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L’convegno della cancelliera tedesca Angela Merkel con il presidente russo Vladimir Putin, tenutosi sabato 11 gennaio al Cremlino, segna un nuovo capitolo nelle relazioni tra Germania e Russia. La visita della cancelliera tedesca non poteva giungere in un momento più cruciale per l’ordine internazionale. Dopo gli eventi che hanno visto l’assassinio del generale iraniano Qassim Soleimani da parte degli USA, la risposta di Teheran contro due basi in Iraq – che ospitano militari americani e di coalizione – e l’erroneo abbattimento da parte dell’Iran di un aereo di linea ucraino, i due capi di stato hanno ritenuto necessario un convegno bilaterale per coordinare le rispettive azioni volte a evitare ulteriori aumenti di tensione nella regione. Per questo, i temi trattati sono stati molteplici e, forse non troppo a sorpresa, Putin e Merkel hanno finito per concordare su molti punti, a dimostrazione di un rinnovato interesse al dialogo tra le due parti dovuto anche alla necessità posta dalla condizione internazionale del momento.

Nonostante le recenti sanzioni USA alle compagnie coinvolte nel Nord Stream 2, sia Putin che Merkel hanno confermato che il progetto verrà realizzato anche senza il coinvolgimento di compagnie straniere ma con un ritardo nella tabella di marcia, spostando la data di completamento da metà 2020 a fine anno o alla prima metà del 2021.

Sulla Libia, sia la cancelliera tedesca che il presidente russo denunciano il deterioramento della condizione e la necessità di ottenere il cessate il fuoco tra il comandate dell’esercito nazionale libico Haftar e il primo ministro del governo di unità nazionale della Libia Sarraj. In questo contesto, la cancelliera ha speso parole positive nei confronti dell’iniziativa russo-turca di tregua nel paese e dall’altro lato il presidente ha accolto l’iniziativa tedesca volta a favorire il processo di pace, sottolineando la necessità della riunificazione del paese e delle sue istituzioni seguendo un processo politico.

L’importanza del dialogo è stata riaffermata anche per la Siria. Berlino e Mosca concordano sulla necessità di risolvere il conflitto non tramite la forza militare ma attraverso l’operato del Comitato costituzionale siriano. Putin ha anche aggiunto che il Formato di Astana, che vede coinvolte Russia, Turchia e Iran, continuerà a dare il supporto necessario per raggiungere la completa stabilizzazione del paese.

Riguardo all’Iran, Putin ha riaffermato l’importanza dell’accordo sul nucleare iraniano, il Piano d’azione congiunto generale (PACG), e la necessità di mantenerlo operativo puntando anche alla creazione di un meccanismo finanziario indipendente dal dollaro, che dovrebbe essere garantito dall’europeo INSTEX. Merkel, che ha condiviso la linea di Putin sul PACG, ha anche fatto riferimento all’aereo ucraino abbattuto nei pressi di Teheran, al bisogno di ridurre le tensioni nella regione e alla lotta al terrorismo in Iraq dove, a causa delle recenti dinamiche tra USA e Iran, le attività di antiterrorismo della coalizione internazionale anti-ISIS sono state sospese.

L’ultimo punto affrontato è stato quello riguardante la condizione nel Donbass. Potenzialmente, la questione poteva generare numerosi punti d’attrito, ma alla fine è passata quasi in secondo piano rispetto alle altre. Infatti, Putin si è limitato a ribadire la necessità di seguire il tragitto delineato dall’accordo di Minsk e portato avanti con il Formato Normandia, specificando l’importanza dell’ottenimento dello status speciale per il Donbass. Ancora più vaga è stata la cancelliera tedesca che si è limitata a sottolineare che le parti stanno lavorando per ottenere progressi sulla questione.

L’atmosfera dell’convegno è stata molto più rilassata dell’ultima visita in Russia della Merkel nel 2015, quando le tensioni tra Russia e l’occidente erano molto più tese dopo l’annessione russa della Crimea; il clima ora sembra essere di cooperazione e quasi di fiducia tra le due parti. Con questa visita, la Russia, che si è data da fare per avere un ruolo più attivo in Medio Oriente e nel Mediterraneo, si è vista riconoscere dalla Germania il ruolo di mediatore in Libia e di attore capace di influenzare le scelte dell’Iran al punto da evitare un aumento della tensione. L’convegno ha marcato un nuovo assestamento nelle relazioni tra Berlino e Mosca, sicuramente più distese, che ha visto la Russia maggiormente collaborativa e coinvolta, quasi volesse rispettare il suo nuovo ruolo nella regione mediorientale, al punto da far quasi dimenticare a paesi come la Germania la minaccia che ha rappresentato in vicende come quella ucraina.