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La pandemia da Covid-19 ha inflitto un colpo durissimo alle democrazie europee. In Russia, la dubbia veridicità dei dati ufficiali sull’andamento dei contagi e sul numero di decessi è stato un tema ampiamente discusso dai media di tutto il mondo. Non migliore si può definire la gestione dell’emergenza: fin dall’inizio, la strategia anti-coronavirus adottata dal Cremlino è stata quella di scaricare scomode responsabilità su governatori regionali, russo Vladimir Putin, la Duma di Stato ha adottato nuove leggi che fanno discutere.

Lo scorso aprile sia la Duma che il Consiglio Federale hanno approvato all’unanimità gli emendamenti apportati alla legge sulla cittadinanza: dal momento dell’entrata in vigore della stessa, a determinate categorie di cittadini stranieri sarà concessa la possibilità di ottenere la doppia cittadinanza senza più l’obbligo di stare sul territorio della Federazione Russa da almeno 5 anni o di aver lavorato in Russia per almeno tre anni. Queste nuove disposizioni vanno ad aggiungersi alle misure per la liberalizzazione delle politiche di cittadinanza introdotte lo scorso anno a favore dei residenti delle autoproclamate repubbliche separatiste di Donetsk e Lugansk, nell’Ucraina orientale.

In un momento storico in cui le libertà personali sono state notevolmente ridotte per via della crisi epidemiologica, il governo russo ha presentato in parlamento un disegno di legge che amplierebbe i poteri delle forze dell’ordine. Tra le varie specifiche, la misura più controversa prevede che un agente di polizia non venga ritenuto perseguibile per atti compiuti durante l’esercizio delle sue funzioni. Memori delle proteste elettorali violentemente soppresse con percosse e arresti lo scorso anno a Mosca, c’è il azzardo che, se approvato, questo provvedimento possa incentivare reati di abuso d’ufficio e che, allo stesso tempo, i colpevoli degli stessi rimangano impuniti.

Lo scorso 2 giugno il Consiglio Federale ha approvato la legge sulla creazione di un registro elettronico che permetterà di condensare in un unico luogo i dati anagrafici di tutti i cittadini della Federazione Russa. Per mezzo di questo strumento verranno ridotti i tempi per richiedere servizi pubblici, ha dichiarato Andrei Epišin, vicepresidente del comitato per i bilanci e i mercati finanziari. Una volta ultimato e perfezionato, autorità municipali, agenzie di stato e i cittadini stessi potranno usufruire di questo servizio.

di dati personali senza il consenso del soggetto stesso.

Costretto a posticipare il referendum costituzionale inizialmente previsto per lo scorso 22 aprile, Putin ha apportato un emendamento alla legge elettorale al fine di garantire il voto “a distanza” per posta o online. Il sistema di voto elettronico è già stato sperimentato in alcuni seggi in occasione delle scorse elezioni municipali di Mosca, non senza riportare difficoltà. Pertanto, la commissione elettorale ha ricordato la necessità di perfezionare il sistema di voto elettronico affinché possano essere scongiurati eventuali brogli elettorali e attacchi informatici.

L’attesa durerà dunque fino al prossimo 1 luglio, data in cui i cittadini dovranno esprimersi in merito agli emendamenti costituzionali approvati dalla Duma e precedentemente criticati in quanto “incostituzionali”. Il provvedimento più controverso riguarda l’azzeramento dei mandati presidenziali con cui l’attuale capo di stato russo potrebbe restare al potere fino al 2036. Per Putin, la partita finale contro il coronavirus si giocherà alle urne “in sicurezza”: è infatti molto probabile che le sorti dell’inquilino del Cremlino vengano decretate sulla base del suo operato durante questi ultimi mesi.