sono fuoriuscite da una cisterna di carburante in uno degli stabilimenti di Nornickel vicino alla città di Norilsk. In quella che è stata descritta come la peggiore fuoriuscita di carburante nell’Artico, il carburante è penetrato nel terreno, colorando inoltre i corsi d’acqua corcostanti di un rosso brillante. Il 28 giugno è emerso che l’impianto di arricchimento di Talnach, della Norilsk Nickel, stava pompando acque reflue da un’autocisterna nella tundra nei pressi della città. Circa 6.000 metri cubi di liquido utilizzato per trattare i minerali presso l’impianto erano già nell’ambiente. A meno di 24 ore di distanza, le agenzie di stampa hanno riferito che era esploso un incendio in una discarica di rifiuti industriali fuori da Norilsk, con densi fumi che si diradavano verso la tundra.

Considerando anche lo scioglimento non solo dei ghiaccio artici, ma anche del permafrost più a sud, il ritratto che viene fuori è quello di un territorio già sovrasfruttato che nei prossimi anni potrebbe subire conseguenze irreversibili per la sua stessa sopravvivenza.